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La Groenlandia e la miopia europea: interessi nazionali prima di tutto

di Alessandro Scipioni
18 Gennaio 2026
In Esteri
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La Groenlandia e la miopia europea: interessi nazionali prima di tutto
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La Groenlandia e la miopia europea: interessi nazionali prima di tutto

La questione della Groenlandia non dimostra solo la fragilità dell’Europa, ma soprattutto la stupidità di tutte le semplificazioni che dominano la politica estera europea, la mentalità corrente e – cosa ancora più inquinante – le classi dirigenti del continente.

Dipingere Trump come un mostro folle che vuole aggredire il mondo è una banalizzazione che ci impedisce di comprendere le vere ragioni alla base dei comportamenti degli Stati

Anni fa ebbi modo di confrontarmi con personaggi vicini al Partito Democratico americano, pienamente organici al PD. Sistematicamente, e devo dire in buona fede, sostenevano che se avessero vinto i socialdemocratici in Germania, la politica estera tedesca sarebbe cambiata, offrendo all’Italia un alleato sincero contro l’austerità anche italiana di Angela Merkel.

I socialdemocratici sono arrivati al potere, ma l’atteggiamento tedesco su Europa e Italia non è mutato di un millimetro. L’interesse nazionale di un Paese viene sempre prima

La Russia con Putin segue la stessa logica: ha sempre rivendicato determinate aree di influenza, dai tempi degli zar all’Unione Sovietica, fino alla Russia di Boris Eltsin. Basterebbe leggere con serietà Henry Kissinger per capire i comportamenti storici delle grandi potenze, che si ripetono nel tempo non per capriccio dei leader, ma per orientamenti sociali, culturali, storici e posizione geografica.

Per chi non ha voglia di affrontare letture complesse, c’è un film illuminante: A United Kingdom

Al di là della storia d’amore interrazziale tra Seretse Khama – primo presidente e re dei realisti del Botswana – e la britannica Ruth Williams, sua futura moglie, emerge la cruda politica estera inglese.

La coppia resta delusa dall’atteggiamento verso l’indipendenza del Paese, sia dei conservatori guidati da Winston Churchill sia dei laburisti che, al di là delle promesse elettorali, lasciano che prevalgano gli interessi britannici sulle risorse, mediando persino con il Sudafrica razzista dell’apartheid.

Ricordiamo che Mussolini ebbe ottimi rapporti con gli inglesi, che lo osannavano, fino alla guerra d’Etiopia

Le sanzioni all’ Italia non furono imposte per la libertà del popolo etiope, un impero coloniale come quello britannico non poteva fare credibilmente la morale a nessuno su questo. Furono motivate dal controllo del Corno d’Africa, che apriva all’Italia fascista le rotte dell’Oceano Indiano, senza passare per il canale di Suez sotto il controllo britannico.

Una talassocrazia con la T maiuscola come la Gran Bretagna non tollera concorrenti sulle rotte commerciali. Franco e Salazar, finché non urtarono quegli interessi, non ebbero mai problemi con Londra

Un esempio lampante è l’appoggio britannico alla Prussia nel XIX secolo: per consentire alle compagnie inglesi di estromettere i francesi dal controllo del Canale di Suez, nonostante l’avessero scavato loro. Una via nuova per l’accesso all’Oceano Indiano non poteva essere gestita da Napoleone III.

Ancora oggi, i britannici mantengono interessi vitali su Suez e Gibilterra, rendendo il Mediterraneo una vera pozza senza sbocchi agli oceani

Una grande potenza marittima come l’Inghilterra capisce l’importanza di tenere in mano le rotte: i suoi calcoli geopolitici, come quelli giapponesi o americani, non si basano su questioni aleatorie di diritto internazionale, ma su interessi strategici e controllo di aree necessarie.

La Groenlandia è un intreccio di rotte commerciali vitali, risorse energetiche e terre nuove aperte dallo scongelamento artico. Geopoliticamente, impedisce a Cina e Russia – se non controllate – di dominare snodi cruciali tra Asia ed Europa

Si potrebbe obiettare che la Danimarca, che detiene il controllo sul lavoro Irlanda è un paese Nato quindi per cena in Russia attaccarla sarebbe Come attaccare gli Stati Uniti.

Ma è qui che va capito il punto vero della questione!

Gli Stati Uniti non guardano solo a contenere Russia e Cina: c’è anche il problema di tenere l’Europa dipendente energeticamente.

Se l’Europa diventasse una grande potenza, non dovrebbe avere un’influenza così forte su uno snodo che collega Asia e Vecchio Continente

Altrimenti un ipotetica con Confederazione Europea potrebbe direttamente trattare con generosi a scavalcando gli Stati Uniti. Un esercito europeo potrebbe stanziarsi a poche miglia dal continente americano.

Caso strano, la Russia di Putin oggi ha una posizione più filo-europea su questa vicenda.

È assurdo pensare che, anche se domani vincessero i democratici, restituirebbero una Groenlandia conquistata e strategica.

Con Obama, la guerra in Afghanistan è continuata; Guantanamo è rimasta aperta a Cuba

Le guerre di Bush junior sono state proseguite da Obama, Trump e Biden – con la forte cautela di Trump, va ammesso.

La continuità non dipende da chi governa, ma dagli interessi strategici degli Stati Uniti.Conclusione: l’Europa deve ragionare da grande potenza

L’Europa, se vuole diventare una grande potenza, deve ragionare spregiudicatamente sulla politica estera, abbandonando illusioni morali e semplificazion

Quello che inquieta è la fase di riarmo europeo, necessaria per i tempi che corrono: non deve essere un riarmo dell’Europa come potenza unitaria, ma dei singoli Stati, ognuno dei quali inseguirà il proprio interesse sciovinista. Solo un progetto comune può cambiare questa traiettoria.

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