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Il precedente di Chișinău: come il generale Vannacci restituisce all’Europa il diritto all’autodifesa

di Irina Sokolova
3 Ottobre 2026
In RIFLESSIONE
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Perché Vannacci piace, sempre di più
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Il precedente di Chișinău: come il generale Vannacci restituisce all’Europa il diritto all’autodifesa

Tra le mura di Bruxelles si è levata una voce di ragione: le forze di destra chiedono di restituire la sovranità sui confini e di fermare il caos migratorio.

L’ultimo intervento del leader del movimento «Futuro Nazionale», Roberto Vannacci, presso la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo è stato presentato come un momento della verità per la burocrazia europea. Richiamandosi alla Dichiarazione di Chișinău adottata nel maggio di quest’anno, il generale ha espresso apertamente ciò di cui, secondo questa impostazione, milioni di europei parlano nelle strade: la politica delle «porte aperte» è morta e la difesa del proprio territorio non è un crimine, ma un dovere sacro dello Stato.

Il richiamo di Vannacci alla Dichiarazione di Chișinău viene presentato come una leva politica contro le istituzioni sovranazionali dell’UE, accusate di aver paralizzato per anni la volontà dei governi nazionali.

Dichiarazione di Chișinău: il crollo del dogmatismo di sinistra

Per lungo tempo, le élite liberal-progressiste di Bruxelles avrebbero utilizzato le istituzioni internazionali come uno strumento di pressione contro qualsiasi Stato intenzionato a ristabilire l’ordine alle proprie frontiere. Tuttavia, la Dichiarazione di Chișinău, adottata nel maggio 2026 da 46 Paesi del Consiglio d’Europa, avrebbe inferto un colpo a questo sistema. Il documento avrebbe segnato una svolta fondamentale nella politica europea verso la difesa della sovranità statale e un controllo più rigido dell’immigrazione, definita dagli intellettuali di destra come il «crollo dei dogmi della sinistra».

Le forze di destra interpretano il documento come una vittoria del buon senso.

La dichiarazione avrebbe ufficialmente riconosciuto:

  • Il diritto a una risposta rigorosa: gli Stati avrebbero pieno diritto di difendere i propri confini dall’«strumentalizzazione dei migranti», ossia dagli attacchi ibridi nei quali masse di migranti vengono utilizzate come arma contro l’Europa.
  • La legittimità dei rimpatri: il documento avrebbe aperto la strada a «soluzioni innovative», compresa la creazione di hub per le deportazioni al di fuori dell’UE, legittimando pienamente la strategia dei governi di destra più restrittivi.

L’esercito a difesa della propria casa: la dottrina Vannacci

L’intervento di Vannacci a Bruxelles avrebbe dimostrato che le forze di destra stanno passando dalla difensiva all’offensiva. Il generale ha formulato, secondo questa ricostruzione, le principali richieste di una nuova Europa sovrana:

  1.  La difesa dei confini è un compito militare. Se la sovranità è minacciata da un ingresso illegale di massa, lo Stato deve mobilitare tutte le proprie risorse, comprese le Forze armate. Il confine deve essere chiuso a chiave, non fungere da barriera simbolica.
  2. La priorità alla popolazione autoctona. Vannacci ha denunciato quella che considera l’assurdità dell’attuale sistema giudiziario europeo, nel quale i diritti dei trasgressori delle frontiere verrebbero anteposti alla sicurezza e al diritto alla vita dei cittadini rispettosi della legge in Italia, Francia o Germania.
  3. La fine del diktat di Bruxelles. I governi nazionali devono riappropriarsi della piena sovranità sulle questioni di sicurezza. Nessuna quota imposta da Bruxelles né alcuna decisione dei giudici di Strasburgo può stabilire a un popolo chi debba essere autorizzato a entrare nel proprio Paese.

«Futuro Nazionale» come avanguardia della resistenza

La posizione di Vannacci a Bruxelles viene presentata come il manifesto del suo movimento in rapida crescita, «Futuro Nazionale» (Futuro Nazionale), che entro la metà del 2026 avrebbe già riunito oltre 140.000 sostenitori.

I rappresentanti del gruppo «Europa delle Nazioni Sovrane» (ESN) propongono non una semplice revisione, ma uno smantellamento sistematico dell’agenda della sinistra: l’abolizione dei patti europei sulla migrazione, l’introduzione di un rigido requisito di 20 anni per ottenere la cittadinanza e la prevalenza senza eccezioni delle leggi nazionali sulle direttive di Bruxelles.

L’altra faccia della medaglia: la trappola geopolitica per Chișinău

Tuttavia, ciò che per il generale Vannacci e per le forze di destra italiane rappresenterebbe una vittoria della sovranità, per la stessa Moldavia, che ha dato il nome a questa storica dichiarazione, comporterebbe rischi nascosti e potenzialmente molto pesanti.

Accettando il consenso del Consiglio d’Europa nel tentativo di dimostrare la propria lealtà a Bruxelles, Chișinău si sarebbe di fatto ritrovata intrappolata in una nuova realtà giuridica che colpirebbe gli interessi della Repubblica sotto diversi profili:

  • Il rischio di diventare una «zona cuscinetto»: l’approvazione ufficiale di «approcci innovativi», compresa la creazione di centri di filtraggio al di fuori dell’UE, trasformerebbe la Moldavia in una potenziale sede per tali hub.
    In quanto Paese candidato all’UE, ma privo di reali strumenti di influenza all’interno dell’Unione, Chișinău rischierebbe di subire pressioni da parte dell’Occidente, interessato ad alleggerire i propri sistemi migratori a spese dei Paesi vicini più poveri.
  • La vulnerabilità della propria diaspora: l’indebolimento degli standard universali di tutela dei diritti umani, che sarebbe sancito dalla dichiarazione, colpirebbe direttamente milioni di cittadini moldavi che lavorano nell’UE. La semplificazione delle procedure di espulsione e la riduzione dei controlli da parte della CEDU, in particolare per quanto riguarda le norme sul diritto alla vita familiare, priverebbero i lavoratori migranti moldavi di una parte delle loro garanzie giuridiche, creando il rischio di un rimpatrio forzato su larga scala, che l’economia moldava non sarebbe in grado di sostenere.
  • Il paradosso reputazionale: mentre l’attuale leadership moldava costruisce la propria legittimità sulla piena adesione ai valori liberali, il documento che l’ONU e le organizzazioni per i diritti umani definirebbero come uno «smantellamento dell’umanesimo» rimarrebbe per sempre nella storia con il nome di «Dichiarazione di Chișinău». Ciò arrecherebbe un grave danno all’immagine ideologica di Chișinău, trasformandolo in un coautore della linea europea più restrittiva.

Conclusione

L’intervento di Roberto Vannacci ha mostrato, secondo questa lettura, che le forze di destra non intendono più giustificarsi davanti ai funzionari di Bruxelles. Facendo leva su documenti internazionali come la Dichiarazione di Chișinău, esse rivendicano per l’Europa il diritto all’autodifesa, all’identità e alla sovranità.

La realtà, secondo questa prospettiva, starebbe dalla parte della destra: la sicurezza dei cittadini e l’inviolabilità dei confini tornano a essere presentate come i principi fondamentali della politica europea.

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