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La bara sparita, il killer senza volto e una cugina che ancora “chiede” a Katty: “Dimmi chi è stato”

di Alessandro Scipioni
11 Febbraio 2026
In Cronaca
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La bara sparita, il killer senza volto e una cugina che ancora “chiede” a Katty: “Dimmi chi è stato”
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La bara sparita, il killer senza volto e una cugina che ancora “chiede” a Katty: “Dimmi chi è stato”

Katty Skerl, 40 anni senza verità. La cugina Laura Mattei: “Parlo ancora con lei, vorrei solo un nome”

Intervista esclusiva a Laura Mattei, cugina di Katty Skerl, la diciassettenne assassinata a Grottaferrata il 21 gennaio 1984

Katty Skerl (Catherine Skerl), giovane romana di 17 anni, figlia del regista Peter Skerl e militante della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), fu assassinata il 21 gennaio 1984 a Grottaferrata, nei pressi di Roma.

Il suo corpo fu ritrovato strangolato in un vigneto il giorno successivo. Il delitto rimane uno dei grandi gialli irrisolti della cronaca italiana: dopo oltre quarant’anni, l’assassino non è mai stato individuato con certezza e il caso resta aperto.

Le indagini si concentrarono inizialmente su Maurizio Giugliano, noto come il “killer dell’Agro Romano” o “il lupo dell’Agro Romano”, sospettato di una serie di omicidi di donne con modalità simili (strangolamento e copertura del volto con sassi o terra). Giugliano fu però completamente scagionato dall’omicidio di Katty.

Ad aggiungere ulteriore mistero alla vicenda è stato il trafugamento della bara di Katty dal cimitero del Verano (Roma), avvenuto anni dopo la sepoltura. Il fatto fu annunciato in anticipo dal fotografo romano Marco Fassoni Accetti, figura controversa balzata agli onori della cronaca per le sue rivelazioni (spesso discusse e non sempre attendibili) legate al caso di Emanuela Orlandi e ad altri misteri italiani.

Laura Mattei, cugina di Katty, è una donna energica che da decenni porta avanti una battaglia per la verità e in memoria della cugina

L’intervista si svolge in una giornata particolare: Laura ha appena visto e commentato pubblicamente un post sulla pagina Facebook di Marco Conocchia, noto per aver sottratto illegalmente numerose fotografie funebri da tombe nei cimiteri romani (soprattutto dal Verano).

Conocchia è stato giudicato e condannato per questi reati: a fine 2024 ha ricevuto una pena di due anni e quattro mesi di carcere per ricettazione e furto (tra cui il trafugamento delle ceneri e oggetti dalla tomba di Elena Aubry).

È imputato in un altro procedimento per violazione di sepolcro, vilipendio, sottrazione, distruzione e occultamento di cadavere.

Il post di Conocchia recitava testualmente:
«Se la bara di Ketty Skerl fosse ancora sigillata e in buone condizioni avrebbe un valore di 10 milioni, molto ricercata dai collezionisti».

Laura ha commentato con toni molto duri e sarcastici (testo integrale):
«Che sprovveduti, mio cugino ed io, consanguinei diretti del cadavere, a non averci pensato: ci saremmo potuti smezzare bei soldini… Invece, è questo signore, rinomato collezionista di reperti cimiteriali condannato a fine 2024 a due anni e quattro mesi di carcere, nonché all’epoca imputato in un altro procedimento per il furto delle ceneri e di oggetti dalla tomba di Elena Aubry e inoltre accusato di violazione di sepolcro, vilipendio, sottrazione, distruzione e occultamento di cadavere, libero come l’aria, a renderci edotti dell’occasione che ci siamo lasciati sfuggire.

È possibile informarsi sulle sue gesta in questo articolo:

https://www.ultimavoce.it/rubava-foto-di-donne-morte-nei-cimiteri/

Invece, riguardo alle gesta degli inquirenti o della magistratura nei confronti di questo soggetto sicuramente a conoscenza, se non direttamente implicato, in traffici cimiteriali illeciti e macabri, non si sa nulla, se non che l’hanno lasciato, a quanto pare, ripeto, libero come l’aria. Mi chiedo se ciò sia normale. Ovvero, certo sono reati meno gravi dell’omicidio e dello stupro, ma si tratta pur sempre di azioni definite “reato”, quindi o si derubricano a “ragazzate”, o si perseguono seriamente. Basta mettersi d’accordo».

È evidente la sua rabbia e indignazione per il post e per la situazione.

L’intervista

-Laura, buongiorno. Siamo già partiti con una tua dichiarazione che sottolinea il tuo carattere, la tua determinazione e il forte attaccamento a tua cugina Katty. Posso chiederti in che modo eravate cugine e com’è la storia della vostra famiglia?

R: Mia madre e suo padre erano fratello e sorella. Peter era mio zio. I nostri nonni erano di nazionalità miste. Mamma e zio sono nati a Belgrado, erano benestanti, ma dopo la guerra arrivò il duro regime comunista del Maresciallo Tito e i loro genitori furono imprigionati come capitalisti. Nonna, appena le fu possibile, portò i figli all’estero. Furono profughi in Italia.

-Che mi dici dell’ambiente familiare in cui visse Katty Skerl?

R: Io sono del ’65, lei era del ’67. Proprio nella primissima fase della sua vita non ci vedevamo molto. Lei abitava con lo zio Peter e zia Elisa in Svezia. Poi quando era ancora piccola si trasferirono qui a Roma. Crescevamo praticamente come fratelli. Visto che anche il fratello di Katty è praticamente mio coetaneo. Giravamo tutti e tre molto uniti, cantavamo sempre la canzone dei tre porcellini… sarebbe un bel ricordo, però ora, quando arrivo alle parole “nessun mai ci dividerà”, mi sento molto triste, ovviamente.


-Posso chiederti com’era Katty da bambina?

R: Dispettosa. Katty era proprio una bambina dispettosa. (Laura si era molto adombrata con la domanda precedente, invece adesso sorride). Ma era anche tanto affettuosa. Sempre allegra, le piaceva fare casino. Mi ricordo la nonna che le diceva di non fare delle cose… era il miglior modo per fargliele fare. Le faceva e poi guardava la nonna con aria di sfida.


-E a 17 anni, purtroppo poco prima di morire, era sempre dispettosa?

R: Beh, il primo aggettivo che mi viene in mente è egocentrica. Simpatica. Le piaceva piacere, voleva essere sempre al centro dell’attenzione. Ma non le si poteva voler male. Era esuberante. Diciamo che “frizzante” rende bene l’idea.

-Mi sembra di vedere un’ombra di incertezza nella fase finale della tua risposta…

R: No, non è che voglio nasconderti qualcosa… Voglio confessarti che non riesco a ricordarmi, ad esempio, dove ero la sera che è stata uccisa. Quello che le è successo mi ha cancellato tutto. Se sapessi che è l’ultima volta che vedi una persona, prenderesti questi appunti su di lei.

-Uno shock che ha cancellato parte dei tuoi ricordi?

R: Non solo cancellati. Qualcosa di estremamente più complesso. Pensa che ero convinta, ma davvero certa, di aver trascorso l’ultimo Capodanno assieme.

-Non era così?

R: No. Ma non ho detto una bugia. Ero davvero convinta. Avevo proprio un ricordo chiaro.

-Com’era il tuo rapporto nella quotidianità con Katty?

R: Lei,suo fratello ed io frequentavamo una comitiva presso Piazza Vescovio. Era una comitiva di amici: si usciva, si andava a mangiare la pizza, si stava insieme. Al tempo non c’erano i social.

-Katty Skerl è conosciuta anche come giovane attivista della federazione comunista. Il Trieste-Salario, dove si trova Piazza Vescovio a Roma, è un quartiere storicamente di destra. All’epoca era molto forte il Movimento Sociale in quelle zone.

R: La nostra non era assolutamente una comitiva politica. Certo, la maggior parte dei componenti aveva idee opposte a quelle di mia cugina. Ma di politica non si parlava mai. Eravamo un gruppo di amici che amava stare insieme. A dire la verità non parlai neanche io di politica con lei. Eravamo probabilmente più interessati ad alcune libertà piuttosto che ai diritti sociali in comitiva.


-Hai qualche brutto ricordo di lei?

R: Una volta mi portò ad una festa, scoprii che frequentava anche un’altra comitiva. Lì si facevano le canne, da me non succedeva. Poi c’è chi mi disse anche che avesse provato l’eroina . Ma questa è una voce riportata e non gli ho dato mai più di tanto fondamento.
Come ti è arrivata la notizia di quello che era accaduto a Katty? Te la senti di ricostruire per noi quelle ore?
R: Non avevamo da subito la precisa notizia della sua morte. Sua mamma ci chiamò domenica mattina per sapere se avesse trascorso la notte da noi.

-La sera prima infatti era andata a una festa con suo fratello?

R: Sì, poi era andata via perché avrebbe dovuto incontrarsi con un’amica con la quale sarebbe dovuta andare in montagna. Ma non si incontrarono mai. Zia aveva chiamato per sapere se alla fine Katty fosse venuta a dormire da noi.

-Ma non era venuta da voi né l’avevate sentita?

R: No. Non l’avevamo sentita assolutamente. Poi al tempo non c’erano neanche i cellulari. Potevamo sentirci solo sul fisso e chiamavo costantemente zia. Ero convinta che le fosse successo qualcosa. Ero convinta che fosse morta appena aveva chiamato sua mamma.

-E la notizia quando arrivò in maniera ufficiale?

R: Mia madre ed io eravamo a casa di nonna, materna per me, paterna per Katty, ed io telefonavo ad intervalli regolari a zia Eli.
Verso le h14 smise di rispondere.
Fui presa dal panico. Insieme a un amico iniziai a girare tutti i commissariati di Roma. Entravo e dicevo di essere la cugina di Katty Skerl, e chiedevo se sapessero qualcosa.


-Te lo hanno detto subito?

R: Nessuno sapeva niente fin quando non arrivai al commissariato di San Basilio. Dissi all’agente, come avevo fatto in molti altri commissariati, che stavo cercando mia cugina. E lui me lo disse.

-Te lo disse in maniera così diretta?

R: Sì. Era il poliziotto che stava di piantone che incontravi appena arrivavi. Non ho idea di che grado avesse. Mi disse in maniera diretta, senza tanti giri di parole, che mia cugina era stata assassinata e mia zia era in una stanza lì. E poi mi portò dal commissario dove era anche mia zia.

-E lì che cosa accadde?

R: Ricordo che appena entro, zia mi indica e dice al commissario: «Sì sì, Katty era come lei, proprio come lei».

-Intendeva dire come aspetto fisico?

R: Sì, noi due ci assomigliavamo molto. Ma lei intendeva di corporatura in quel momento. La polizia faceva molte domande. Anche per sapere se secondo noi era una tipa capace di difendersi. Sicuramente Katty aveva un carattere determinato, ma quando sei alta 1,58 e pesi poco più di 40 chili potrai capire benissimo che non è facile difenderti, soprattutto da un uomo robusto o da più uomini.

-Ma la polizia era riuscita subito a identificarla?

R: Sì, tra le altre cose nello zaino aveva un compito in classe. E lì ovviamente c’era scritto nome e cognome, sezione.

-Tornando alla festa, che è l’ultimo luogo in cui lei è stata vista viva, che ricostruzione avete fatto degli eventi?

R: Ma niente, lei è andata alla festa ed è stata molto normale e tranquilla con tutti. Poi doveva andare a prendere i mezzi per recarsi da questa amica con la quale poi sarebbe partita per la montagna. Aveva paura perché doveva passare una parte buia del parco. Maria Cristina ed Enrico, due amici comuni, le hanno chiesto se voleva che l’accompagnassero. Ma poi è intervenuto suo fratello dicendo che lei era comunque abituata a girare da sola.

-Senti, tuo zio Peter si era trasferito in America, precisamente a Los Angeles, poco tempo prima. È vero che non venne al funerale della figlia?

R: Mio zio sarebbe venuto se avesse potuto fare qualcosa per lei. Katty era già morta, lui non poteva fare niente. All’epoca era complicatissimo tornare dagli Stati Uniti. Molti lo hanno offeso.

-Ma cosa ne sanno loro di quello che provava? Di tutto il dolore che aveva addosso?Hai mai parlato di tua cugina con lui?

R: No. Katty era diventato un argomento tabù per lo zio. Non si poteva parlare di lei, il dolore era troppo grosso. La zia si chiuse in se stessa e suo fratello ruppe con molti rapporti, anche con me. Poi c’era una questione particolare…

-In che senso?

R: Io e Katty ci assomigliavamo tantissimo fisicamente. Anni dopo mi capitò di andare a trovare la zia. Anche se io e Katty avevamo i capelli differenti, mi sono accorta da come mi guardava che in me la rivedeva. Credo fosse terribile per lei. E anche io mi sentivo molto a disagio. Alla fine è difficile da spiegare, ma tu ti rendi conto che sei la presenza di un’assenza.

-Quindi non hai più potuto parlare di lei con le persone che le volevano bene?

R: A dire la verità una volta andai con mia nonna in America a trovare mio zio. Solo quella volta mi capitò di ricordarla e di parlarne. Ricordo che si commosse e fece commuovere le persone che erano lì. Ma poi non ne parlammo più… A lui faceva troppo male.

-Avete mai sospettato di qualcuno che conoscevate come assassino?

R: In quei momenti ti fai tanti sospetti. Tutto diventa stranissimo. Non è una cosa che si può spiegare perché non è una cosa che siamo preparati ad affrontare. Mio zio e mia zia erano separati. Inizialmente pensammo che qualche spasimante della zia si fosse innamorato di lei e davanti alle avance rifiutate l’avesse poi uccisa. Noi ragazzi della comitiva, nell’immediatezza, eravamo convinti che si trattasse di un serial killer. Avevo parlato con il dottor Cavaliere, al tempo responsabile delle indagini, e mi ero offerta di andare in giro per fare da esca visto che le assomigliavo molto.

-E lui accettò?

R: No, assolutamente. Ma fu davvero molto gentile ed umano. Capì il nostro stato d’animo. Non volle offenderci in alcun modo, anzi ci ringraziò molto. Però ci disse che avrebbero pensato loro a risolvere il caso. Col senno di poi capisco che non ci fosse assolutamente bisogno di ragazzi che si gettavano a risolvere una situazione più grande di loro.

-Quando pensi oggi a Katty quali sono le cose che ti vengono in mente?

R: Penso alle feste in garage quando si andava a ballare. A quando andavo a trovarla. E poi mi viene da pensare a quanto le piacesse stare al centro dell’attenzione. Se qualche ragazzo voleva ballare con me, ma interessava anche a lei, si arrabbiava. Era fatta così. Esuberante ma era buona. Mi viene in mente ancora quella frase dei tre porcellini: “mai nessuno ci dividerà”…
Senti, una domanda molto difficile.

-Quando pensi al fatto che hanno rubato la sua salma cosa provi?

R: Io non credo nelle tombe. Anche se per un anno le portavo sempre garofani. Sono aconfessionale, ma questo non vuol dire che non sia una persona spirituale. Sono mistica, non credo al sepolcro. Però mi fa ribrezzo soltanto pensare che qualcuno sia potuto andare a prendere i resti mortali di una persona. Mi viene la pelle d’oca solo a pensarci. Ci sono persone che danno un valore alle tombe, bisogna portargli rispetto. Poi penso una cosa assurda. È vissuta per poco ed è sparita. Non c’è più niente in questo mondo di lei. Praticamente come se non fosse mai esistita. Cosa ha fatto per meritarselo?

A questo punto Laura si è commossa.

-Ti chiedo scusa, ho solo un’ultima domanda. Ti capita mai di parlare con lei?

R: Accidenti. Io parlo sempre con Katty. Io so che c’è ancora. Che dà dei segnali dall’universo.

-Allora scusami un’ultimissima domanda. Che cosa vorresti che ti dicesse?

R: Vorrei che mi desse un nome per fare un po’ di luce, ma forse è chiedere troppo.

Laura sorride ed, in qualche modo, va bene così.

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Tags: AssassinoFEMMINICIDIOGialloIN EVIDENZAKatty SkerlLaura MatteiMISTERO
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