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Home L'Editoriale

Il ritorno degli imperi, la nuova dottrina della forza

di Francesco Terracciani
24 Settembre 2026
In L'Editoriale
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Il ritorno degli imperi, la nuova dottrina della forza
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Il ritorno degli imperi, la nuova dottrina della forza

Il Presidente Donald Trump non poteva essere più esplicito dal podio del Palazzo di Vetro per dire alle Nazioni Unite quale è la nuova realtà che il mondo deve accettare.

Il suo discorso è stata la rivendicazione di una politica basata sull’uso della forza laddove sia ritenuto necessario per gli interessi americani, una politica finalizzata al controllo delle risorse, specialmente nell’Emisfero Occidentale, sintetizzata con una chiara espressione: “il bottino appartiene ai vincitori”.

Il Presidente ha iniziato il suo intervento magnificando la forza economica, tecnologica e militare degli Stati Uniti.

Donald Trump ha voluto mandare un messaggio ai nemici, ma anche agli amici: l’America non è in declino.

Un messaggio che in realtà Trump è stato costretto a inviare a causa proprio delle sue scelte: lo stallo in cui si trova nel conflitto contro Teheran ha dimostrato, almeno finora, i limiti della potenza americana.

Stallo che la Casa Bianca deve assolutamente superare

Mai un Presidente degli Stati Uniti aveva usato il palco dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per minacciare di distruggere un paese straniero.

Nel suo discorso, Donald Trump l’ha fatto, dicendo di essere di fronte a una scelta: arrivare a un accordo o annientare l’Iran.

Ovviamente, deve annientarlo.

Ma troppe volte lo ha minacciato e troppe volte non ha fatto nulla.

Queste parole erano era rivolte al regime terrorista degli Ayatollah, ma anche all’opinione pubblica americana.

In sostanza, il Presidente afferma che il voto di novembre nelle elezioni di metà mandato non inciderà sulla decisione finale riguardante l’Iran

Il suo discorso è stata una rivendicazione della sua politica di potenza: nessuna marcia indietro rispetto alle minacce bellicose che, nel corso del suo secondo mandato, ha affiancato all’azione militare.

Decisioni che riguardano il Medio Oriente, ma anche l’Emisfero Occidentale e il suo controllo da parte degli Stati Uniti.

Con la postura del potente, Donald Trump ha rivendicato l’attacco al Venezuela perché poi ha portato poi all’accordo con cui gli Stati Uniti controllano il petrolio di Caracas.

È il concetto del “vincitore che prende tutto”

Citando poi i cartelli di droga del Messico, Trump ha minacciato altri interventi armati nel continente americano, ha preannunciato la fine del regime di Cuba e ha fatto un collegamento tra il regime cubano e il nemico interno, cioe’ i comunisti e i socialisti americani, lo spettro che si aggira negli Stati Uniti.

Infine, la Groenlandia. Ha annunciato la costruzione di due grandi basi militari e il veto su ogni investimento straniero.

Se confermate nell’accordo siglato a margine dell’Assemblea, non è l’annessione, come lui voleva, ma comunque un opzione di controllo di fatto delle ricchezze dell’isola.

Il discorso del Presidente mi e’ piaciuto

Un discorso da neoconservatore.

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Tags: DONALD TRUMPIMPERIALISMOONUPRIMO PIANOStati Uniti D'America
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