La fine di Macron e l’inarrestabile ascesa del RN
Il primo turno delle elezioni comunali francesi ha scattato una fotografia chiara e impietosa di un paese in rivolta. Una rivolta che non passa più per il movimentismo barricadero dei gilet gialli, ma per il netto responso delle urne.
Il trionfo del Rassemblement National di Marine Le Pen non è un caso episodico, né una fiammata passeggera di protesta; è, piuttosto, l’esito inevitabile di un lungo processo di logoramento dell’impianto costituzionale avvenuto principalmente a causa della miopia di Emmanuel Macron
La colpa storica di Macron risiede nell’aver deliberatamente bloccato il sistema istituzionale francese rifiutandosi di prendere coscienza del voto popolare espresso nelle ultime tornate. Il Presidente ha continuato a governare attraverso giochetti di palazzo, nominando esecutivi basati su maggioranze composite, fragili e troppo disparate. Una tattica il cui unico scopo era escludere i due principali poli di aggregazione del Paese: la sinistra radicale di Mélenchon e la destra identitaria di Le Pen.
L’attuale inquilino dell’Eliseo ha trasformato il suo mandato in una sorta di Ancien Régime moderno, retto da equilibri di palazzo tra vecchi attori anacronistici dal punto di vista del consenso, arroccato in una torre d’avorio tecnocratica e sorda alle istanze di rinnovamento ed al malessere della nazione
L’ostinato rifiuto di prendere atto dell’istanza di rinnovamento popolare ha prodotto una polarizzazione estrema. L’elettorato, sentendosi tradito da un centro che non decide ma si limita a conservare i propri privilegi, si è spostato convintamente verso le uniche alternative percepite come autentiche.
Oggi la Francia non è più divisa da classici steccati ideologici, ma tra la scelta di liquidare il vecchio sistema con Jean-Luc Mélenchon e la sua sinistra massimalista o con Marine Le Pen e la sua destra identitaria. Praticamente la scelta è tra la pancia e l’anima.
Appare quantomeno assurdo che in un simile momento storico, la candidatura di Marine Le Pen per il 2027 sia nelle mani dei magistrati
Ma l’idea che un verdetto possa fermare l’onda d’urto del RN è una utopica e pericolosa. Se Marine Le Pen dovesse essere interdetta, il partito troverebbe in Jordan Bardella un’alternativa già pronta e, probabilmente, persino più competitiva.
L’esclusione dalle elezioni presidenziali del 2027 della Le Pen, verrebbe interpretata dagli elettori, come l’ultimo abuso di un regime morente, radicalizzandoli ulteriormente verso un netto cambiamento
Se Macron non ha voluto ascoltare i francesi per anni, probabilmente dovrà comunque rassegnarsi a passare la mano ad una successione ben poco gradita, non a colpi di forcone, ma di certo a furor di popolo.
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