La verità della polemica energetica tra Giani e Meloni.
Le rinnovabili di Giani: vecchie di cent’anni e nuove di zecca nella propaganda.
Quarto in Italia grazie a impianti del secolo scorso. Questo è il “primato” di Giani
Quando Eugenio Giani replica a Giorgia Meloni rivendicando il quarto posto della Toscana nella produzione di energia rinnovabile, dice una cosa tecnicamente esatta e sostanzialmente fuorviante. Perché quel primato non lo ha costruito lui, né la sua giunta, né la stagione politica che rappresenta
La Toscana produce energia verde da oltre un secolo grazie alla geotermia di Larderello e dell’Amiata. Più di 5.000 GWh l’anno, un patrimonio industriale costruito generazione dopo generazione, che nessun decreto regionale degli ultimi anni ha creato né potenziato in modo significativo. Usarlo come argomento per difendersi dalle critiche sulle nuove rinnovabili è come se un sindaco citasse il Battistero per vantarsi delle politiche culturali della sua giunta.
Il punto che Meloni solleva e che Giani evita con cura è un altro: quanto ha fatto la Toscana per sviluppare fotovoltaico, eolico e agrivoltaico? La risposta è scomoda. Da gennaio 2021 a marzo 2026, in poco più di cinque anni, la Toscana ha installato 900 MW di nuove rinnovabili contro un target fissato a 1.125 MW. Per raggiungere l’obiettivo complessivo al 2030 mancano ancora 4.250 MW rispetto ai livelli del 2020. Proseguendo di questo passo, l’obiettivo è irraggiungibile.
I dati Terna aggiornati a dicembre 2025 sono impietosi: solo 8 regioni italiane stanno rispettando i propri target progressivi di installazione. La Toscana non è tra queste, con un deficit di 207 MW rispetto al proprio obiettivo intermedio. Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Emilia-Romagna sono avanti. La regione che si vanta del quarto posto nazionale è in ritardo nella corsa che conta davvero
E non è un caso. Legambiente ha denunciato esplicitamente come la Toscana stia portando avanti una proposta normativa che renderebbe il 70% del territorio regionale non idoneo all’installazione di nuovi impianti — una percentuale da primato, nel senso peggiore. La precedente proposta di legge regionale era già stata dichiarata non coerente con la normativa nazionale, e la nuova norma richiesta dal decreto Aree Idonee non è ancora arrivata.
Sul fronte eolico il quadro è ancora più eloquente. La Regione ha bocciato il parco da 72,8 MW proposto in Maremma, uno dei numerosi progetti finiti in un limbo fatto di pareri negativi e rinvii sine die. Sul progetto eolico di Montauto, la Giunta ha riscontrato “carenze e criticità progettuali tali da non consentire l’espressione di un parere regionale conclusivo” su paesaggio e biodiversità, suggerendo ulteriori approfondimenti. Una formula che, tradotta, significa: no.
Tutto questo mentre Giani continua ad agitare i numeri della geotermia storica come fossero il frutto di una politica energetica lungimirante. La geotermia toscana è una risorsa reale e preziosa. Ma è una rendita del passato, non un merito del presente. Quando si misura la qualità di una politica energetica, quello che conta è la capacità di autorizzare nuovi impianti, semplificare le procedure, non trasformare il paesaggio in un alibi permanente contro qualsiasi progetto che superi la potenza di un pannello sul tetto
Su questo metro, la Toscana di Giani non è quarta. È in ritardo.
E la prossima volta che il presidente rivendica il primato toscano sulle rinnovabili, vale la pena ricordarglielo: Larderello la costruì Mussolini.
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