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Home Economia

IL NUCLEARE TORNA IN ITALIA, NARDELLA RISPONDE CON UN CAVALLO

di Simone Margheri
26 Settembre 2026
In Economia
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IL NUCLEARE TORNA IN ITALIA, NARDELLA RISPONDE CON UN CAVALLO

Per decenni l’Italia ha discusso di transizione energetica come se bastassero due pannelli solari e tre pale eoliche per tenere in piedi un Paese industriale. Un’illusione comoda, buona per chi doveva solo produrre slogan e non megawatt.

Nel frattempo abbiamo continuato a importare energia dall’estero, mentre la Francia costruiva la propria indipendenza elettrica sul nucleare

E abbiamo bruciato risorse pubbliche colossali in misure di cui paghiamo ancora il conto.

Il Superbonus 110% ha superato, secondo le rilevazioni Enea, i 120 miliardi di euro di spesa per meno di mezzo milione di abitazioni ristrutturate. Il Reddito di cittadinanza, tra il 2019 e la sua abolizione, ne è costato allo Stato altri 30 circa. Fanno insieme oltre 150 miliardi di euro, a cui si aggiunge il PNRR che ha mobilitato quasi 200 miliardi tra fondi europei e nazionali.

Un conto alla mano, e senza pretesa di precisione ingegneristica visto che i costi variano molto da progetto a progetto, con un prezzo medio stimato tra i 12 e i 15 miliardi di euro per un reattore di ultima generazione, quei 150 miliardi bruciati tra Superbonus e RdC sarebbero bastati, sulla carta, a costruire una decina di centrali nucleari. Dieci centrali, non due pannelli solari

Non significa che quei fondi potessero essere trasformati, euro su euro, in impianti nucleari: tempi di realizzazione, iter autorizzativi e scelte politiche di allora erano altri. Ma la domanda resta, ed è politica prima che tecnica: quanto sarebbe diverso oggi il Paese se una quota maggiore di quelle risorse fosse finita in infrastrutture produttive, energia e sicurezza degli approvvigionamenti, invece che in incentivi a scadenza e sussidi a pioggia?

Perché una cosa resta certa: l’energia non si produce con gli slogan, si produce con gli impianti.

Elettrificare trasporti, industria, riscaldamento e consumi significa avere insieme una rete adeguata e una produzione elettrica sufficiente, stabile e competitiva. Ieri il Senato ha approvato definitivamente la delega al Governo per il nucleare sostenibile: un cambio di paradigma dopo decenni di rinuncia ideologica alla produzione elettronucleare

Il nucleare non sostituisce le rinnovabili, le affianca con una fonte programmabile e a basse emissioni, riducendo la dipendenza dall’estero. Mentre noi discutevamo ancora di ideologia, la Cina costruiva reattori: secondo l’IEA metà della capacità nucleare oggi in cantiere nel mondo è cinese.

E mentre il Paese prova finalmente a guardare avanti, c’è chi preferisce guardare indietro, cavallo compreso

L’ex sindaco di Firenze Dario Nardella, oggi europarlamentare, ha scelto di protestare contro la linea del Governo sul bollo auto inscenando una passerella con un cavallo a un distributore di carburante. Un gesto pensato per far ridere, o forse solo per far parlare di sé, che però dice molto più di quanto vorrebbe.

Perché mentre Nardella si concedeva la sua trovata goliardica, i lavoratori che ogni giorno devono fare il pieno per andare al lavoro, per consegnare merci, per portare avanti un’attività, continuano a pagare carburanti cari non per gioco ma per necessità. Per loro il distributore non è un palcoscenico, è una spesa che pesa sul bilancio familiare.

C’è poi un dettaglio che la scenetta non può nascondere: Nardella siede oggi in Europa, cioè nella sede dove si decidono le politiche energetiche che incidono direttamente sui prezzi dei carburanti e sulla dipendenza dell’Unione dalle crisi internazionali. Da lì, però, di proposte concrete per limitare l’impatto di quelle crisi sui cittadini se ne sono viste poche.

Molto più facile inscenare una gag davanti alle telecamere a Firenze che lavorare su una soluzione a Bruxelles

Il risultato è un cortocircuito che ha il sapore amaro della presa in giro: chi ha responsabilità istituzionali e non le esercita fino in fondo, si traveste da vittima del sistema che dovrebbe contribuire a cambiare.

La vera sfida, ora, è dimostrare che l’Italia sa trasformare una scelta legislativa in infrastrutture reali, non solo in miliardi bruciati in bonus e sussidi come è già successo. Perché la transizione energetica senza energia sufficiente rischia di diventare solo una transizione verso bollette più care e maggiore dipendenza dall’estero.

Il futuro energetico di un Paese industriale non può essere affidato né alla paura né all’ideologia, e tanto meno a un cavallo davanti a una pompa di benzina

Deve essere affidato alla tecnologia, ai numeri e alla realtà: quella che, a quanto pare, in pochi hanno ancora voglia di guardare in faccia.

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Tags: Caro energiaITALIAMaterie primeNUCLEAREPRIMO PIANO
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