Gli smemorati del SI alla separazione delle carriere
Attenzione, chi scrive non fa parte né della Massoneria, né della malavita organizzata, e non è neppure vicina ai fascismi ed agli estremismi: eppure, chi scrive vota SI al prossimo Referendum.
Mi considero una donna di media cultura, svolgo la professione forense con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia e a tutela delle persone che si affidano a me, e per un buon decennio sono stata anche impegnata attivamente in politica, all’interno di quel centrosinistra che oggi sembra avere smarrito la memoria in nome di una crociata, senza quartiere e con pochi argomenti, contro chi oggi governa il Paese
Il garantismo fa parte della cultura liberale riformista, socialista e progressista, e la separazione delle carriere arriva oggi, con trent’anni di ritardo, a concludere quella riforma epocale che trasformò il processo inquisitorio di matrice fascista in un processo accusatorio fatto di parti che giocano ad armi pari difronte ad un Giudice terzo, e, udite udite, modificò anche la Costituzione, introducendovi l’art. 111, la Bibbia per ogni persona che crede nel Diritto e nella Giustizia giusta.
Votare SI a questo referendum significa rendere il Giudice davvero Terzo rispetto alle parti in gioco
Votare SI non mette a rischio la nostra democrazia, e neppure la separazione dei poteri.
Votare SI non significa voler mettere il PM al guinzaglio della politica.
Votare SI non significa mettere a rischio l’indipendenza o l’autonomia dei Magistrati, siano essi Giudici o Pubblici Ministeri, credo di potermi augurare che la nostra Democrazia sia sufficientemente matura per evitare derive autoritarie o addirittura rischi di fascismo
Votare SI non significa “dare ragione alla Meloni”, come mi dicono in molti, ma solo portare a compimento una battaglia di civiltà epocale che fa parte del DNA della sinistra progressista, da Pannella a Letta, passando per la Bicamerale D’Alema, dall’Ulivo, e dal Governo Prodi.
Quello del 22 e del 23 Marzo non deve essere un voto politico contro qualcuno, ma è una occasione irripetibile per concludere un percorso che è iniziato trent’anni fa, ed ogni singola persona che andrà a votare SI alla riforma, potrà dire di avere contribuito a rendere questo nostro Paese, migliore per ogni cittadino.
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