Il Countdown del PNRR. A che punto e’ in Italia?

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Il Countdown del PNRR. A che punto e’ in Italia?

​Mancano poco più di cento giorni alla data che la politica italiana ha cerchiato in rosso sul calendario da anni. Si tratta del 31 agosto 2026. Non è solo una scadenza amministrativa, ma il termine ultimo per rendicontare la più grande iniezione di capitali esteri dal secondo dopoguerra ad oggi. Mentre i palazzi romani celebrano l’incasso della nona rata, il Paese reale si interroga.

I Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza lascerà un’eredità strutturale o sarà ricordato come l’ennesima occasione persa in nome della burocrazia?

Allo stato attuale, l’Italia ha dimostrato una resilienza inaspettata nella fase di negoziazione e programmazione, ma la “messa a terra” (ovvero il passaggio dai decreti ai cantieri) resta il vero tallone d’Achille. Secondo i dati di maggio 2026, se da un lato i progetti legati alla digitalizzazione della Pubblica

Amministrazione hanno superato il 90% del target, le grandi opere infrastrutturali soffrono

​Il paradosso è sopratutto geografico. Il Sud Italia, storicamente fanalino di coda nella spesa dei fondi strutturali, ha mostrato una velocità sorprendente nell’implementazione di progetti legati all’agrifood e alle comunità energetiche.

Al contrario, i grandi nodi ferroviari del Nord e la riqualificazione urbana delle metropoli del Centro sono frenati da un aumento dei costi delle materie prime che hanno reso i bandi originali, concepiti nel 2021, economicamente insostenibili per molte imprese.

Oltre al cemento e alla digitalizzazione, il PNRR doveva curare le piaghe del mercato del lavoro. I risultati sono luci ed ombre

L’occupazione femminile ha toccato picchi storici grazie ai fondi per gli asili nido e agli sgravi per le imprese “pink-oriented”, ma la domanda che gli analisti si pongono oggi è se questi posti di lavoro sopravviveranno alla fine dei sussidi europei.

​La sfida del 2026 è la transizione verso il post-PNRR. Senza una riforma strutturale del cuneo fiscale, il rischio è che l’impulso dato dai fondi UE si esaurisca in una bolla occupazionale di breve durata. Il governo attuale punta tutto sul nuovo “Piano Mattei” come naturale prosecuzione geopolitica ed economica del PNRR, cercando di trasformare l’Italia in un ponte energetico verso l’Africa per garantire la crescita economica anche dopo agosto.

​Il dibattito politico si sta infiammando su un punto critico

Cosa succederà quando il rubinetto europeo si chiuderà? Dal 1° settembre 2026 l’Italia dovrà camminare con le proprie gambe, con un debito pubblico che richiede tassi di crescita superiori all’1% per restare sostenibile.

​Le opposizioni premono per un “PNRR 2.0” focalizzato esclusivamente sulla difesa e l’indipendenza energetica, mentre la maggioranza guarda con speranza alla flessibilità chiesta a Bruxelles. Ma l’Europa del 2026 non è quella del 2021.

La rigidità dei nuovi parametri del Patto di Stabilità non lascia spazio a distrazioni

E’ urgente e necessario mettere in campo un nuovo modello di sviluppo a prescindere di cosa verrà fatto a Bruxelles.

​Se è vero che l’Italia ha oggi una rete in fibra ottica e una copertura 5G tra le migliori del continente, è altrettanto vero che il divario di produttività tra le nostre PMI e i competitor tedeschi o francesi non si è ancora colmato. Il countdown è iniziato.

La data del 31 agosto non sarà un traguardo, ma il punto di partenza per capire se l’Italia può ancora essere una potenza industriale nel XXI secolo o se dovrà accontentarsi di essere il “museo” d’Europa, bellissimo ma inefficiente

​Andando nei dettagli sono stati quasi completati i target relativi alla digitalizzazione della PA, all’implementazione degli asili nido (85%) e all’energia rinnovabili.

​Ancora lontani invece gli obiettivi relativi alla alta velocità ferroviaria (ritardi medi di 8 mesi) alla Riforma della Giustizia (tempi ancora sopra la media UE).

Luci e ombre dunque

E la speranza che l’Europa sia ancora presente nel prossimo futuro nel mantenere i cordoni del portafoglio sempre aperto.
Silvia Castellani

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