Il business bellico degli Stati Uniti
Dall’abbattimento delle due torri nel 2001 si è messa in moto una ciclopica macchina da guerra USA i quali hanno speso 6,4 trilioni di dollari, cifra da capogiro che molti non sanno nemmeno quantificare, in guerre, cifra che deve essere sommata a 850 miliardi di dollari spesi ogni anno in armamenti. Questo significa che molte guerre vengono cercate, inventate, non tanto per essere vinte perché il tornaconto risiede prevalentemente nella produzione abnorme di armamenti.
Ogni missile, drone, proiettile utilizzato infatti deve essere prodotto di nuovo. Più bombe vengono lanciate più l’industria bellica lavora per ricostituire i depositi.
Ed è proprio così che funziona, non è teoria:
Una guerra non è necessario che sia vinta. Deve solo essere lunga. Non è più utile cercare una pace. L’Afghanistan, in 20 anni, 2.300 miliardi spesi. Nessuno ha vinto, ma Lockheed Martin, Raytheon, Northrop sono quintuplicate in borsa.
Ogni arma è monouso. Un Javelin costa 178.000 dollari e viene sparato una volta. Un missile Tomahawk 2 milioni
Se vengono lasciati 100 Tomahawk sulla Siria in una notte, si è appena creato un ordine di 200 milioni per ricostituire il magazzino. È un consumismo perfetto.
È il contrario della Cina
Pechino costruisce un ponte e quel ponte resta 100 anni e produce ricchezza. Washington costruisce una bomba e quella bomba deve sparire in un’esplosione per produrre profitto. Uno costruisce capitale, l’altro distrugge capitale.
Eisenhower che era stato un generale lo aveva capito: quando il profitto dipende dalla distruzione, la pace diventa un problema economico.
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