La fine dell’Atlantismo: come gli Stati Uniti hanno spostato il baricentro della loro strategia globale
Gli Stati Uniti sono usciti dalla Seconda Guerra Mondiale con una prospettiva globalista perché hanno dovuto affrontare una sfida ideologica e geopolitica globale rappresentata dalla minaccia dell’URSS.
Queste circostanze hanno creato negli Stati Uniti una prospettiva atlantista che ha dato priorità all’Europa rispetto all’Asia con il Piano Marshall e la formazione della NATO
Molto è cambiato dagli albori della Guerra Fredda e dal crollo dell’impero sovietico, ma solo ora, con la recente Strategia di Sicurezza Nazionale e la Strategia di Difesa Nazionale dell’amministrazione Trump, gli Stati Uniti sono pronti ad affrontare il mutato panorama geopolitico.
Per gran parte della Guerra Fredda, la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha dato la priorità all’Europa, anche quando gli americani si trovarono a combattere lunghe guerre in Corea e Vietnam.
L’Asia non fu mai considerata strategicamente importante quanto l’Europa
La grande preoccupazione della leadership americana era che i partiti comunisti potessero prendere il potere in Europa, in primis qui in Italia dove c’era il piu’ forte partito comunista dell’Europa occidentale, insieme a quello francese.
Gli Stati Uniti interferirono nelle elezioni europee, anche qui in Italia, per sconfiggere i partiti comunisti, mentre si impegnavano a usare armi nucleari per scoraggiare e, se necessario, respingere un attacco sovietico contro l’Europa occidentale.
Sebbene gli Stati Uniti avessero combattuto fino a una situazione di stallo in Corea nei primi anni ’50 e perso una guerra in Vietnam nei primi anni ’70, i problemi americani in Asia furono compensate dalla frattura sino-sovietica e dalla diplomazia triangolare dell’amministrazione Nixon, che, come osservò Henry Kissinger, preparò il terreno per le politiche dell’amministrazione Reagan che vinsero la Guerra Fredda in Europa
Il crollo dell’impero sovietico nel 1989-91 si manifestò nella liberazione delle nazioni satelliti dell’Europa centrale e orientale.
Il comunismo, tuttavia, sopravvisse in Asia: in Cina, Corea del Nord, Vietnam, Laos e Cambogia.
In Asia, la Guerra Fredda fu “sospesa”, mentre gli Stati Uniti e l’Occidente perseguivano politiche volte a portare la Cina nell'”ordine internazionale liberale”.
Il Presidente Bill Clinton fece entrare la Cina rossa nel WTO.
Mentre la Cina stava silenziosamente crescendo economicamente e militarmente, la politica di sicurezza nazionale degli Stati Uniti continuava a concentrarsi sull’Europa, anche se già non era più la massima priorità già ai tempi di George W. Bush, e spesso sul Medio Oriente, soprattutto dopo gli attacchi dell’11 settembre
L’Europa cominciava ad interessare di meno anche a Barack Obama.
Ma la fine della minaccia sovietica all’Europa non cambiò nulla.
La NATO non solo sopravvisse, ma crebbe molto di più, espandendosi a est.
Nei 30 anni successivi si e’ avvicinata ai confini della Russia, nonostante i lungimiranti avvertimenti di esperti come George Kennan, Richard Pipes, Edward Luttwak e Paul Nitze, secondo cui l’allargamento della NATO avrebbe portato a grossi problemi con la Russia
Come poi e’ accaduto.
Ora, tuttavia, la prospettiva atlantista sta cambiando
L’amministrazione Trump riconosce che nel XXI secolo sono l’Asia e l’Indo-Pacifico, non l’Europa, a dover essere prioritari nelle politiche di sicurezza nazionale.
La guerra fredda 2.0 si combatterà li’, si deve contenere la Cina..
Questo rende chiaro inequivocabilmente che la sicurezza dell’emisfero occidentale e la geopolitica dell’Indo-Pacifico, non l’Europa, saranno al centro delle politiche di sicurezza nazionale degli Stati Uniti anche in futuro
L’Europa contava quando era il teatro principale nel quale si combatteva la guerra fredda.
Oggi per gli americani l’Europa non conta più, non ha più un importanza strategica e non rappresenta più la priorità.
L’Europa se la dovrà vedere da sola.
La lunga stagione dei pranzi e delle cene pagate dal babbo americano si e’ conclusa.
