Enrico Ruggeri: Covid, paura sfruttata da chi comanda per tenerci sottomessi

Neanche Neppure Stalin ha mai detto che faceva quel che faceva per cattiveria o tirannia, ma per amore del popolo russo

Ruggeri

Enrico Ruggeri in tema di Covid-19 è deciso e categorico. Il silenzio dei suoi colleghi sulle limitazioni di libertà sono inaccettabili.

«Si è voluto barattare la libertà con un’idea rassicurante di salute. Giuro di dire la verità: anche se mi trovassi in punto di morte per Covid-19 sarei disposto a ripetere quanto sto per dire.

Credo che l’uomo sia per sua natura propenso a ricercare la libertà. Altrimenti saremmo come lo scarafaggio della “Metamorfosi” di Kafka, un essere che pensava solo a mangiare e a salvarsi, pronto a nascondersi nel caso si accendesse la luce nella stanza.

Noi non siamo fatti così: siamo uomini. E nello specifico io sono un artista, e l’idea di arte che ho non è certo quella di dover cercare il consenso, tanto più se a repentaglio c’è l’idea stessa di libertà.

Lo slogan #IoRestoACasa? I dittatori hanno sempre imposto regole, anche assurde, che negavano ogni fondamento di libertà, sempre spacciandole come decisioni fatte per il bene del popolo.

Neanche Stalin ha mai detto che faceva quel che faceva per cattiveria o tirannia, ma per amore del popolo russo».

Ruggeri: una condizione dittatoriale

«Ci siamo trovati di colpo a vivere in una condizione dittatoriale, seppur una dittatura che non è passata per un esercito ma attraverso una comunicazione di tipo vagamente terroristico.

Ci mettevano paura e poi ci offrivano la scappatoia per salvarci: rinunciare alla nostra libertà, appunto. Intendiamoci: non voglio dire che qualcuno, da qualche parte, abbia deciso tutto questo.

È successo, c’è stata un’emergenza.

Ma mi sembra evidente che l’emergenza è stata abbondantemente sfruttata a livello globale, da chi ci guida e ci comanda, per tenerci sotto, buoni e zitti. E gli artisti, in questo, si sono ancora una volta dimostrati tutti molto impauriti e pronti a seguire la scia: ce ne fosse stato uno che, a rischio di prendersi critiche, si sia esposto.

Idem quelli che il 25 aprile cantavano “Bella Ciao” dai balconi, ricordando i partigiani: quanti di loro sarebbero andati sui monti a rischiare di morire, se avessero messo la loro salvaguardia, la loro salute, prima del valore sacro della libertà?».

Enrico Ruggeri non le manda a dire

«Io non sono esperto di virus, quindi non ambisco a poter dire la mia riguardo la pandemia né riguardo la gestione medica della pandemia, anche se da quel che sta emergendo è chiaro che si sono fatti tanti passi falsi, errori anche molto gravi.

Ma mi sembra evidente che il coronavirus sia stato preso come palla al balzo per tenerci ulteriormente sotto, più di quanto già non si facesse in precedenza.

Se affacciandoti alla finestra, durante il lockdown, ti è capitato di vedere un’ambulanza a sirene spiegate che procede con calma a quaranta all’ora in una strada deserta, magari, il dubbio che ci sia una volontà di terrorizzarci c’è.

Perché i miei colleghi se ne stanno tutti zitti? Perché non c’è una presa di coscienza comune di quel che sta accadendo? È così da tempo, diciamo da quando esistono i social.

Sono tutti conformi, omologati: hanno paura di dire la propria perché altrimenti perdono follower, ricevono critiche pubbliche, rendono esiguo il proprio pubblico. E dire che l’arte dovrebbe essere per sua natura sovversiva, porre domande – volendo, dovrebbe essere anche oltraggiosa. Invece, sono anni che veniamo trattati come bambini».

Fonte: articolo di tip.it

combutta.

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