Un sereno rapporto con la propria sessualità oggi in Italia non è più così facilmente connotabile dal punto di vista ideologico. Va riconosciuto che le battaglie degli anni ’70 per la libertà sessuale sono state fondamentali per un risveglio della consapevolezza corporea ed emozionale delle donne e, di conseguenza, anche di quegli uomini che volevano avere con loro un rapporto significativo. Nei decenni successivi si è visto però un progressivo spostamento osmotico di certe tematiche, al di là delle diverse posizioni culturali o strettamente partitiche.

É indubbio che se la sinistra ha sempre avuto chiaro che il nemico delle donne (e degli uomini che intendevano ridefinire il proprio ruolo all’interno della società) fosse il patriarcato e che, quindi, una sessualità ed una affettività serene passassero dallo smantellamento del ruolo di potere del genere maschile. Altresì negli ultimi tempi si è visto manifestarsi più chiaramente un contributo che proviene da tutt’altra zona ideologica, secondo la quale la libertà di vivere in modo totalmente autonomo il proprio corpo e le emozioni ad esso collegate, deriva da un portato culturale diverso in cui non c’è necessità di porsi in contrapposizione con “altro” da se’ ma semplicemente aderire ad un sistema in cui tutte le variabili devono essere possibili e legittimate.

Molto interessante a questo proposito è il contributo recentemente fornitoci da Marco Faraci su “L’atlantico“, dal titolo pungente “Vi spiego perché la libertà sessuale è di destra, anzi è liberismo selvaggio“, in cui si mettono a fuoco alcuni aspetti basilari del tema e se ne individuano i collegamenti con la cultura prettamente liberista. L’autore ci tiene a far comprendere come da tempo esista a destra un “settore” di apertura nei confronti della sessualità e che da questo nucleo poi nel tempo si siano sviluppate posizioni di sostegno anche politico rispetto alle diverse forme del viversi la sessualità.

La libertà sessualescrive Faraciè tutto meno che un monopolio della sinistra ed è il momento di cominciare ad affermarlo. Non basta, però limitarsi a sostenere – quasi sulla difensiva – che essa è compatibile ‘anche’ con le idee di destra. No. Bisogna andare oltre. La verità è che la libertà sessuale è, a tutti gli effetti, una ‘libertà di destra’. È chiaro che non si sta parlando della ‘destra in divisa’, della ‘destra poliziotta’, bensì della destra nel senso ideale ‘liberal-thatcheriano’ come espressione della centralità dell’individuo nella pienezza dei suoi diritti e delle sue responsabilità.” 

Come coniugare quindi questa rispettabile posizione con le battaglie di piazza, dei movimenti e dei partiti della (più o meno) ‘sinistra’? Direi con il dialogo, forse l’espressione più elevata dell’essere umano e con un’ottica tesa a creare convergenze politiche su queste tematiche anziché sottolinearne le distanze, in attesa che ci siano le condizioni politiche per costruire una nazione in cui finalmente tutti noi potremmo sentirci sgravati dai condizionamenti culturali sessuofobici e limitanti.