La strana gara del Campidoglio

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Campidoglio – Sull’elezione prossima del sindaco di Roma, ciascuno avrà le sue preferenze e soprattutto le sue allergie, i suoi pregiudizi ideologici e le sue simpatie. Il favorito è Michetti, perché ha un fronte compatto dietro di lui, il più adeguato ci pare Calenda che si è più calato nella parte, il più impacciato ci sembra Gualtieri, sparato sul Campidoglio come un alieno; l’unica garanzia è la Raggi: gli altri sono un’incognita, lei è una certezza, avendo già dimostrato di essere un disastro.

Ma al di là dei gusti e dei disgusti personali, la cosa che più mi colpisce e in certo qual modo diverte e incuriosisce, è il tipo di gara che si sta allestendo. Definirla asimmetrica o una competizione tra diseguali mi pare un eufemismo. In realtà, per fare un riferimento puramente allegorico, è come se in una gara equina si sfidassero quattro animali assai diversi, che so, un cane, un cinghiale, un bufalo e una gallina.

Non chiedetemi di affibbiare l’animale a ciascun candidato, non lo farò anche se mi scuso se per rispettare la differenza di genere ho dovuto far riferimento a un animale in versione femminile. Ma l’esempio è puramente casuale. O se preferite restare nel girone degli umani è come una gara di velocità tra un ciclista, un fantino, un sommozzatore e una velista.

Non vedi un podista, un cavallo di razza o un politico ma quattro casi a sé stanti e non paragonabili. E non so dire se sia un bene o un male. Ma so, quantomeno, che si tratta di una gara anomala tra specie e specialità assai eterogenee. Sarà sconcertante sentire i loro confronti, occorrerà un traduttore simultaneo per fare confronti.

 

 

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