Il vuoto persiano: le insidie di un collasso del regime iraniano
Non è chiaro quale direzione prenderà l’Iran nei prossimi anni, ed è possibile che una futura amministrazione Trump punti apertamente alla caduta del regime.
Tuttavia, un collasso dell’apparato statale iraniano produrrebbe conseguenze che vanno ben oltre il confronto già aspro con Russia e Cina, aprendo un problema strutturale anche all’interno del campo degli alleati più solidi dell’Occidente, in particolare Arabia Saudita e Turchia
La Turchia si percepisce come erede delle reti politiche e culturali dell’Impero Ottomano della Sublime, l’ultimo grande impero sunnita e riferimento storico delle aspirazioni più ambiziose dell’Islam politico. L’Arabia Saudita, al contrario, è una potenza di costruzione più recente e a vocazione prevalentemente regionale, ma dispone di enormi capitali e, soprattutto, custodisce le due moschee sacre che rappresentano il cuore simbolico dell’Islam.
Un collasso totale dell’Iran creerebbe un vuoto di potere senza precedenti nel mondo sciita, un vuoto che non resterebbe tale a lungo, perché nella storia mediorientale ogni spazio lasciato libero viene immediatamente occupato
In assenza di un soggetto capace di tenere insieme l’eredità politica, culturale e strategica dell’antico Impero Persiano, la Turchia, con la sua mentalità imperiale, avrebbe l’occasione di proiettarsi su questo spazio come potenza sostitutiva.
Una simile opportunità non potrebbe però essere ignorata dall’Arabia Saudita, che si troverebbe di fronte a una ridefinizione radicale degli equilibri regionali. Il problema per Riad è che, al di là delle risorse finanziarie, un confronto diretto vedrebbe la Turchia avvantaggiata per dimensioni delle forze armate, capacità industriale e tradizione strategica. Ankara potrebbe imporsi in modo progressivo e sistematico a discapito saudita.
Uno scontro di questo tipo rischierebbe di produrre uno scenario catastrofico per la stabilità del Medio Oriente e, poiché Riad non avrebbe realistiche possibilità di vincere una guerra diretta, l’unica alternativa sarebbe il finanziamento indiretto di una resistenza nazionale all’interno dell’Iran, con l’obiettivo di impedire alla Turchia di consolidare la propria influenza
Una strategia che aprirebbe la strada a tensioni destinate a protrarsi per decenni.
L’alternativa a questo scenario sarebbe la tenuta dell’attuale classe dirigente iraniana, oppure una transizione controllata che eviti il collasso dello Stato
In ogni caso, una svolta completamente occidentale o filo-occidentale dell’Iran difficilmente sarebbe tollerata da Cina e Russia, che si troverebbero costrette a giocarsi il tutto per tutto per non perdere un nodo strategico fondamentale.
L’equilibrio complessivo resta dunque estremamente precario e ogni mossa avventata rischia di innescare una reazione a catena di cui oggi è difficile misurare la portata.
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