Geopolitica del XXI secolo: superpotenze in movimento, Europa immobile
Con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump è mutato l’approccio degli Stati Uniti, che oggi manifestano un crescente interesse strategico verso aree chiave del globo, dal Pacifico, al Medio Oriente all’America Latina, per arrivare fino alla Groenlandia, esercitando spesso forti pressioni su Paesi considerati fondamentali nello scacchiere geopolitico internazionale
In tal senso, la strategia attuata da Washington appare chiara: estendere la propria influenza su regioni considerate vitali per la tutela dei propri interessi geopolitici ed energetici, e, al contempo, cercare di contenere il più possibile le rinnovate ambizioni dei propri rivali.
Come la Russia di Vladimir Putin, ad esempio, che, come ha ampiamente dimostrato in questi anni con la campagna in Ucraina, punta a recuperare quello “spazio vitale” andato perduto dopo la rovinosa dissoluzione dell’URSS e a riaffermare la propria sfera di influenza in quello che fu un tempo lo spazio sovietico
Anche se questo progetto ambizioso si e’ impantanato in una guerra senza fine in Ucraina.
Ma non solo.
A questo proposito, basti guardare al crescente interesse palesato negli ultimi anni dal Cremlino nei confronti di diversi Paesi africani ad elevato sfruttamento di risorse, vedi Libia, Sudan, Mali, Niger o Burkina Faso
Un interesse figlio anche del vuoto di potere generato dalla umiliante ritirata europea, che tende, peraltro, ad avvicinare ulteriormente Mosca a Pechino, vista la costante attenzione della Cina di Xi Jinping verso il continente africano, soprattutto verso Sudafrica, Kenya, Etiopia e Gibuti, tutti Paesi in cui la Cina rossa sta gradualmente consolidando il proprio peso specifico grazie a ingenti investimenti in infrastrutture e alleanze fondate su partnership di tipo commerciale o militare.
Parallelamente, Pechino pare inoltre concentrarsi su quello che resta il suo obiettivo principale: Taiwan
La Cina, considera infatti il piccolo Stato del Pacifico occidentale come parte integrante del proprio territorio, ragion per cui ritiene inevitabile una sua prossima annessione alla Repubblica popolare.
E ciò, nonostante le crescenti tensioni con Washington a causa degli interessi confliggenti nella regione tra le due superpotenze
In tale mutevole scenario dominato da Stati Uniti, Cina e Russia, chi invece interpreta la parte del grande assente di turno è la vecchia, inutile, ammuffita ed incancrenita Europa, troppo debole, frammentata, con una leadership incompetente e, quindi, priva di consistenza politica, per esercitare, anche nel suo stesso “cortile di casa”.

