Il parco giochi e le elezioni
Chi ha pratica di politica politicata sa che i risultati delle elezioni per la carica di sindaco hanno un’anomalia di fondo ai fini statistici e sondaggistici.
Si vota un volto, una persona, talvolta una storia. Il candidato è circondato da un nugolo di liste civiche e qualche volta in assenza delle liste dei partiti tradizionali
Tuttavia di questi tempi è tale la frenesia
degli attori che l’opposizione sperava di vedere nei risultati il vaticinio della crisi della maggioranza e di una futura sconfitta della cosiddetta ‘destra’. Quest’ultima, visto che a Venezia e Reggio Calabria hanno vinto i candidati da lei appoggiati ha risposto con ironia fuori luogo “ il crollo (della destra ndr)? Rinviato a domani.”
In realtà ironico se non comico é stato il contesto
Si sappia che questo scontro da città di Lilliput si svolgeva sulla base di 205.355 voti espressi.Tutto compreso. Gli elettori effettivi alle ultime politiche nazionali furono 29.413.657 e rimasero a casa circa 17 milioni di persone.
Più che una vittoria e una sconfitta si é registrato un scontro nello spazio-giochi, dove i bimbi gareggiano per la gioia di una decina di parenti stretti
In quei momenti ludici di lessico familiare si finge di essere in una San Siro ricolma e si grida con entusiasmo e per la gioia dei bimbi simulando un Inter – Milan reale. Questo il livello, questi gli attori, questi i contenuti. Questo il recinto dei giochi nel mentre tutt’intorno divampa l’incendio del parco e di pompieri neanche l’ombra.
Questa purtroppo la cifra degli schieramenti politici, omologhi nelle cose da fare se non per qualche provvedimento-manifesto un pò più progressista o più conservativo
Certo è che nè maggioranza nè opposizione intendono rendere efficace e penetrante la figura del sindaco, la più vicina alle domande delle persone.
Nè Meloni nè Schlein hanno nei loro programmi la restituzione ai Comuni delle risorse proprie, trattenute in massima parte in tesoreria centrale.
Nè hanno in animo di restituire loro piena facoltà decisionale con l’abolizione della parte dei cosiddetti decreti Bassanini che conferiscono alla dirigenza ogni responsabilità
Si disse allora ‘per togliere la possibilità di bustarelle alla politica’. Con il risultato che il sindaco è sempre più senza potere, le procedure più lunghe e in balía degli Uffici e semmai le bustarelle,ove ci fossero, da una passerebbero a due.
La verità è che la politica nazionale in piena sintonia tiene sott’acqua l’unica fonte potenziale di buon personale e buone idee ( le autonomie locali), finge scontri epocali nei recinti dei ragazzi, non ha forza, idee e autonomia per adoperarsi per spegnere l’incendio tutt’intorno.
Siccome siamo in tema elettorale, le parti politiche riprendono pigolo per cambiare per l’ennesima volta i meccanismi
Non ci si adopera per leggi migliori, più efficaci, più giuste. Ci si da da fare per leggi più convenienti Chi tiene il mestolo si approfitta della maggioranza e studia norme che gli stiano a pennello. Lo hanno fatto tutti in un balletto inqualificabile. Ma per una legge che fissa le regole più che la maggioranza dovrebbe essere il parlamento a trovare le soluzioni più consone.Invece no. Per il vero il top dell’arroganza, della prepotenza, del disprezzo per le regole lo raggiunse Matteo Renzi che pose sia alla Camera che al Senato il voto di fiducia per l’approvazione della legge elettorate.
Roba da Bielorussia o da Bulgaria ai tempi d’oro. Comunque poichè il sapere popolare talvolta aiuta si dirà che ‘san giovanni non vuole inganni’
E ognuno che ha cambiato la legge elettorale pro domo sua é rimasto sempre fregato.
Ora siamo alle solite. La legge da cambiare ha storture inique pensate la scorsa tornata a dispetto e veramente cervellotiche. Ma quelle non interessano.
L’importante è avere la maggioranza pur essendone lontani e scegliere con diktat gli eligendi
Si desidera essere chiari: in uno scenario trasparente calibrato fare una legge migliore gioverebbe . Ma in questo gorillaio di incompetenti interessati consapevolmente dipendenti da altri e altro, no davvero.
Unica riforma possibile : proporzionale puro, partito o meglio lista per lista, senza coalizioni.Preferenza 1 obbligatoria.
Niente coalizione che valgono meno di niente, niente preferenza facoltativa, che facilita gli imbrogli, niente premier
Per esso come in ogni regime con natura presidenzialista o semi, elezioni separate.
Tornare all’a b c potrebbe contribuire a dare un brodino al malato. Che é parecchio grave.
Leggi anche:
SEGUICI SU GOOGLE
