IL FUTURO NAZIONALE DI ROBERTO VANNACCI E DEL CENTRODESTRA
Se finora le voci erano poco più che illazioni che ogni tanto spuntavano in modo carsico nel dibattito politico, soprattutto, nel centrodestra, nell’ultima settimana, la prospettiva che il Generale Vannacci esca definitivamente dalla Lega per costruire un soggetto politico autonomo ha cessato di appartenere alla categoria del gossip politico per divenire probabile realtà.
Il deposito del logo e del nome “Futuro Nazionale” è un passo esplicito nella direzione di una autonomia politica tanto formale quanto sostanziale
Vannacci già da tempo marca una differenza evidente rispetto non solo alla Lega di Salvini ma anche rispetto al Governo nel suo complesso e questo determina interrogativi e questioni che potrebbero essere assai rilevanti anche in vista delle propssime elezioni politiche del 2027.
Che cosa accadrà a livello di geografia politica dipende tanto dai contenuti espressi dal Generale in questi mesi, ma anche dal tipo di legge elettorale con la quale si andrà a votare
Dal primo punto di vista, rebus sic stantibus, l’attuale legge elettorale induce ad aggregazioni vaste al fine di superare i diversi quorum di sbarramento e ciò potrebbe indurre il partito di Vannacci potrebbe a rimanere nella coalizione di centrodestra per poter piazzare dei rappresentanti nel prossimo Parlament.
Nel caso in cui, invece, si dovesse andare verso una modifica radicale della legge elettorale in senso proporzionale, le cose potrebbero essere diverse, e si potrebbero aprire scenari di più vasta rappresentanza anche per una piccola formazione; il tutto sempre in considerazione di eventuali soglie di sbarramento.
Naturalmente, di questa ultima ipotesi è quantomeno prematuro parlarne anche se è elemento sicuramente di discussione
Se Vannacci dovesse ritenere di rimanere nell’ambito del centrodestra occorrerà poi capire quale sarà l’approccio di quest’ultimo alla coalizione e sopratuttto le reazioni dei partiti che attualmente la compongono. Intanto, è ipotizzabile una certa ostilità della Lega per ovvi motivi, così come è altrettanto ipotizzabile l’opposizione a una simile eventualità di Forza Italia e di Noi Moderati che tante volte hanno tenuto a marcare una certa distanza dalle posizioni del Generale, giudicate estremiste.
Ma, in generale, la domanda investe un altro aspetto. I partiti del centrodestra accetteranno una formazione che ha deciso di “spaccare il fronte” contestando da destra il lavoro dell’Esecutivo?
E se non dovesse essere così, quale vantaggio potrebbe trarne il centrosinistra, soprattutto in quei collegi uninominali combattuti dove anche una percentuale per quanto bassa, potrebbe rivelarsi decisiva?
Attualmente secondo alcune stime, il partito di Vannacci si attesterebbe attorno al 2-3% dei consensi e, in alcuni collegi, dove lo scarto è minimo, cosa deciderà di fare Futuro Nazionale – se correre da solo o correre in coalizione – può fare la differenza tra vince o perdere quel collegio.
C’è più di un anno alle elezioni, ma è bene che il centrodestra inizi a porsi il problema
Sul piano dei contenuti, la distanza tra le posizioni vannacciane e quelle del centrodestra di governo si va facendo sempre più importante, soprattutto su temi ritenuti identitari: dal sostegno all’Ucraina, al Mercosur, all’immigrazione e sicurezza.
Il Generale contesta una certa forma di morbidezza nel trattare questi temi, e persino adombra una sorta di incoerenza tra le promesse fatte e le azioni che ne sono consenguite
Contestazione quest’ultima mossa in particolare al proprio partito di appartenenza che, al di là delle dichiarazioni, nelle aule parlamentari poi ha votato compattamente tutto quanto il Governo ha proposto.
Dall’altro lato anche Vannacci però deve riflettere bene su come portare avanti il proprio percorso. Perchè se è vero che la popolarità del personaggio è in ascesa, se è vero che conta su un certo numero di parlamentari leghisti che fanno capo alla sua area, è anche evidente che certe iniziative intraprese, non hanno avuto quel successo che si aspettava. A partire dal flash mob contro il Decreto Ucraina la cui esiguità di partecipanti indurrebbe a una maggior cautela negli strappi.
In altre parole se la prospettiva a lungo termine pare chiara – quella di costituire in Italia un partito sul modello dell’AFD tedesca che superi da destra Fratelli d’Italia e Lega – il modo in cui arrivarci è irto di ostacoli e incertezze anche per lo stesso Generale.
Nel caso in cui portasse a termine il proprio progetto, certamente, occorrerebbe interrogarsi su quale tipo di reazione avrebbero gli altri partiti
Detto che Forza Italia e Noi Moderati sono sostanzialmente estranei a questi smottamenti, la vera domanda investe tanto Fratelli d’Italia, quanto la Lega.
Certamente, il Generale ha il pregio della chiarezza. Che piaccia o no, non è uomo abituato a compromessi e le sue linee programmatiche sono piuttosto chiare e rispecchiano una destra molto identitaria e marcata. Su Europa, Immigrazione, Sicurezza Vannacci esprime una posizione netta e in linea con le destre sovraniste europee.
E questo approccio che alcuni giudicano estremista potrà intercettare una parte di elettorato deluso da Giorgia Meloni propri su questi temi. Ciò potrebbe produrre due diversi esiti per Fratelli d’Italia. O l’accentuazione delle posizioni centriste da parte di Fratelli d’Italia per catturare ancor di più un elettorato moderato che sebbene non costituisca lo storico zocccolo duro del consenso del partito, ha finito per guardare a Giorgia Meloni come un punto di riferimento nel consevatorismo italiano ed europeo. In tal modo si consoliderebbe la direzione del partito verso il tradizionale conservatorismo europeo.
Oppure, di converso, l’accettazione della sfida a destra lanciata da Vannacci modificando in parte la linea politica sin qui tenuta, e spingendo quindi su una maggiore caratterizzazione polarizzante e identitaria (che da alcuni viene ritenuta ormai perduta in favore di un certo collateralismo con l’assetto del potere tanto in Italia, quanto soprattutto, in Europa)
E, in quest’ultimo caso, invece si tornerebbe almeno parzialmente a una visione più sovranista già vista durante gli anni di opposizione (ai governi di centrosinistra e tecnici).
Quanto alla Lega non dimentichiamo che, al suo interno è già pervasa da una accesa dialettica interna tra l’ala più tradizionalista e quella più liberale rappresentata, ad esempio da Luca Zaia.
Sebbene quest’ultimo abbia tenuto a precisare che il partito è uno e indivisibile, il rischio di conflitto interno esiste così come esiste il rischio di una fuga consistente della base e dei dirigenti o eletti leghisti verso Futuro Nazionale.Il partito salviniano è attualmente strutturato e conta su amministratori capaci e su una radicata presenza nei territori.
Ed è proprio dai territori che si inizieranno a vedere gli effetti del vannaccismo sul centrodestra nel suo complesso; sotto questo aspetto, il dato territoriale è molto più rilevante di quello nazionale, almeno a breve termine
Che cosa faranno i dirigenti locali di Fratelli d’Italia e Lega? Le sirene vannacciane faranno colpo anche su questi? E, quindi, quale sarà la consistenza del partito di Vannacci nei consigli comunali o nelle Regioni, o nelle sezioni di partito?
Forse la vera sfida del Generale è questa: come si muoverà sul piano locale e quanto svuoterà la dirigenza e l’elettorato del tradizionale centrodestra
Poichè simili prospettive presentano il grossisimo rischio di fare un favore insperato alla sinistra, sarebbe ora che i partiti interessati si ponessero seriamente il problema.
