Il ruolo centrale del Capo dello Stato in una politica fragile
L’assenza di critiche significative al messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non è un fatto secondario, ma un dato politicamente rilevante.
Essa conferma quanto il ruolo del Capo dello Stato sia diventato centrale nel sistema istituzionale italiano, soprattutto in una fase storica segnata dalla debolezza della politica e dei partiti
Il consenso trasversale che accompagna le parole del Presidente non è soltanto il riflesso di un rispetto formale, ma il riconoscimento di una autorevolezza sostanziale, che ha reso il Quirinale un punto di riferimento stabile.
In un contesto di instabilità, il Capo dello Stato è percepito sempre più come l’unica certezza istituzionale, capace di garantire continuità e equilibrio
Questo fenomeno va letto alla luce di un elemento fondamentale: Sergio Mattarella, come Giorgio Napolitano prima di lui, proviene dalla politica.
Nella Prima Repubblica questa era la normalità; oggi, invece, assume un valore diverso. In un sistema in cui i partiti appaiono deboli e spesso incapaci di esprimere leadership solide, l’esperienza politica del Presidente rafforza, anziché indebolire, la sua funzione di garanzia. La centralità del Quirinale cresce, di fatto, in proporzione alla fragilità del sistema politico.
Dal 2011 in poi l’Italia ha vissuto una lunga stagione di governi privi di una diretta investitura popolare. Governi guidati da figure talvolta autorevoli sul piano personale, ma strutturalmente fragili, spesso condizionati da maggioranze incoerenti o create artificialmente da una legge elettorale incapace di produrre vincitori chiari
In questa fase, il baricentro del sistema si è progressivamente spostato verso il Colle.
Un esempio emblematico di questa dinamica è rappresentato dall’esperienza di Mario Draghi. Durante il suo mandato a Palazzo Chigi apparve evidente il suo interesse per il Quirinale, anche perché il ruolo del Presidente del Consiglio, in quel contesto politico frammentato, non consentiva di imprimere reali e duraturi cambiamenti.
In un sistema senza una maggioranza politica solida, il potere di indirizzo del premier risultava limitato, mentre l’unica vera continuità e autorevolezza risiedeva nel Colle
Non è un caso che i governi succedutisi in quel periodo siano stati spesso definiti, nei fatti, “governi del Presidente”: esecutivi nati e sostenuti più dalla necessità di garantire stabilità istituzionale che da una chiara volontà popolare. Il Quirinale diventava così il perno dell’intero sistema, supplendo alle carenze della politica.
In questo quadro assume particolare rilievo l’attuale fase politica. Il governo guidato da Giorgia Meloni rappresenta il ritorno a un esecutivo chiaramente legittimato dal voto degli elettori, con una Presidente del Consiglio che si è presentata come candidata alla guida del governo ed è arrivata a Palazzo Chigi attraverso una vittoria elettorale
Al di là di ogni valutazione di appartenenza politica o di consenso personale, questo elemento restituisce prestigio e forza al ruolo del premier e contribuisce a riequilibrare il sistema istituzionale.
La coesistenza di un Capo dello Stato autorevole e condiviso e di un governo politicamente legittimato segna un passaggio importante dopo anni di eccezionalità
Il silenzio critico che ha accompagnato il discorso di fine anno di Mattarella non è dunque un’anomalia, ma la conferma della solidità di una figura che, in una fase di profonda trasformazione, continua a rappresentare il fulcro della Repubblica.
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