L’educazione dei figli. Perché la scuola ha bisogno della famiglia
Tra diverse sensibilità morali e percorsi di crescita, le nuove regole sull’educazione sessuale ricordano la verità fondamentale che per crescere un figlio richiede un’alleanza, non un’imposizione.
Educare un figlio non è mai un’operazione meccanica
Non è un programma da spuntare su una lavagna né un elenco di nozioni da imparare a memoria. Quando si toccano i temi dell’affettività, della sessualità, dell’identità e della scoperta di sé, entriamo in un territorio intimo e delicato, fatto di sfumature, di tempi individuali e, soprattutto, di valori personali e familiari.
È proprio da questa riflessione che nasce la necessità di riordinare le regole dell’educazione sessuale e affettiva nelle nostre scuole
Negli ultimi tempi, le nuove indicazioni sull’Educazione Civica e le direttive del Ministero dell’Istruzione e del Merito guidato da Giuseppe Valditara hanno tracciato un confine netto. Ma al di là delle norme tecniche, il messaggio che emerge è che lo Stato non può né deve educare da solo. Nessuno mette in discussione il ruolo fondamentale delle aule scolastiche nell’insegnare il rispetto, la prevenzione e il valore dell’altro. Tuttavia, c’è una differenza sostanziale tra l’istruzione pubblica e la formazione morale di un individuo.
Ogni famiglia porta con sé una propria sensibilità, un proprio bagaglio culturale, etico o religioso che spesso si discosta dalla “morale comune” o dalla visione che lo Stato rischia di calare dall’alto
Pretendere che la scuola si sostituisca al ruolo genitoriale su temi così intimi significa spezzare quel legame di fiducia necessario tra istituzioni e cittadini.
La vera novità di questa impostazione risiede quindi nel principio della completa condivisione. L’ascolto prima di tutto. Alle elementari e all’infanzia la delicatezza dell’età richiede un’attenzione particolare, lasciando spazio alla crescita naturale e al dialogo protetto della casa.
Nelle scuole medie e superiori, l’introduzione del consenso informato preventivo e scritto non è un ostacolo, ma un ponte
I genitori hanno il diritto e il dovere di sapere quali progetti, quali esperti ed estetiche educative entreranno in contatto con i propri figli. Se una famiglia sente che un determinato percorso non è in linea con la propria sensibilità, la scuola deve saper offrire un’alternativa senza giudicare né discriminare. Perché si è arrivati a questa scelta?
Negli ultimi anni si era creata una spaccatura strisciante. In molte realtà scolastiche si era assistito all’ingresso di progetti terzi, spesso gestiti da associazioni esterne, svolti senza un reale confronto preventivo con i padri e le madri
Questo ha generato smarrimento e, in diversi casi, una forte preoccupazione nelle famiglie, trovatesi di fronte a contenuti considerati troppo precoci o non condivisi.
La scelta attuale vuole risanare questa frattura, rifacendosi direttamente al senso profondo dell’articolo 30 della Costituzione.
La responsabilità primaria di istruire ed educare i figli appartiene ai genitori.
La scuola è una preziosa alleata, ma non una sostituta autonoma
Su questa linea, le forze di maggioranza (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) hanno rivendicato con forza la bontà del provvedimento, leggendolo come un atto di rispetto verso la libertà delle famiglie.
L’approccio del centrodestra si fonda sul principio che lo Stato non deve imporre modelli unici o visioni ideologiche sul tema della sessualità e del genere e che la pluralità delle sensibilità morali presenti nella nostra società va tutelata
La scuola pubblica deve unire, non dividere le generazioni e che le famiglie devono essere centrali nell’educazione dei figli. Coinvolgere i genitori non significa bloccare l’informazione o la prevenzione, bensi costruire un percorso condiviso dove la scuola dice chiaramente cosa fa e come lo fa.
Educare significa, all’origine della parola, “trarre fuori”.
Ma per trarre fuori il meglio da ciascun ragazzo servono due mani che si stringono, quella degli insegnanti e quella dei genitori
Senza questa condivisione profonda, qualsiasi progetto educativo rischia di trasformarsi in una sterile imposizione.
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