Il Natale si avvicina e dovremmo essere tutti più buoni e meno divisivi possibile

Parla Jacopo Cellai Coordinatore Fdi di Firenze

Il Natale si avvicina e dovremmo essere tutti più buoni e meno divisivi possibile. Ma a Firenze l’Amministrazione comunale proprio non ci riesce.

Evidentemente lo spirito natalizio non ha ancora pervaso Palazzo Vecchio.

Infatti, è evidente che questa maggioranza non riesce proprio a evitare di cercare di imporre le proprie bandierine ideologiche rigorosamente politically correct in salsa woke nemmeno sulla cartellonistica pubblica o sui programmi ludici e culturali che hanno per destinatari i bambini.

E’ quello che è accaduto al Quartiere 2 dove i depliant con le suddette attività riportano l’ormai caratteristico asterisco. Non si parla di bambini e bambine, ma si parla di bambin* Eppure questa finta inclusività, curiosamente (ma neanche tanto) non si estende a chi è di avviso contrario e portatore di una diversa visione del mondo e dei rapporti di genere.

Infatti, la stessa Amministrazione, così apparentemente inclusiva, non ha esitato – per il tramite dell’Assessore Albanese – a coprire dei manifesti pubblici di Pro-Vita, prima accettati, pagati e poi rimossi “per decreto”.

Come mai? Ne parliamo con il Consigliere Comunale e Coordinatore di Fratelli d’Italia di Firenze, Jacopo Cellai
Buongiorno Consigliere Cellai, insomma, nel Q2 ci si appresta a festeggiare il Natale in modo un po’ particolare

Nel senso che I volantini patrocinati dallo stesso Comune che pubblicizzano I programmi di varie attività previste e dirette ai bambini, riportano la bizzarra definizione di bambin*. Siamo in presenza di un caso eclatante – l’ennesimo – di forzature operate tramite la modifica del linguaggio, ad opera di un pensiero woke che si definisce politically correct.

Che cosa ne pensa?

Riguardo la questione del Natale al Quartiere 2, ci tengo a sottolineare come la definizione di bambin* è una definizione che anche dal punto di vista semantico è completamente senza senso. Si dice bambini, come si dice nonni, come pure si dice genitori. Quindi il punto vero è che si tratta soltanto ormai di un’ ossessione, anche del linguaggio, che addirittura è “staccata” dal linguaggio stesso e che sostanzialmente non fa altro che andare a mettere confusione e complicare quella semplicità e quella naturalezza che è un tratto caratteristico del bambino e dell’infanzia che va difeso a tutti i costi.

E’ lecito che vengano utilizzati canali ufficiali del Quartiere per comunicare e portare avanti avanti simili battaglie ideologiche?

Il tema non è tanto questione se sia lecito o meno, ma se sia se sia utile od opportuno. Io penso che sia stupido e pericoloso.

Perchè questa (finta) inclusività non viene applicata anche nei confronti di chi non è d’accordo con questa deriva politally correct? Mi riferisco naturalmente all’episodio per il quale sono stati coperti manifesti Pro-Vita, prima accettati, pagati e poi evidentemente censurati

Perché il pensiero unico “di genere”, tanto amato alla sinistra, non ammette il contraddittorio. Infatti, il contraddittorio li mette in grande difficoltà.

Ecco che allora – per la sinistra – bisogna squalificare “sic et simpliciter” l’altro pensiero alla radice, facendolo passare per discriminatorio. Questo è il giochino!

Chi tutela la famiglia tradizionale, chi tutela il babbo, la mamma, il maschio e la femmina, deve essere squalificato perché – sempre secondo la sinistra – vorrebbe offendere un diritto di genere. E così si cerca di tagliarlo alla radice.

Quali sono le responsabilità dell’Amministrazione e in particolare dell’Assessore Albanese nella vicenda?

Le responsabilità sono molto chiare. L’Assessore ha ordinato di coprire i manifesti. Nonostante che essi siano stati regolarmente richiesti, regolarmente accettati, regolarmente affissi e regolarmente incassati. Lei non ha battuto ciglio quando qualcuno gli ha sollevato il problema sui manifesti che evidentemente erano non graditi e ha provveduto alla loro copertura in barba a ogni libertà di espressione.

L’Assessore può secondo legge, porre in essere una simile attività di censura?

E’ proprio il tema che stiamo ponendo da una settimana. Sicuramente si sono serviti della normativa del Codice della Strada che dice che di fronte a manifesti sessisti, discriminatori e violenti c’è il dovere della rimozione. Però non è chiaro se possa essere l’Assessore la figura che può intervenire ordinando la rimozione. E questo è l’aspetto da chiarire. Ad ogni modo, in questo caso questo manifesto è palesemente ed evidentemente non discriminatorio né violento né sessista. Quindi il fatto di averlo coperto, significa che si va a interpretare una norma – perché la norma si interpreta – e lo si fa a proprio uso consumo e gradimento. Se oggi un Assessore può alzare il pollice o abbassare il pollice su un manifesto, vuol dire che siamo in totale deficit di democrazia e di libertà di espressione.

Che cosa intende fare Fratelli D’Italia, e più in generale il centrodestra riguardo a questa vicenda?

Fratelli D’Italia è una settimana che chiede le sue dimissioni. Anche perché è una settimana che non ha avuto il coraggio nemmeno di dire una parola, come nemmeno lo ha fatto il sindaco il Sindaco. Perché non è accettabile, ripeto, che la libertà di espressione passi dalla condivisione, simpatia, o gradimento di un sindaco e di un assessore rispetto a un manifesto. Quindi questa cosa non la dobbiamo assolutamente mollare. Noi andiamo avanti. Anche domani chiederemo di ricostruire tutta la vicenda e continuiamo a chiedere le dimissioni dell’assessore che ha ordinato la rimozione.

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