Le remunerazioni offerte non sono solo indegne ed offensive per i pastori ma anche illegali perché le norme sulla concorrenza vietano ‘qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione’.” 

Lo afferma Coldiretti, nel sottolineare i contenuti dell’articolo 62 della legge 1/2012. Un articolo nato proprio per combattere speculazioni e pratiche sleali. Un obiettivo condiviso anche dall’Unione Europea, che nel mese di marzo si appresta ad approvare la nuova direttiva contro le azioni commerciali inique e immorali che dovrebbe, proprio in questo lasso di tempo, approdare sui tavoli del Parlamento Europeo.

Intanto la protesta dei pastori sardi arriva al suo quarto giorno e dalla Sardegna non si accenna a mollare di un millimetro, con blocchi, blitz agli autotrasportatori e versamenti in tutta l’isola. Ad Oristano un gruppo di studenti dell’Istituto Agrario hanno solidarizzato con allevatori prendendo parte al gesto simbolico del versamento del latte mentre a Burcei, un autotrasportatore è stato bloccato da 15 uomini incappucciati che dopo aver versato circa tremila litri di latte sulla strada hanno lasciato libero il camion. Sulla questione è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini: “assolutamente pronto a prendere il primo aereo per garantire l’ordine pubblico e il fatto che non ci siano eccessivi disagi per i sardi. Lo farei da cittadino italiano perché ritengo debba esserci un prezzo minimo del latte ovino fissato per legge, così come accade in altre filiere, per evitare che ci sia qualcuno che specula“.

E mentre il premier Conte si appresta a recarsi in Sardegna assieme al Ministro dell’Agricoltura Centinaio per incontrare i pastori, gli stessi si preparano a manifestare domani davanti a Piazza Montecitorio, all’interno della manifestazione già organizzata da Coldiretti. 

La situazione è insostenibile, con il prezzo del latte di pecora offerto da un ‘cartello’ di industrie inferiore a 60 centesimi per litro. Un prezzo che spinge alla chiusura i 12mila allevamenti della Sardegna, dove pascolano 2,6 milioni di pecore che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop)“, denuncia Coldiretti. “Non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all’ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori. Attendiamo che l’associazione industriali proponga a tutti i pastori della Sardegna il prezzo del latte che non ha voluto trattare nè modificare in questi mesi. In gioco c’è il futuro di migliaia di famiglie, di un settore economico strategico per il Made in Italy e per l’intera Sardegna, dove il 70% del territorio è destinato al pascolo. E negli ultimi dieci anni in Italia è scomparso un milione di pecore per colpa di scelte industriali irresponsabili.