Talvolta si diffonde l’erronea convinzione tra i bambini che i propri genitori non abbiano una vita sessuale. C’è da dire che certi genitori fanno di tutto per mantenere questa convinzione. Alcuni proprio smettono di fare sesso con l’arrivo dei figli, un po’ per stanchezza, un po’ perché si portano addosso un eccessivo carico di responsabilità. Come sempre ci vuole il giusto pizzico di edonismo, quella dedizione al piacere che ti fa trovare il tempo per un sano e soddisfacente rapporto sessuale anche tra i mille impegni familiari.

Ma, al di là di quanto sesso si riesca a fare da genitori, il punto è invece: quanto e in che modo si vuole comunicare ai figli che abbiamo una vita intima, in cui si sta più o meno nudi e si fanno cose interessanti con il partner?

Non è mai semplice, e nel caso in cui le famiglie siano allargate la cosa si fa ancora più complessa, specialmente se dopo il divorzio il genitore ha scoperto lati di se inusuali e magari il nuovo partner e’ del suo stesso sesso o condivide con lui interessi sessuali che possiamo definire come creativi e piccanti. Che fare quindi? Comunicare con i figli anche su argomenti “sensibili” come questi o mantenere un rigoroso riserbo anche se interrogati ? Un’ altra possibilità potrebbe essere scegliere la strada del DADT ( don’t ask, don’t tell), in attesa che venga da loro la curiosità di sapere, ma in ogni caso dipende da quanto siete abituati a comunicare di voi , delle vostre emozioni.

L’ideale sarebbe una comunicazione chiara, riguardo alla vostra vita intima e sentimentale, in cui poche ma concise informazioni vengono passate, così che si attui un dialogo basato sull’autenticità e sul rispetto delle scelte di ognuno. Il genitore che spiega al figlio , ovviamente senza troppi particolari, di avere una vita sessuale rivendica il suo spazio identario di uomo e donna affrancandosi dal “vestito” da genitore ed esprime un concetto importante: al di là dei ruoli ci sono le persone. Persone con i loro gusti, con le loro passioni, con le loro gioie e momenti di difficoltà.

Bisogna comunque non eccedere nella comunicazione; la tematica è molto delicata ed è giusto che il nostro primario interesse sia tutelare l’equilibro dei nostri figli. Quindi non facciamo “gli amiconi”, semplicemente mettiamoli a parte di una situazione, con un linguaggio il più possibile chiaro e con un tono pacato.

Probabilmente, per quanto ci possiamo preparare il discorso, sbaglieremo sicuramente qualcosa, ma d’altra parte il genitore è un mestiere davvero duro e, per dirla con Bettelheim, “il fine dell’educazione è di dare al proprio figlio gli strumenti che gli consentano in primo luogo di scoprire chi vuol essere e quindi di diventare una persona contenta di sé e della propria vita.”

Non siamo perfetti, possiamo fare solo del nostro meglio. In ogni caso la felicità profonda di una vita sessuale appagante arricchirà le vostre giornate e favorirà sicuramente anche il nostro / vostro essere padri e madri.