IL DUELLO VANNACCI-SALVINI, NUOVI EQUILIBRI NEL CENTRO-DESTRA
In politica, si sa, la gratitudine è un sentimento a termine.
Ma quello a cui stiamo assistendo in questo febbraio 2026 non è solo la fine di un sodalizio elettorale. È un duello all’ultimo sangue per l’egemonia culturale della destra italiana.
Il Generale Roberto Vannacci, dopo aver usato il “taxi” leghista per approdare a Bruxelles, ha deciso di mettersi al volante di un mezzo proprio, Futuro Nazionale, lasciando Matteo Salvini a piedi in una stazione di servizio sempre più sguarnita
Il cuore del paradosso è tutto qui. Salvini pensava di aver trovato in Vannacci l’assicurazione sulla vita per la sua segreteria, un serbatoio di voti utile a blindare il Carroccio contro l’avanzata meloniana.
Non aveva fatto i conti con il DNA del Generale. Vannacci non è un uomo da “seconda fila” e, soprattutto, non è addomesticabile.
Mentre Salvini fatica a tenere insieme le spinte autonomiste del Nord e la sua ormai sbiadita vocazione sovranista, Vannacci gli sfila da sotto il naso l’agenda dei valori
Il duello è plastico. Da una parte un leader che rincorre i sondaggi cercando di mediare tra territori e governo; dall’altra un incursore che parla direttamente alla pancia (e al cuore) di una destra che non vuole più compromessi su sicurezza, identità e lotta al woke. Se il Generale sfonda il tetto del 4%, per la Lega non sarà solo una perdita di consensi, ma una crisi d’identità definitiva.
Nel frattempo Giorgia osserva e attende. La premier sta giocando una partita più sottile
Apparentemente neutrale, osserva il logoramento del suo alleato-rivale Salvini con la freddezza di chi sa che ogni punto perso dalla Lega è un problema in meno nella gestione del Consiglio dei Ministri.
Tuttavia, Vannacci rappresenta un’incognita anche per Fratelli d’Italia. Se il Generale riuscirà a catalizzare il malcontento di quella base meloniana che oggi percepisce il governo come troppo moderato o eccessivamente schiacciato sulle posizioni europeiste, allora Futuro Nazionale potrebbe diventare un problema anche per Giorgia.
La Meloni non può permettersi un concorrente a destra che le rimproveri di aver “ammorbidito” troppo la fiamma
Il paradosso è servito. Vannacci è l’alleato che serve a FdI per indebolire Salvini, ma è anche lo spettro che potrebbe rubarle lo scettro della coerenza identitaria.
Il voto di fiducia di questi giorni e il posizionamento sul Referendum ci dicono che Vannacci non ha fretta di rompere il giocattolo del centro-destra, ma vuole ridisegnarne le gerarchie. Con un peso che sfiora il 5%, il Generale non è più un ospite, ma un padrone di casa che pretende di scegliere l’arredamento
Il castello della politica italiana si è fatto dinamico, modetatamente instabile, come viene riportato da validi giornalisti politici. Il rischio è che diventi un campo di battaglia dove il fuoco amico fa più danni delle opposizioni. Salvini ha fatto bene a scommettere sul Generale?
Forse per sopravvivere ieri, si
Di certo, oggi, si ritrova a dover gestire un personaggio politico che minaccia di mangiarsi tutto il suo spazio vitale. E che potrebbe diventare scomodo in prospettiva anche per FDI.
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