Firenze, la sicurezza e il teatrino delle responsabilità: Funaro bocciata senza appello
Sara Funaro è intervenuta su La7 scaricando sull’esecutivo nazionale ogni responsabilità per il degrado della sicurezza a Firenze.
La tesi è semplice, quasi ingenua nella sua semplicità: mancherebbero agenti, mancherebbero truppe, mancherebbe la volontà politica del governo
Peccato che questa narrazione, oltre a essere parziale, sia anche politicamente disonesta.
Fa piacere, e non è sarcasmo di poco conto, che la prima cittadina appartenente al partito che governa Firenze da decenni ininterrottamente ammetta pubblicamente che il problema sicurezza esiste. Per anni quella stessa sinistra ha liquidato le preoccupazioni dei cittadini come “percezione”, come paranoia strumentalizzata dalla destra, come allarme costruito a tavolino.
I dati però non percepiscono: Firenze è oggi la seconda città d’Italia per reati in rapporto alla popolazione, con oltre 6.500 denunce ogni centomila abitanti, superata solo da Milano
Nel 2024 i crimini sono cresciuti del 7,4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo livelli che non si registravano dal 2007. Non è una percezione: è una fotografia scattata dai dati del Viminale ed elaborata annualmente dal Sole 24 Ore. Ma evidentemente ci sono voluti trent’anni di amministrazione ininterrotta e un’intervista televisiva per accorgersene.
La convergenza di idee con la sindaca, come detto, si esaurisce nell’ammissione del problema
Perché mentre Funaro invoca dal governo più agenti e più risorse, conviene ricordare che il consigliere Luca Santarelli di Noi Moderati aveva presentato una mozione che chiedeva esattamente questo: il supporto delle forze armate per il presidio dei punti più vulnerabili, a partire dalle stazioni. La sindaca non solo non si è presentata in aula per votarla — come ha giustamente fatto notare l’avvocato Santarelli — ma PD, AVS e compagnia cantante hanno votato contro.
Evidentemente il problema sicurezza diventa urgente solo quando c’è una telecamera accesa
Chi ha avuto anche una breve esperienza nelle forze dell’ordine lo sa bene: il presidio conta, ma la sicurezza è anzitutto cultura, rispetto delle regole, certezza della pena. L’Italia vanta uno dei rapporti pro capite più alti al mondo tra poliziotti e popolazione, eppure il crimine si concentra nelle stesse tre, quattro città.
Mandare altri plotoni in via Tornabuoni non basta: bisogna ricostruire una cultura civile in cui ad ogni azione sbagliata corrisponda una risposta dello Stato — concreta, rapida, certa. Senza quella certezza, il presidio è scenografia
Il governo nazionale, va detto, non è rimasto fermo. Il decreto sicurezza, convertito in legge nella primavera del 2025, ha introdotto quattordici nuovi reati e nove aggravanti aggiuntive. Il Daspo urbano è stato esteso a stazioni e aeroporti, le pene per le truffe agli anziani sono state inasprite, sono state introdotte aggravanti specifiche per chi usa violenza nei confronti delle forze dell’ordine, e si è intervenuti sull’occupazione abusiva degli immobili e sul commercio di armi ai minori.
Il nuovo pacchetto sicurezza approvato a febbraio 2026 ha ulteriormente stretto le maglie sul fronte della violenza giovanile, delle armi improprie e del presidio delle aree urbane a rischio
Risposte concrete, dunque, non proclami. Eppure l’opposizione, compreso il partito della sindaca, li ha respinti in blocco, agitando lo spettro di una non meglio definita deriva autoritaria che i cittadini fiorentini non hanno visto — e tantomeno percepito — nelle strade della propria città. Curioso invocare più Stato quando conviene, e poi denunciare lo Stato autoritario quando lo Stato agisce davvero.
Il nodo degli immigrati irregolari è il più imbarazzante, perché è quello su cui la sinistra mostra più chiaramente la propria schizofrenia politica
Nei soli primi giorni del gennaio 2026 i servizi appiedati nel centro storico hanno prodotto quasi duecento denunce e quindici arresti, con una nettissima prevalenza di stranieri tra i fermati. Pochi giorni fa una maxi operazione coordinata dalla Procura antimafia di Firenze ha portato a ventuno misure cautelari nei confronti di una rete dedita al traffico internazionale di stupefacenti: sedici dei ventuno indagati sono cittadini marocchini.
Non periferia, non Novoli: centro storico, filiere strutturate, connessioni internazionali
In questo contesto, è lecito chiedersi come la sindaca non esiga a gran voce la realizzazione di un CPR in Toscana, anzi ne contesti attivamente l’esistenza altrove. Una persona fermata, rilasciata con un foglio di via e libera di tornare a commettere reati è un sistema che non funziona, e dirlo non è razzismo: è amministrazione.
L’elettorato di sinistra inizia a rendersene conto, anche se per ora non traduce questa consapevolezza in voto alternativo.
C’è però un elemento che la sindaca ha taciuto nell’intervista televisiva, e che vale la pena portare alla luce
Gli agenti di polizia e i carabinieri destinati a Firenze spesso chiedono il trasferimento non soltanto perché il lavoro è duro — lo è ovunque — ma perché Firenze è seconda solo a Venezia per costo della vita e per il livello degli affitti. Uno stipendio da agente non copre un appartamento in una città trasformata in distretto globale del turismo di lusso, dove i cubi neri degli archistar fanno bella mostra di sé mentre le famiglie normali faticano a pagare il canone.
Il problema, dunque, non è solo avere agenti: è fare in modo che non fuggano a causa del caro vita
Una politica abitativa seria per le famiglie delle forze dell’ordine sarebbe un gesto concreto, realizzabile senza chiedere nulla al governo. Il comune ha perso occasioni preziose: il progetto Lupi di Toscana, sulla carta promettente quanto la Manifattura Tabacchi lo fu all’annuncio, avrebbe potuto destinare una quota di alloggi al personale delle forze dell’ordine.
Non è avvenuto. Si preferisce l’housing sociale che, all’atto pratico, tanto sociale spesso non si rivela
C’è infine un episodio che sarebbe grottesco se non fosse rivelatore di un’intera cultura politica. Nel quartiere 5, dove la sinistra governa da sempre e dove i problemi di sicurezza non mancano affatto, il presidente di quartiere ha dimostrato che la sua principale preoccupazione in materia è rimuovere la parola “medaglia d’oro” dalle targhe stradali di una via.
Nel frattempo, in una trasmissione radiofonica, lo stesso rappresentante istituzionale ha dichiarato che prenderebbe a testate chiunque non la pensi come lui, ha mandato a quel paese i suoi critici, e — in riferimento alla sede di un movimento politico sgradito al suo elettorato da poco aperta nel quartiere — ha concluso con un eloquente: “poi se volete ci si trova una sera e si fa qualcosa.” Un discorso pubblico, da un eletto. Nessuno ha chiesto spiegazioni. Nessuno si è dissociato
Il verdetto è senza appello: sulla sicurezza, la sindaca Funaro è bocciata. Non rimandata a settembre — bocciata. E il problema non si risolve scaricandolo sul governo come se trent’anni di egemonia della stessa parte politica fossero un dettaglio irrilevante.
Firenze figura stabilmente sul podio nazionale della criminalità, i reati crescono, le reti di spaccio arrivano al centro storico, gli agenti scappano per il caro vita e i presidenti di quartiere si preoccupano delle targhe
Questo non è colpa dei governi passati, presenti o futuri: è il risultato di decenni di una cultura amministrativa che ha anteposto la narrazione alla realtà, e che ora, trovatasi con le spalle al muro davanti a numeri impietosi, scopre improvvisamente che il problema esiste — e naturalmente è sempre colpa di qualcun altro.
Leggi anche:
