La situazione in Iran è ormai di dominio pubblico. La stampa europea e italiana (quella di regime, beninteso) aveva provato a mettere a tacere che il regime teocratico degli ayatollah è ormai a un passo dal capitolare. In un mio articolo del 4 gennaio (ecco il link) fui tra i primi a denunciare la situazione. La gente normale è esausta, soggiogata ma fortemente motivata a riprendersi la libertà. A tornare quella che era la splendida, libera e occidentale Persia.
Già perché si tende a dimenticare quello che era l’Iran o la Persia sotto lo Scià Mohammad Reza Pahlavi nei primi anni ’70, era una monarchia in rapida modernizzazione e occidentalizzazione. Fino al 1979 quando si instaurò la Repubblica Islamica. Fine dei giochi. Giusto per farvi un esempio: nel 1974 le donne iraniane vestivano così (foto 1):
Io sono qui che sto aspettando che la sinistra delle manifestazioni di piazza per Ucraina, Palestina e Maduro si muova e faccia qualcosa per protestare contro un regime dittatoriale. Mi aspetto che una qualche flottiglia parta alla volta degli oltre 2.400 chilometri di costa iraniana. Nessuno protesta per le oltre diecimila vittime della polizia e per le decine di migliaia di incarcerati? Ipocriti!
Mi sa però che attendo invano. Perché è vero che i manifestanti di sinistra vivono in un costante cortocircuito mentale, ma questa volta la situazione è paradossale anche per loro che fanno della propria vita una commedia del grottesco. Basti pensare che i manifestanti pro-pal (solo a me ricorda la famosa marca di cibo per cani tanto in voga negli anni ’80? Io ai miei cani do Pal!) erano ben presenti al gay pride. Che se un gay si avvicina alla Palestina, semplicemente smette di vivere.
Il cambio della bandiera
Banderuola, volta gabbana. A sinistra lo sfoggiare vessilli di altri paesi (sempre di stampo islamico o dittatoriale di sinistra) è diventata una professione impegnativa. I negozi di bandiere hanno fatto fortuna. In questi anni ne hanno vendute a pacchi dell’Ucraina. Poi annusando il vento, si sono approvvigionati di quelle della Palestina, e anche lì hanno fatto fortuna. Col Venezuela sono stati presi un po’ alla sprovvista. Infatti in alcuni cortei ho intravisto anche bandiere colombiane. Sono gli stessi colori, ci sta che vadano bene ugualmente. Mai che vadano in giro con la bandiera italiana.
Spero per loro che non abbiano fatto scorta di bandiere iraniane perché ho la sensazione che restino nei magazzini invendute. Può forse la sinistra di Landini, Schlein, Fratoianni, Bonelli, Conte, e compagnucci assortiti, rinnegare il loro amore viscerale, fisico e cieco verso l’Islam e andare contro Khamenei? Vorrebbe dire rinnegare tutto quello per cui hanno combattuto fino ad ora. Ripensandoci bene: ne sarebbero più che capaci.
A proposito. La bandiera dell’Iran e quella di destra. Non quella di sinistra.
