La maggioranza toscana di Giani si spacca sui rifiuti: Peccioli smaschera il campo largo

Cassonetti

La maggioranza toscana di Giani si spacca sui rifiuti: Peccioli smaschera il campo largo

La vicenda dell’ossicombustore di Peccioli porta alla luce ciò che per troppo tempo è stato nascosto dietro la formula del «campo largo»: la maggioranza toscana di Eugenio Giani è profondamente divisa sulla gestione dei rifiuti e sul modo di chiudere il ciclo.

Il 7 settembre la Giunta regionale ha approvato la delibera di compatibilità ambientale per l’impianto di ossidazione termica «flameless», promosso da Novatosc Srl e da Belvedere Spa, la società pubblica del Comune di Peccioli, nella località di Legoli. Giani lo ha definito un «risultato storico», sostenendo che l’impianto permetterà di superare la logica degli inceneritori e dei termovalorizzatori, di avvicinare la Toscana all’autosufficienza nello smaltimento e, potenzialmente, di ridurre la Tari ai cittadini

Ma quel voto ha fotografato con precisione le divisioni interne alla maggioranza. L’assessora regionale all’Ambiente di Avs, Monia Lenzi, ha votato contro, sostenuta dal gruppo Avs in Consiglio regionale e dai vertici di Sinistra Italiana ed Europa Verde, che hanno chiesto «un’ulteriore riflessione» e un confronto pubblico con Comuni, Arpat e associazioni prima di vincolare la Toscana per decenni a una nuova tecnologia. L’assessore all’Ambiente del M5S, David Barontini, da sempre contrario al progetto, ha invece votato a favore, precisando che la propria linea politica non è cambiata «di una virgola».

Le opposizioni non sono state più tenere

Il portavoce di Fratelli d’Italia Alessandro Tomasi ha bollato come «affermazioni false» le parole di Giani sulla possibile riduzione della Tari, mentre da FdI è arrivata la richiesta di dimissioni per l’assessore Barontini.
In questo quadro si inserisce la denuncia di Claudio Gemelli, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione Ambiente, che ha evidenziato pubblicamente la «grande confusione nella maggioranza» sulle strategie di smaltimento dei rifiuti e ha chiesto a Giani di chiarire quale sia realmente il modello che la Regione intende perseguire. Gemelli ha sottolineato inoltre come l’eventuale riduzione della Tari promessa da Giani riguarderebbe solo la fascia litoranea toscana, mentre nella città metropolitana di Firenze non cambierebbe nulla.

Un affondo che si somma a quanto Gemelli aveva già messo nero su bianco in commissione, dove aveva chiesto a Giani di spiegare come intenda garantire l’autosufficienza di ogni Ato, ricordando che in Toscana circa il 30% dei rifiuti continua a finire in discarica: tre volte più che in Veneto, cinque volte più che in Emilia-Romagna, dieci volte più che in Lombardia

Il punto sollevato da Gemelli resta difficilmente contestabile: non basta proclamare il superamento delle discariche o promettere meno tasse sui rifiuti. Bisogna spiegare concretamente dove devono essere trattati i rifiuti che la Toscana continua a produrre.
Ed è proprio Peccioli a rendere evidente la contraddizione. Se l’ossicombustore è, come sostiene Giani, uno degli strumenti necessari per chiudere il ciclo dei rifiuti, perché una parte della maggioranza che sostiene il presidente continua a votargli contro? E se invece l’impianto non serve, quale sarebbe l’alternativa concreta?

Il dossier ha già mostrato quanto sia complicata la risposta. Il voto della Giunta era stato rinviato il 31 agosto, spingendo il sindaco di Peccioli Renzo Macelloni a scrivere a Giani per chiedere una decisione rapida. Nel frattempo si è aperto un altro fronte di scontro, quello sulla tecnologia Waste to Chemical: Macelloni sostiene che lo stesso assessore Barontini ne avesse parlato come possibile alternativa, mentre Barontini ha replicato che si trattava solo dell’invito a esplorare, non di un progetto già pronto. Nemmeno sull’alternativa, insomma, la maggioranza sembra avere le idee chiare

Questa è la domanda alla quale il centrosinistra toscano deve rispondere. Perché i rifiuti non scompaiono con un voto contrario. O vengono trattati in impianti adeguati, oppure finiscono in discarica, vengono trasferiti fuori regione o generano ulteriori costi. E alla fine quei costi arrivano sempre nelle tasche dei cittadini.

Per questo le dichiarazioni sulla possibile riduzione della Tari devono essere accompagnate da una domanda molto semplice: come si arriva a quella riduzione, e per chi?

Se, come segnala Gemelli, il beneficio resterà confinato alla fascia litoranea, la città metropolitana di Firenze avrà pagato in termini di scelte politiche divisive senza vedere alcun vantaggio in bolletta. Prima bisogna avere una politica industriale dei rifiuti coerente: impianti, recupero di materia, trattamento della parte non riciclabile, riduzione delle discariche e minori costi di trasferimento. Poi si possono ridurre le tariffe. Non il contrario.

Alessandro Tomasi lo aveva già messo al centro della propria battaglia politica durante la campagna elettorale regionale, collegando il tema dei rifiuti anche alla vicenda Keu, una delle pagine più controverse della gestione ambientale toscana

E oggi il problema torna esattamente lì: una Regione amministrata da decenni dal centrosinistra continua a dover discutere di come chiudere il ciclo dei rifiuti. Non è una questione ideologica. È una questione di governo.

Il voto del 7 settembre lo dimostra plasticamente: Avs contraria, M5S formalmente favorevole ma con l’assessore competente che rivendica di non aver cambiato idea, Pd che deve tenere insieme posizioni difficilmente conciliabili

Il cosiddetto campo largo si ritrova largo soprattutto nelle distanze interne.

Il problema, dunque, non è soltanto Peccioli. È l’immobilismo. È la difficoltà di assumere decisioni nette. È una politica che per anni ha rimandato la costruzione di una vera strategia regionale e che oggi si trova a gestire pubblicamente le conseguenze delle proprie esitazioni, voto dopo voto.
E qui la vicenda dei rifiuti si incrocia inevitabilmente con l’immagine complessiva che la Toscana offre di sé in questi giorni.

Perché il 7 settembre, mentre la Giunta regionale votava sull’ossicombustore, la segretaria del Pd Elly Schlein veniva intercettata dalla trasmissione Realpolitik di Rete 4, a margine della Festa dell’Unità in Puglia. Interpellata dal conduttore Tommaso Labate sul risultato di AfD alle elezioni in Sassonia-Anhalt, Schlein ha risposto parlando dei tre anni e mezzo di lavoro per costruire l’alleanza progressista e di quanto il centrosinistra sta facendo nelle regioni che amministra, senza mai entrare nel merito del voto tedesco

Lo stesso Labate ha dovuto far notare in diretta la distanza tra la domanda posta e la risposta ricevuta.

La clip è diventata virale. Ma dietro la gaffe c’è un problema politico più serio: mentre Schlein rivendica il modello delle Regioni amministrate dal Pd, una di quelle Regioni, la Toscana, offriva proprio in quelle stesse ore l’immagine di una maggioranza che si spacca in Giunta sulla gestione dei rifiuti.

Una maggioranza che promette di ridurre la Tari ma deve ancora spiegare come

Una maggioranza che discute da anni di impianti e discariche. Una maggioranza che, tra Pd, M5S e Avs, ha appena votato in modo diviso su una delle infrastrutture che dovrebbero chiudere il ciclo.
Forse, allora, il problema non è che Schlein non abbia risposto sulla Sassonia-Anhalt. È che rischia di non conoscere abbastanza bene la risposta che la Toscana sta dando ogni giorno ai suoi cittadini.

Perché governare una Regione non significa semplicemente amministrarla

Significa decidere.
E sui rifiuti, oggi, la maggioranza toscana di Giani ha ancora un problema fondamentale: decidere da che parte andare.

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