Embargo, Russia: un milione di euro il prezzo pagato dalle aziende alimentari italiane

Bandiera Russa

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A poco più di quattro anni dall’entrata in vigore dell’embargo si fa il conto dei danni per il Made in Italy: le esportazioni agroalimentari hanno perso oltre un miliardo di euro trascinando con sè altri comparti dell’export italiano e tra le pieghe dell’embargo s’insinua il fantasma dell'”Italian sounding” a danneggiare ulteriormente le aziende italiane.

Ricordate? Era il 2014 ed in risposta all’annessione da parte della Federazione Russa dei territori di Crimea (Sebastopoli inclusa) e dell’indipendenza della repubblica del Donesk, ritenute illegittime dall’UE, il Consiglio Europeo aveva imposto importanti restrizioni alle relazioni economiche con questi territori e la Federazione Russa.

La lunga lista di misure restrittive – in particolar modo economiche, finanziarie e diplomatiche – varate dall’UE e sostenute da Stati Uniti, Canada, Australia e Norvegia avevano determinato la pronta risposta di Putin: con la Decisione del governo della Federazione del 7 agosto 2014 n.778, la Russia aveva introdotto altrettanto significative limitazioni alle importazioni di alcuni prodotti – anche alimentari – da parte dei Paesi sanzionatori, varando una strategia protezionistica i cui risultati drammatici nelle rispettive Patrie non avrebbero certo tardato a farsi sentire. Seguivano limitazioni alla vendita di energia ai paesi dell’Unione, responsabili dell’inevitabile quanto repentino aumento dei prezzi dell’energia in Europa.

Oggi, a poco più di quattro anni dall’entrata in vigore dell’embargo e con la recente decisione del Presidente Putin di prorogare le misure restrittive fino al 2019, si fa il conto dei danni subiti dall’economia italiana. Nei primi tre anni di embargo l’interscambio commerciale italiano con la Russia era passato dagli iniziali 26 miliardi di euro (dati 2014) ai 17,4 del 2016. Un volume di affari che, nonostante la ripresa registrata tra il gennaio e l’aprile 2017, appare ancora lontano dai livelli pre-crisi.

Embargo: i danni alle esportazioni agroalimentari italiane

L’embargo ha colpito con forza soprattutto il comparto agroalimentare, con oltre un miliardo di euro di esportazioni andate in fumo secondo le stime aggiornate di Coldiretti1. Vietati frutta e verdura, formaggi, carne, pesce e salumi che a valanga hanno portato con sé anche ripercussioni all’export di altrettanti cavalli di battaglia dell’economia nazionale: dalla moda alle automobili, dai macchinari ai prodotti ad elevato contenuto tecnologico, fino all’arredamento.

Ma ci sono anche i danni indiretti da considerare: alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni si somma la massiccia diffusione di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare col Made in Italy. É ancora una volta l'”Italian sounding” a prendere il posto dei prodotti italiani, immolati sull’altare delle trattative internazionali con pesanti, spesso pesantissime ripercussioni per le aziende.

Dalla mozzarella “Casa Italia” alla Robiola “Unagrande“, dalla mortadella “Milano” al “Reggianito” sudamericano, dalla falsa scamorza al mascarpone: nei supermercati russi sono apparsi fantasiosi surrogati locali prodotti in Russia ma anche in paesi non colpiti dall’embargo come Bielorussia, Argentina e Brasile, che di conseguenza hanno aumentato le esportazioni di cibi italiani taroccati. 

La domanda appare più che mai legittima: quanto ancora durerà tutto questo?


1 dati Coldiretti

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