I referendum del 1981 sull’aborto, un elettorato consapevole ieri, disinformazione oggi

I referendum del 1981 sull’aborto, un elettorato consapevole ieri, disinformazione oggi

Io ho sempre avuto una posizione contraria all’aborto. Per me la vita è sacra sin dal concepimento.

Detto questo, devo prendere atto di un fatto incontestabile

Nel referendum 1981 gli italiani dimostrarono grande consapevolezza . Bocciarono sia la proposta radicale, che ottennesolo 11,58% di Sì; sia quella del Movimento per la Vita , con un 32% di Sì. Mantennero la Legge 194, censurando però i radicali che volevano l’aborto praticamente senza restrizioni.

Nella Prima Repubblica si leggevano i quesiti, si seguiva un dibattito vivace e pluralista sui temi

Non si votava soltanto per appartenenza. Il preludio fu con ill divorzio.
La DC era contro, eppure tanti elettori democristiani votarono No all’abrogazione. Avrebbe potuto soccombere, invece rimase. In un Paese governato per decenni da cattolici abbiamo sia il divorzio sia la 194, perché gli elettori scelsero consapevolmente.

Perché nel referendum si vota sulla proposta, non per appartenenza

Oggi invece la mistificazione è assoluta per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia.

L’elettorato viene tenuto nell’ignoranza più totale e galvanizzato come una tifoseria.

Il vero attentato alla Costituzione è la sistematica delegittimazione di tutto dalle riforme, alla maggioranza, al governo.

Il fronte del No cerca solo di tirare una spallata al governo, polarizzando ideologicamente invece di discutere il merito

È dunque doveroso ribadire i contenuti di questa riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati.

È una riforma liberale, non un colpo di stato. Garantisce al giudice terzietà ed imparzialità, separando chi accusa da chi giudica, eliminando l’autoreferenzialità di un potere. Lo diceva già Vassalli nel 1989, lo ha sempre sostenuto una parte della sinistra riformista con grande coerenza. Paola Concia, ex deputata PD, attivista dei diritti civili, in prima linea per questa battaglia di civiltà giuridica, che definisce addirittura “una conquista della sinistra”; non un’invenzione della destra.

È assurdo dire che mina l’indipendenza dei magistrati quando addirittura Antonio Di Pietro , vero simbolo di Mani Pulite , è favorevole e spiega che serve a rendere il PM più forte ed autonomo, togliendo ogni commistione tra accusa e giudice

Poi c’è l’incoerenza assoluta di casi come quello di Deborah Serracchiani cheda responsabile Giustizia del PD,acallava la mozione Martina che voleva la separazione ineludibile per un giudice terzo; ed adesso si schiera contro la riforma.

Se poi vogliamo parlare di deriva autoritaria,guardiamo all’Europa, tanto cara a qualcuno

In 22 dei 27 membri le carriere sono già separate. Una scelta di tante grandi democrazie anche extra europei come Stati Uniti, Canada, Giappone.

In Europa solo Italia e Grecia mantengono il modello unitario,in Belgio, Francia e Spagna è solo formale.

Sono più democratici i Paesi che non hanno questa distinzione?

Parliamo di Russia, Turchia, Iran, Cina, Egitto e via dicendo.

Le democrazie liberali avanzate l’hanno scelta da decenni senza mai perdere indipendenza ,anzi, rafforzando terzietà e responsabilità.

Eh sì perché anche se scioccherà qualcuno, in un paese civile, il giudice che tende a sbagliare non fa carriera, come per avviene per comuni mortali.

Il fronte del No vuole renderci più uguali difendendo un privilegio di pochissimi?

Ieri l’elettorato leggeva e decideva di merito, anche a tutela di chi la pensava diversamente.

Oggi ci propinano solo slogan, incendi di immagini e delegittimazione.

Ma il referendum resta comunque l’arma più potente nelle mani del Popolo

Usiamola per tornare a ragionare sui contenuti, come nel 1981.

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