IL RAGIONEVOLE DUBBIO DIETRO LE SBARRE
Se la stessa Procura dubita, la detenzione senza certezza assoluta cessa di essere giustizia e diventa tortura dello Stato. Il principio fondamentale della nostra civiltà giuridica non può essere barattato con l’arbitrio
Ma perché stasera Alberto Stasi è ancora in carcere?
È questa la domanda di fondo che si impone davanti alla cronaca, perché in questa vicenda sembra sussistere, in maniera evidente, un clamoroso e ragionevole dubbio. Ci troviamo di fronte a una situazione paradossale in cui la Procura stessa arriva a pensare che il colpevole possa essere stato un altro uomo, Andrea Sempio.
Al di là del principio sacrosanto secondo cui prima di mandare in galera qualcuno non può assolutamente bastare una semplice accusa, c’è un fatto macroscopico e lampante che non si può ignorare: il dubbio su una persona che si trova attualmente in galera esiste e permane.
E non ci possono essere dubbi, ancor peggio se supportati e alimentati dalle tesi della stessa Procura, sulla colpevolezza di un individuo che sta subendo la privazione della libertà personale
Quando si accetta che rimanga un’ombra dietro le sbarre, non si parla più di giustizia, si parla di tortura. Come diceva chi è stato molto più saggio di me, la tortura consiste proprio nel comminare e infliggere una pena prima ancora che sia stata accertata la colpevolezza in modo definitivo. La regola aurea del diritto impone che se esiste un ragionevole dubbio, e in questo caso un ragionevole dubbio c’è, bisogna necessariamente assolvere.
Non è in alcun modo tollerabile infliggere la sanzione della reclusione quando non si è raggiunti la certezza assoluta della colpevolezza dell’imputato.
Ancor di più, non si può accettare che all’interno delle aule di un tribunale della Repubblica abbiano asilo e diritto di cittadinanza domande fuorvianti e retoriche come: se non è stato lui, allora chi è stato?
La giustizia non si fa per esclusione o per supposizione
Non bastano gli indizi importanti, servono prove certe. Non può esserci spazio per nessun tipo di arbitrio. Il giudizio al di là di ogni ragionevole dubbio rappresenta un principio invalicabile di civiltà, un argine fondamentale per il nostro sistema. Se rinunciamo a questo caposaldo pur di trovare un colpevole a tutti i costi, smettiamo di essere un paese civile e diventiamo, definitivamente, solo uno stato di cialtroni.
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