Iran, ore decisive: Washington valuta attacchi mirati ma teme l’effetto boomerang

Iran, ore decisive: Washington valuta attacchi mirati ma teme l’effetto boomerang

Aumentano le probabilità di un attacco degli Stati Uniti contro il regime canaglia degli Ayatollah, anzi, sembra una questione di ore.

Tuttavia, all’interno dell’amministrazione si teme che gli attacchi militari possano ritorcersi contro di loro e contro gli stessi manifestanti.

La CNN ha affermato che i timori all’interno dell’amministrazione sono che gli attacchi potrebbero avere l’effetto indesiderato di mobilitare il popolo iraniano a sostegno del governo, o di indurre l’Iran a reagire con la forza contro le basi americane nella regione, contro Israele, oltre al rischio che possano essere incrementate le violenze contro gli stessi manifestanti.

Oggi il Presidente Trump incontra i massimi funzionari della sicurezza nazionale per discutere delle opzioni sul tavolo.

Tra i presenti ci sono il Vicepresidente J.D. Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio, e il capo degli Stati Maggiori Riuniti, Generale Dan Caine.

Le opzioni che il Presidente sta valutando non prevedono l’invio di truppe sul terreno in Iran. Questo e’ da escludere.

Le opzioni considerate spazierebbero da attacchi militari su larga scala a attacchi più mirati contro specifici leader iraniani o contro le infrastrutture delle IRGC, le guardie della rivoluzione, che hanno aiutato il regime a reprimere violentemente le proteste.

Altre opzioni includono operazioni informatiche contro obiettivi militari o del regime iraniano, un passo che potrebbe ostacolare gli sforzi per reprimere le proteste.

Altre opzioni sarebbero nuove sanzioni contro figure del regime o settori dell’economia iraniana come l’energia o il settore bancario.

La Casa Bianca ha anche valutato la possibilità di fornire tecnologie come Starlink per rafforzare la connettività internet in Iran.

Ciò che sembra meno probabile è una spinta americana a tutto campo per un cambio di regime.

Gli attacchi saranno comunque limitati e di breve durata.

Il rovesciamento del regime è in contrasto con l’approccio del Presidente verso l’Iran.

Data la sua posizione in Medio Oriente, l’Iran è un caso molto più complesso rispetto, ad esempio, al Venezuela, e non dispone di un opposizione unita e organizzata in grado di governare.

Il tentativo di rovesciare il regime porterebbe a un certo livello di caos che contaminerebbe tutto il Medio Oriente con conseguenze imprevedibili.

E credo che l’amministrazione Trump sia molto cauta nel lasciarsi invischiare in quel livello di caos e imprevedibilità.

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