I meccanismi dell’esclusione
Quando all’interno di un gruppo sociale, come una scuola, una squadra, un movimento politico, un partito, vengono individuate minoranze divergenti dal sentire comune, dalle identità costitutive, dalle tendenze contingenti prevalenti, allora possono scattare atteggiamenti di discriminazione, quasi mai sinceri, nelle figure trainanti di quel gruppo verso quelle minoranze. Inizia quindi una curiosa rincorsa tra atteggiamenti francamente persecutori da parte dei leader e dei loro sodali, e tentativi sempre più disperati da parte della minoranza di dimostrare la piena aderenza ai valori identitari, spesso artefatti fino al fanatismo
È più quelli perseguitano, più gli altri supplicano per essere inclusi, portando quelle che loro ritengono prove di lealtà al gruppo e che invece vengono prese come ulteriori prove di alterità, di estraneità, di inimicizia addirittura.
Tanto più la minoranza è piccola, o addirittura costituita da un solo individuo, tanto più é in pericolo la sua identità e, al limite, la sua stessa esistenza.
Sono i casi che poi balzano alle cronache quando qualcuno decide di non farcela più addirittura a vivere
Se invece queste minoranze sono più consistenti e i loro valori, per quanto effettivamente vadano discostandosi da quelli dominanti nel gruppo (più che altro perché il gruppo si incattivisce nel perseguire le legittime diversità, fino a considerarle criminali), sono saldi e di lunga tradizione, allora c’è la possibilità di salvare sé stessi e il proprio sotto gruppo, distaccandosi da chi ti vuole male, invece di continuare ad assecondarlo sempre più proni, recuperando i propri valori, magari declinandoli in forme e ambiti nuovi o rinnovati.
Se queste semplici considerazioni vi fanno venire in mente le vicende della sinistra e degli ebrei non è stato tempo perso buttarle giù.
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