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Home Politica

Gratteri indica “chi è perbene”: ecco perché il Sì al referendum è imprescindibile

di Daniela Simonetti
14 Febbraio 2026
In Politica
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Gratteri indica “chi è perbene”: ecco perché il Sì al referendum è imprescindibile
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Gratteri indica “chi è perbene”: ecco perché il Sì al referendum è imprescindibile

Da Nicola Gratteri sono arrivate parole che difficilmente si dimenticheranno nel dibattito pubblico italiano. In vista del referendum sulla giustizia fissato per il 22 e 23 marzo, il procuratore di Napoli non si è limitato a esprimere una opinione, ma ha tracciato una linea morale netta tra cittadini, imponendo etichette fino ad oggi considerate fuori dal perimetro del confronto civile.

In più di un’intervista rilasciata nei giorni scorsi, Gratteri ha dichiarato che “voteranno per il No le persone perbene”, mentre, a suo dire, “voteranno per il Sì indagati, imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”

Non sono frasi raccolte in un titolo evocativo: sono affermazioni pronunciate pubblicamente e riprese dalle principali testate giornalistiche nazionali, destinate a restare nel vivo della campagna referendaria.

Ciò che più ha sconcertato è stato l’uso di categorie sociali e istituzionali come platea di un voto “corretto” e di un altro “sbagliato”, con un magistrato in servizio — e non un esponente politico — che assegna una connotazione morale al voto popolare.

La reazione è stata immediata e trasversale

Figure di primo piano del mondo istituzionale e politico hanno bollato le dichiarazioni come inaccettabili e divisive. Il presidente del Senato ha parlato di parole che “offendono milioni di cittadini e alzano i toni dello scontro”, mentre il ministro della Giustizia si è detto “sconcertato” e ha ironizzato sulla necessità di un esame psico‑attitudinale anche per la fine della carriera dei magistrati dopo un simile intervento nel dibattito pubblico.

Critiche sono arrivate anche da eminenti figure della magistratura e del mondo forense, che hanno definito la criminalizzazione preventiva di chi voterà Sì una forma di demagogia pericolosa in una democrazia

Il presidente del Consiglio Nazionale Forense ha ricordato che ridurre milioni di elettori a un’identità collettiva sospetta è “la peggiore forma di demagogia”.

Il magistrato, alle successive polemiche, ha tentato un parziale chiarimento, sostenendo che le sue parole sarebbero state “strumentalizzate o parcellizzate”, e ha affermato che intendeva dire che voteranno Sì coloro ai quali il sistema attuale “conviene”, non che tutti i sostenitori del Sì appartengano alle categorie citate.

Tuttavia, la ritirata non ha spento la discussione sulla correttezza istituzionale di un procuratore che entra così pesantemente nel terreno politico

Il punto non è l’orientamento personale di un uomo — per quanto noto e rispettato — ma il ruolo che una figura con responsabilità costituzionali dovrebbe assumere nel contesto di una democrazia pluralista.

Quando chi interpreta e applica le leggi si spinge a delimitare una scelta di voto come moralmente superiore o inferiore, si avvicina pericolosamente a una delegittimazione preventiva di porzioni consistenti della cittadinanza

In un sistema democratico, ogni elettore ha il diritto di decidere, senza subire giudizi etici preconfezionati da parte di chi rappresenta lo Stato. La magistratura trae la sua forza dall’imparzialità, dal rispetto delle libertà individuali e dalla separazione dei poteri.

Quando una voce autorevole rompe questo equilibrio, il rischio non è solo politico: è istituzionale

E nel cuore di una campagna referendaria così delicata, quell’equilibrio è la prima pietra su cui si regge la fiducia dei cittadini nello Stato di diritto.

Alla luce di quanto dichiarato dal magistrato, appare sempre più chiaro come sia necessario che al referendum i cittadini esercitino il loro diritto votando con consapevolezza e responsabilità, scegliendo il Sì per difendere l’equità, la legalità e l’imparzialità che devono guidare una democrazia matura.

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