C’è assolutamente la necessità per preservare uno stato autorevole con istituzioni che possano rappresentare la volontà dei cittadini, e nelle quali questi possano riconoscersi.

La Costituzione americana ha garantito la continuazione della democrazia per oltre due secoli: elezione diretta del capo dello Stato e del conseguente governo; elezione diretta dei parlamentari; elezione diretta dei governatori. Tanto potere di scelta al popolo ma con garanzie (check and balance) equilibrate.

Se non si crea una repubblica forte – che è fonte di armonia e garanzia di ordine per i cittadini -, si rischiano caos e degenerazione dove, come nel caso emblematico francese, la ricerca di uguaglianza, libertà, giustizia sociale hanno causato sì il sovvertimento dell’Ancien régime ma poi si è fatto il tragico errore di eleggere un’Assemblea che non rispondeva ad altro principio se non la propria stessa volontà, che non trovava freni concentrando in se stessa tutta la sovranità. Una Assemblea senza confini o vincoli legali all’azione degli eletti che ancora oggi testimonia come una assemblea che accentri in sé ogni potere sia più pericolosa e del peggiore dei tiranni. D’altronde Mirabeau lo aveva previsto e pertanto aveva fortemente perorato il desiderio di mantenere il potere politico vincolato dal un lato al voto dell’assemblea, dall’altro soggetto al regio assenso. Inizialmente onorato e tumulato con grandi onori, vedrà poi le sue spoglie mortali profanate e gettate nelle fogne.

Proprio della morte, in specie di quella violenta, fu fervente sostenitrice questa Assemblea. Essa stessa finì per divorare chi non ne aveva limitato il potere con una disastrosa, magari inconsapevole scelta. Camille Desmoulins, vivace ideologo della rivoluzione, venne consegnato al boia insieme all’amata sposa. Analogamente cadeva la testa di Jacques Danton che dinanzi al tribunale creato dai rivoluzionari, proferiva sconsolato: “So che siamo condannati a morte, conosco questo tribunale, sono stato io a crearlo e chiedo perdono a Dio ed agli uomini. Non era nelle intenzioni che divenisse un flagello per il genere umano, bensì un appello, un’ultima disperata risorsa per uomini disperati e gonfi di rabbia“. Ben triste esito per chi ambiva alla libertà e trovò nella rivoluzione il grottesco risvolto di una nuova tirannia.

La Fayette, condottiero dei primi rivoluzionari, si salvò dal terrore giacobino solo scegliendo la via dell’esilio. Ma se la ghigliottina non fu la fine di Jean-Paul Marat, ma non fu l’aver mandato così tanti alla gogna la causa del suo assassinio?

Infinito sarebbe l’esercito di piccoli e dimenticati uomini mandati a morte dallo sfrenato fanatismo delle volontà distruttrice di quella rivoluzione che aveva cancellato un regime di privilegi per sostituirvi il terrore assoluto.

Se solo lì si fosse seguita la via d’oltreoceano, dove fu creata una Costituzione rigida. Se solo si fosse capito che era ancora più importante costruire una Repubblica forte piuttosto che una Democrazia instabile… Quello rivoluzionario francese oggi sarebbe solo un periodo ricordato nella storia per i meravigliosi cambiamenti accorsi. E resterebbero solo le altre parole di Georges Jacques Danton “Noi abbiamo spezzato la tirannia del privilegio, abbiamo posto fine ad antiche ingiustizie, cancellato titoli e poteri ai quali nessun uomo aveva diritto, abbiamo posto fine alle assegnazioni per censo e per nascita delle più alte, prestigiose e ambite cariche dello Stato, della Chiesa, dell’Esercito e in ogni singolo distretto tributario di questo nostro grande corpo politico: lo Stato di Francia. Ed abbiamo dichiarato che su questa terra il più umile tra gli uomini è uguale al più illustre. La libertà che noi abbiamo conquistato, l’abbiamo data a chi era schiavo e la lasciamo al mondo in eredità affinché moltiplichi e alimenti le speranze che abbiamo generato. Questo è più di una grande vittoria in battaglia, più di tutte le spade, dei cannoni e di tutti i reggimenti di cavalleria d’Europa. È un’ispirazione per il sogno comune a tutti gli uomini di qualsiasi paese…una fame di libertà che non potrà più essere ignorata… le nostre vite non sono state sprecate al suo servizio.

Eppure Robespierre si era pronunciato pubblicamente: “Che le leggi presentino sempre ai popoli il modello più puro della giustizia e della ragione. Se, al posto della severità potente, della calma moderata che deve caratterizzarle, esse mettono la collera e la vendetta; se esse fanno colare del sangue umano che possono risparmiare e che non hanno diritto di spargere; se esse espongono agli occhi del popolo scene crudeli e cadaveri martoriati dalle torture, allora alterano nel cuore dei cittadini le idee del giusto e dell’ingiusto, allora fanno germogliare nel seno della società dei pregiudizi feroci che alla loro volta ne producono degli altri. L’uomo non è più per l’uomo un oggetto altamente sacro, si ha una idea meno grande della sua dignità, quando l’autorità pubblica si ride della vita umana. L’idea dell’assassinio ispira meno spavento, quando la legge stessa ne dà l’esempio e lo spettacolo; l’orrore del delitto scema, poiché lo si punisce con un altro delitto. Guardatevi bene dal confondere l’efficacia delle pene con l’eccesso della severità; l’una è assolutamente l’opposta dell’altro. Tutto asseconda le leggi moderate, tutto cospira contro le leggi crudeli. […] Si è osservato che nei paesi liberi i delitti erano più rari, perché le leggi penali eran più dolci. I paesi liberi sono quelli nei quali i diritti dell’uomo sono rispettati, e dove di conseguenza le leggi sono giuste. Dappertutto dove esse offendono l’umanità con un eccesso di rigore, si ha la prova che la dignità dell’uomo non è conosciuta, che quella del cittadino non esiste; si ha la prova che il legislatore non è che un padrone che comanda a degli schiavi, e che li colpisce spietatamente seguendo la sua fantasia.
Io concludo perché la pena di morte sia abrogata“.

Chi mai saprà se lo stesso Robespierre, mentre spediva dal boia così tante anime, avrà tenuto a mente le proprie parole… O se tale vibrante discorso sarà rimasto fulgidamente impresso anche nella mente del radicalissimo Saint-Just quando la ghigliottina tagliò le medesime teste che avevano ingegnato il fanatismo e la foga di una Assemblea priva di ogni vincolo, di ogni superiore principio, di ogni limite… Allora forse sarebbe apparso chiarissimo quanto una assemblea, privata di un referente diretto e responsabile nonchè di un freno al proprio comando, sia peggior tiranno del peggiore degli autocrati.