La Domenica dell’Arte
Questa domenica, per La Domenica dell’Arte, ci fermiamo davanti a un’opera dell’artista Sasha Sinevir, che nel suo progetto The New Worker porta un titolo già di per sé provocatorio: “Il volto che non vende nulla”.
Siamo abituati ai volti giganteschi che dominano le strade delle nostre città.
Dai cartelloni pubblicitari ci osservano politici che promettono un futuro migliore, attori che ci invitano al cinema, modelle che incarnano un’idea di bellezza, professionisti che offrono competenza, sicurezza, soluzioni
Ogni volto porta con sé un messaggio, un nome, un indirizzo, qualche volta un numero di telefono. Quasi sempre, direttamente o indirettamente, un prezzo.
E immaginate che, all’improvviso, in mezzo a questo interminabile chiacchiericcio umano, compaia un gatto.
Si chiama Henry.
Non pubblicizza nulla. Non promette nulla. Non cerca di convincerci di niente.
Non ha bisogno di uno slogan né di una didascalia che ne spieghi l’espressione. Il suo volto occupa lo spazio con una presenza quasi impertinente e parla da sé, anche se ciò che vuole davvero raccontarci rimane un mistero.
Ed è forse proprio qui che Sasha Sinevir coglie una delle caratteristiche più affascinanti del mondo felino
Siamo abituati a intenerirci davanti ai gattini, ad ammirarne l’eleganza, a sorridere delle loro imprevedibili trovate domestiche.
Ma dietro l’immagine rassicurante dell’animale che dorme sul nostro divano sopravvive una creatura molto più complessa, un predatore e un compagno, osservatore silenzioso e presenza affettuosa, essere indipendente capace, nello stesso tempo, di legami profondissimi
Il volto di un gatto, del resto, non si lascia decifrare facilmente.
Quello che a noi sembra un sorriso potrebbe essere un avvertimento. Ciò che interpretiamo come indifferenza potrebbe nascondere un’attenzione assoluta. Uno sguardo apparentemente distratto può contenere un intero universo di percezioni che a noi sfuggono.
Forse è proprio questa irriducibile ambiguità ad aver reso il gatto una presenza così potente nell’arte e nella letteratura, da Edgar Allan Poe a Michail Bulgakov, un essere familiare e misterioso, vicino all’uomo eppure mai completamente appartenente al suo mondo
Nell’opera di Sinevir, Henry non ha alcun obbligo di essere grazioso.
L’artista gli permette semplicemente di essere ciò che è: fiero, inquieto, bellissimo, irriverente, ammiccante e forse persino minaccioso.
Sotto di lui la città continua a vivere.
Le persone camminano sotto la pioggia, gli ombrelli si aprono, le automobili attraversano la strada
Tutto procede secondo il ritmo consueto della metropoli. E sopra quella quotidianità si innalza il gigantesco volto felino.
Forse la forza dell’immagine sta proprio nell’assenza di una risposta definitiva alla domanda più semplice: che cosa sta esprimendo Henry?
Non lo sappiamo
E forse non dobbiamo saperlo.
Perché Henry non ha bisogno di essere interpretato, spiegato o persino compreso per attirare il nostro sguardo.
Henry non offre felicità, successo, bellezza o consenso.
Semplicemente esiste.
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