Firenze Rocks 2022. Pronti all’ultima serata

firenze rocks

Ormai il Firenze Rocks è diventato, a ragione, uno dei più importanti appuntamenti musicali estivi. E non solo a livello italiano, ma europeo. Finalmente, dopo due anni di stop per colpa dello stronzissimo Covid, quest’anno è ripartita la normalità.

I migliori gruppi del panorama rock mondiale adesso fanno a gara a venire a Firenze. Con una platea di oltre 60mila spettatori davanti e il Duomo e il Campanile di Giotto alle spalle, non duro fatica a capire il perché.

Abbiamo cominciato giovedì con i Green Day, venerdì con i Muse e ieri i Red Hot Chili Peppers. Stasera (e non vedo l’ora) il gran finalone con niente meno che i Metallica. Senza considerare tutti i gruppi “spalla” che hanno preceduto i big della serata. Roba del calibro dei Placebo, tanto per intendersi.

Giovedì: Green Day

Gruppo punk rock con chiare influenze Irish che hanno deciso una cosa: sul palco bisogna divertirsi. Erano felicissimi di tornare dal vivo dopo “two fucking years”, e lo trasmettevano perfettamente al pubblico.

Un concerto spettacolare, fatto di tantissime interazioni da parte di Billie Joe Armstrong. Istrionico front man e cantate, uscito direttamente da un film di Tim Burton. Emozionato e potente. Ha pure invitato sul palco due ragazzi del pubblico: uno a cantare e uno ad accompagnarli con la chitarra. Chitarra che poi gli è stata pure regalata. Serata che non si dimenticheranno mai. Potete giurarci.

È stato un concerto vero e proprio, con energia, passione e tanta buona musica.

Voto 9/10

Venerdì: Muse

Quelli che se ne intendono li definiscono Rock Progressive. Sicuramente un bel rock duro con evidenti spunti musicali di derivazione degli immortali Queen. I Muse non sono bravi. Sono bravissimi. Il palco fantastico, la qualità musicale imbattibile. Il basso distorto a livelli violenti, siamo un gradino sotto i Motorhead. I Muse si riconoscono, sempre, con il loro timbro musicale distintivo.

Tutto era perfetto. Pure troppo. Interazione col pubblico ridotta al minimo sindacale, ma loro sono british e non si scompongono.

Però, nonostante sia stato bellissimo, non ho sentito quel trasporto, quel pathos, quel coinvolgimento che ho avuto il giorno prima con i Green Day. Il classico esempio che la perfezione, a volte, risulta piatta e impersonale.

Voto 8/10

Sabato: Red Hot Chili Peppers

Grandi, grandissime aspettative per il gruppo californiano. Del resto quando hai uno dei migliori batteristi mondiali, un tale John Frusciante alla chitarra e la follia di Flea al basso, non può che venire uno spettacolo. Chi era invece completamente fuori fase è stato Anthony Kiedis. In forma smagliante come fisico (è del 1962 e sembra un ragazzino), ieri era quasi imbarazzante a livello vocale. Sfiatato, spesso fuori tempo e, in alcune situazioni, pure stonato. Ho il sospetto che gli abusi pesanti di droga, abbiano lasciato tracce indelebili.

Insomma, non ce la faceva proprio. Pezzi storici rallentati ad arte per permettergli di reggere il tempo. Californication era col freno a mano tirato. Pause infinite. Momenti di vuoto imbarazzanti. Mentre basso, chitarra e batteria si sperticavano in assoli da applausi, Kiedis spariva a riprendere fiato.

Anche la scaletta è stata una delusione cocente. Con molti pezzi storici evaporati a favore del nuovo album di scarso mordente.

Insomma, poteva essere un successo e invece è stata un’amarezza.

Voto 5/10 (ma solo grazie a chitarra, basso e batteria, altrimenti era più basso)

Oggi: Metallica

Fremo, sto impazzendo di attesa. Chi riesce, compri un biglietto e ci vada.

Unica cosa sicura: siamo tornati a vivere, a sentire musica. A stare insieme. A non avere il terrore (vero e indotto) da Covid. E questo è bellissimo. Viva la vita!

 

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