Giani gioca su due tavoli: solidarietà ad Amadio, scudo a Diop. Ma il nodo resta
Il Caso degli insulti Social alla Consigliera Amadio dal tribunale al consiglio Regionale Toscano. C’è un momento, nella risposta di Eugenio Giani all’interrogazione di Marcella Amadio, che vale più di tutta la polemica intorno al caso Diop.
Il presidente della Toscana ha provato a tenere insieme due cose che faticano a stare nella stessa frase: la solidarietà istituzionale alla consigliera di Fratelli d’Italia e la difesa della sua vicepresidente, condannata in primo grado per diffamazione
Riassumiamo i fatti, perché qui la cronaca conta più dell’aggettivo. Tutto nasce a Livorno, quando una dipendente comunale pubblica online un commento sprezzante contro Amadio. È la stessa consigliera, in Aula, a ricostruire l’episodio: “io non sono un tratto di penna e nemmeno trasparente, così sono andata nell’ufficio per chiedere spiegazioni”, accompagnata dal collega Alessandro Perini.
Da quell’incontro nasce una lettera firmata da venti consiglieri di maggioranza, che riferisce sempre Amadio, “condannavano con sdegno il comportamento violento, squadrista e intimidatorio” dei due
Perini, e non Amadio, decide di querelare. Risultato giudiziario, ad oggi non definitivo va detto: quattro firmatari condannati per diffamazione, tra cui Mia Diop, allora consigliera comunale a Livorno, oggi vicepresidente della Regione per nomina del Presidente Giani.
Su questo impianto Giani costruisce un equilibrismo dichiarato
Da un lato riconosce ad Amadio “rispetto e considerazione” per il lavoro che svolge in Consiglio, definendolo costruttivo e dialetticamente fondato. Dall’altro rivendica la conoscenza personale di Diop, descritta come persona “garbata e corretta”, e invita a separare l’attività istituzionale di oggi dalla vicenda livornese di ieri.
È una sintesi che lascia tutti scontenti, a partire dalla stessa Amadio, che si è detta insoddisfatta della risposta
E si capisce perché: la distinzione tra il giudizio sulla persona e il giudizio sui fatti regge fino a un certo punto, poi cede. Perché i fatti restano quelli accertati da una sentenza di primo grado: una vicepresidente della Regione che, da consigliera comunale, ha firmato un testo che la magistratura ha ritenuto diffamatorio nei confronti di un consigliere d’opposizione, scegliendo un termine, “squadrista”, che richiama esplicitamente la violenza politica del fascismo.
Giani può scegliere di mantenere la fiducia in Diop fino alla conclusione definitiva del procedimento
È una prerogativa legittima di chi guida una giunta. Ma non può, nello stesso intervento, chiedere di archiviare la vicenda come acqua passata e al tempo stesso rivendicare per sé il ruolo di garante dell’istituzione. O la condanna pesa, e allora pesa anche oggi. O non pesa, e allora la solidarietà ad Amadio diventa un atto puramente formale, buono per chiudere un’interrogazione scomoda senza prendere davvero posizione.
La vera notizia, alla fine, non è la difesa di Diop
È che il massimo rappresentante della Regione abbia dovuto inventarsi una formula a doppio uso per non scegliere e che nessuno, alla fine, si sia sentito davvero rappresentato da quella scelta. E come dichiarato su un post facebook dalla stessa Amadio : ” in merito alla condanna per diffamazione a carico del Vicepresidente della Regione Toscana Diop.
L’inesperienza e la superficialità determinano incapacità
Nel momento in cui è stata condannata, avrebbe dovuto dare delle spiegazioni in Aula e agli organi di stampa, invece silenzio assoluto.”
Leggi anche:
SEGUICI SU GOOGLE
