Va detto subito che a riempire le piazze sono davvero bravi. Si ritrovano città dopo città e stanno lì tutti stipati come sardine, appunto. E pensare che è partito tutto da un flash mob spinto con il tam-tam su Facebook, almeno così dicono. Personalmente non credo affatto alle nascite spontanee dei movimenti di piazza. Non basta un tweet o un invito inviato su Whatsapp a chiamare a raccolta seimila persone. Nemmeno se il grido di battaglia è “Fermiamo a tutti i costi Matteo Salvini. Ad ogni modo la moda è scoppiata. E, senza nemmeno curarsi di guardare cosa e soprattutto chi ci sia dentro questi pescetti ossei della famiglia delle clupeidae, sembrano tutti affascinati dal fenomeno. Fan di Mattia Santori e compagni se ne trovano anche laddove non ce lo aspetteremmo. Nessuno dei supporter, però, sembra accorgersi del vuoto che si apre dietro di loro.

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Da quando le sardine hanno iniziato a riempire le piazze si sono spesi fiumi di byte per cercare di inquadrarli. In realtà, il fenomeno non è poi così dissimile dai movimenti di protesta nati in seno alla sinistra ogni qual volta il centrodestra svetta nei sondaggi e il proprio partito di riferimento in parlamento non è in grado di contrastare questo dilagare. È stato così con i girotondini e il popolo viola e, in un certo qual modo, è stato così anche con i “Vaffa Day” che hanno portato i Cinque Stelle nei palazzi romani. Dopo un anno passato a ingoiare sconfitte elettorali, Mattia & Co. erano letteralmente terrorizzati dall’idea di poter perdere anche l’Emilia Romagna, Regione simbolo del potere rosso. Quando i sondaggi hanno dato più di una possibilità a Lucia Borgonzoni di scalzare decenni di strapotere rosso, qualcosa dev’essere corso lungo le squame delle sardine ed è partita la crociata contro Salvini e, più in generale, contro il centrodestra. Ben presto, le elezioni regionali del prossimo 26 gennaio sono diventate un pretesto. Tanto che sabato, con lo “sbarco” a Roma, si coronerà l’aspirazione nazionale del movimento. Seguiranno riunioni tra gli organizzatori, confronti tra le diverse anime che compongono questo banco e, soprattutto, ipotesi per un futuro che, almeno per il momento, non prevede un ingresso in politica ma che già fa da stampella ai politici in difficoltà.

Che dietro alle sardine ci sia il Partito democratico, non tanto come macchina politica quanto come macchina ideologica, è un dato di fatto. I principali animatori delle piazze vengono tutti da quel mondo lì. Tuttavia, essendosi smacchiati dal logo piddì, piacciono a molti. Se ci si potevano aspettare parole al miele da parte di gente come Romano Prodi, Gad Lerner, Roberto Saviano e Vauro Senesi, un po’ meno avremmo preventivato che questi pesci d’acqua salata sarebbero piaciuti a personaggi come Mario Monti. Vanno di moda, ecco tutto. Tanto che per loro vengono spese lodi anche da grillini anti establishment e dall’ultrà europeista Paolo Gentiloni. Tutti affascinati. Ma da cosa? Non si sa. Perché, oltre al fatto di essere sfacciatamente e volgarmente contro Salvini e la Meloni, non è dato sapere cosa pensano le sardine. Hanno fatto sapere che si spenderanno per Stefano Bonaccini, ma lo faranno unicamente per non far arrivare la Borgonzoni in Regione. È una crociata contro e non a favore di qualcosa. In questa euforia senza senso gli vengono persino scusati gli attacchi social con insulti sessisti e le minacce di morte sui cartelloni portati in piazza. Ma nessuno scava a fondo: aldilà degli slogan di facciata, non è dato sapere, per esempio, cosa pensino della manovra infarcita di tasse partorita dal governo né come intendano risolvere l’emergenza immigrazione dopo che il governo Conte ha riaperto i porti del Paese alle ong internazionali.

Presto la novità smetterà di essere tale. Probabilmente nei prossimi mesi le sardine esprimeranno un nuovo partito che andrà a sguazzare nel mare magnum della politica italiana. Oppure finiranno per essere una delle tante correnti che animano il Partito democratico. Difficile a dirsi. Perché di contenuti non hanno mai parlato. Sappiano solo che sono contro l’odio e che odiano con estrema violenza la destra. Per il resto è il vuoto.

Andrea Iddini per www.ilgiornale.it