Giani punta il dito sul bollo. Ma la sanità toscana è un secchio bucato
di Enomis
Ottantacinque milioni.
È la cifra che Eugenio Giani agita per il 2027, quando la sospensione del bollo auto voluta dal Governo rischia di lasciare un vuoto nelle casse della Toscana
Il conto del presidente è presto fatto. La tassa automobilistica porta alla Regione circa 450 milioni l’anno, la sospensione ne metterebbe a rischio circa 200. Dei 2,3 miliardi stanziati da Roma per compensare le Regioni, alla Toscana ne toccherebbero circa 115.
Differenza: 85 milioni da trovare
Cifre che andranno verificate. Ma prima ancora di indicare Roma come colpevole, Giani dovrebbe rispondere a un’altra domanda: perché la sanità toscana ha bisogno ogni anno di più soldi per garantire servizi che, per cittadini e opposizioni, funzionano sempre peggio?
Perché il punto non sono gli 85 milioni.
Il punto è quello che c’è dietro.
Una sola medicina: la tassa
La Toscana ha già alzato la pressione fiscale regionale per tenere in piedi la sanità. I toscani pagano un’addizionale Irpef pesante e, nonostante questo, il sistema chiede ancora risorse per far tornare i conti.
Intanto i problemi restano, e i cittadini li conoscono a memoria: liste d’attesa, ticket, difficoltà ad accedere alle prestazioni, tempi infiniti, bilanci sotto pressione.
Possibile che l’unica cura conosciuta dalla Giunta sia quella fiscale?
Mancano i soldi? Si tassa.
I conti della sanità non tornano? Si tassa.
Servono nuove risorse? Si tassa.
Una parola, a Palazzo Strozzi Sacrati, sembra diventata impronunciabile: riorganizzare.
Riorganizzare i servizi. Eliminare le duplicazioni. Tagliare gli sprechi. Controllare gli acquisti e verificare le convenzioni. Usare meglio il patrimonio pubblico. Responsabilizzare chi gestisce e misurare i risultati.
Insomma: amministrare
È la questione politica che le opposizioni toscane sollevano da tempo e che Alessandro Tomasi ha messo al centro della sua corsa alla presidenza della Regione. Non basta chiedere altri soldi ai cittadini: bisogna dimostrare di saper spendere meglio quelli che ci sono già.
Perché c’è una differenza enorme tra finanziare un servizio e finanziare all’infinito le inefficienze di un sistema.
Il dito e la luna
Oggi Giani prova a trasformare il bollo in una nuova emergenza. Ma la sanità toscana era in affanno prima che qualcuno toccasse il bollo. E lo sarà anche dopo.
Raccontare agli elettori che il problema è un buco da 85 milioni provocato dal Governo significa, nella migliore delle ipotesi, guardare dalla parte sbagliata. È il classico dito che indica il cielo, sperando che nessuno guardi la luna.
La luna è una sanità che assorbe una quantità enorme di denaro pubblico e continua ad avere problemi strutturali
E ogni euro che serve a ripianare inefficienze è un euro sottratto ad altro:
Meno risorse per le infrastrutture.
Meno per imprese e lavoro.
Meno per le famiglie.
Meno capacità di investire e di prevenire le emergenze, invece di inseguirle.
Il taglio del nastro è facile
Qui emerge il paradosso della comunicazione di Giani. Il presidente ama farsi vedere nei cantieri, alle inaugurazioni, davanti ai nastri da tagliare. Peccato che una fotografia davanti a un’opera non dica chi l’ha finanziata, progettata, appaltata e realizzata.
Tagliare un nastro è facile.
Tagliare gli sprechi è molto più difficile.
Farsi fotografare davanti a un ponte appena riaperto è facile.
Mettere mano a una macchina sanitaria che ogni anno chiede nuove risorse, lasciando aperte sempre le stesse questioni, è un’altra storia
Vale una vecchia regola fiorentina: «Senza lilleri un si lallera». Certo. Ma ce n’è un’altra, più importante: se il secchio è bucato, continuare a versarci acqua non serve a niente. Prima si ripara il buco.
La Toscana non può versare soldi nella sanità all’infinito senza chiedersi seriamente perché non bastino mai
Altrimenti il messaggio ai cittadini è fin troppo chiaro: pagate di più, perché noi non sappiamo spendere meglio.
Il vero fallimento
È questo il fallimento politico che Giani dovrebbe spiegare. Non i possibili 85 milioni in meno del 2027, ma il motivo per cui, dopo anni di governo, la sua Regione ha ancora bisogno di centinaia di milioni in più per reggere una sanità che andrebbe risanata, riorganizzata e resa efficiente.
Il bollo rischia di essere solo l’ennesimo alibi. Il dito puntato verso Roma.
La luna, invece, sta tutta dentro Palazzo Strozzi Sacrati
E forse è proprio quella che Giani non vuole far vedere ai toscani.
Perché per la Giunta regionale la soluzione è sempre la stessa: altri soldi. E quando finiscono, altri soldi ancora. Purché a pagare siano sempre gli altri.
La felicità, quella lasciamola pure ai reel, alle fotografie e ai viaggi istituzionali.
I toscani, più semplicemente, vorrebbero una sanità che funzioni. E possibilmente senza dover pagare ogni anno un altro conto per scoprire che funziona sempre un po’ meno.
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