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Home Firenze

Firenze, il palco amico e l’unità cercata: dietro “L’Italia che riparte” il nervo scoperto del Pd

di Simone Margheri
23 Febbraio 2026
In Firenze
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Firenze, il palco amico e l’unità cercata: dietro “L’Italia che riparte” il nervo scoperto del Pd

A Firenze si è parlato di lavoro, sviluppo, salari e diritti. Ma sotto la superficie delle parole ufficiali, il convegno “L’Italia che riparte” è apparso soprattutto come un passaggio politico interno, più che un vero laboratorio di proposte per il Paese un convegno in stile Duma del Pcus di brescnewviana memoria.

Un convegno di un partito che rimpiange è orfana di veri leader e deve accontentarsi della presenza di Elly Schlein e Stefano Bonaccini, espressioni di un partito che vive solo grazie ad uno zoccolo duro ma incapace di risultati di renziana memoria. La Schlein ha cercato di dare all’evento un peso nazionale.

Tuttavia, il contesto fiorentino non è neutro. Proprio qui, poche settimane fa, la segretaria dem aveva ribadito con nettezza che la linea del partito è una sola e la detta lei. Un messaggio che molti, nell’area riformista, hanno letto come una chiusura più che come un invito al confronto

Ed ecco forse il vero motivo del perché dell’appuntamento toscano che può iessere interpretato non tanto come un rafforzamento identitario, ma come un tentativo di ricucitura con l’area moderata.

La Toscana va spiegato a chi non è toscano resta una delle roccaforti storiche del Partito Democratico, senza probabilmente sarebve destinato al rapido declinio e discioglimento come è avvenuto per rifondazione comunista è una regione con una tradizione amministrativa radicata forze fin troppo gli scandali recenti di Prato e Santa Croce ne stanno mostrando il limite e sopratutto con un elettorato fidelizzato quasi congelato.

È qui che il Pd ha costruito nel tempo la propria classe dirigente e la propria cultura di governo Renzi ne fu un espressione

Ed è qui che eventuali crepe interne diventano più pericolose.

La Regione è guidata oggi da Eugenio Giani, al secondo mandato, un presidente completamdiverso dal primo mandato , per certi aspetti volendo si può trovare una similitudine con il più famoso e importante Trump non ce ne voglia Giani.

Un secondo mandato che appare sempre meno cone espressione di una tradizione progressista e sempre più espressione di un campo largo che, sembra aver accettato per ottenere la riconferma

Giani sembra aver accettato passivamente l’alleanza del cosiddetto “campo largo” con il Movimento 5 Stelle, scelta fortemente voluta dalla segreteria nazionale. A Firenze, la sindaca Sara Funaro rappresenta una continuità amministrativa che molti osservatori descrivono come sempre più allineata su posizioni identitarie e simboliche.
In questo quadro, il convegno ha messo in scena un lessico noto: crescita giusta, sostenibilità, inclusione, centralità del lavoro.

Temi condivisibili, certo, ma declinati in modo talmente generale da lasciare irrisolto il nodo delle soluzioni concrete che a dire il vero in toscana hanno trovato la sintesi nel cosìdetto redditodi cittadinanzaregionale

Ovviamente ci sono state poche cifre, pochi dettagli operativi, molte formule generiche. Per i critici interni ed esterni, il rischio è che la politica si riduca a una sequenza di slogan rassicuranti in territori già acquisiti, evitando terreni più scivolosi.

Uno di questi è la sicurezza

Nel dibattito pubblico toscano – tra percezione di degrado urbano, microcriminalità e tensioni sociali – il tema è presente. Eppure dal palco fiorentino non è emerso come priorità centrale, perché? Eppure stando ai sondaggi èal primo posto tra le preoccupazioni dei cittadini soprattuttoFiorentini.

Forse è una scelta che per alcuni è coerente con l’agenda sociale del partito; per altri, un’omissione significativa

Sul piano internazionale, le ambiguità percepite da una parte dell’elettorato moderato restano un punto sensibile: le critiche agli aiuti militari all’Ucraina e le posizioni articolate sul conflitto in Medio Oriente vengono lette da alcuni come un avvicinamento a sensibilità proprie di Alleanza Verdi e Sinistra o dello stesso M5S.

Il confronto con figure come Vladimir Putin e con realtà come Hamas entra così nel dibattito politico italiano come elemento divisivo, più evocato che chiarito

In questo clima, ogni parola pesa. Anche perché l’accusa di “fascismo” nel confronto politico quotidiano contribuisce a irrigidire il dibattito, mentre episodi di violenza nelle piazze non sempre ricevono la stessa enfasi comunicativa.

Il risultato è una polarizzazione che consolida le basi più convinte ma rischia di allontanare chi cerca un’offerta politica meno identitaria e più amministrativa

Firenze e la Toscana restano territori solidi per il Pd. Ma proprio per questo diventano il luogo ideale per testare la tenuta del partito: se qui emerge insofferenza, anche solo sotto forma di astensione, il segnale sarebbe politico prima ancora che elettorale.

“L’Italia che riparte” doveva raccontare una ripartenza nazionale. A molti è sembrata, piuttosto, la fotografia di un partito che prova a ricompattarsi nel suo fortino più sicuro, mentre fuori le domande restano più concrete, meno ideologiche e decisamente più urgenti a cominciare dal tema sicurezza poco caro a questo campo largo.

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Tags: EUGENIO GIANIFIRENZEPDPRIMO PIANOSINISTRA
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