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Home L'Editoriale

Emanuele Filiberto contro Zalone: quando il nipote del re non regge la battuta. .

di Simone Margheri
30 Maggio 2026
In L'Editoriale
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Emanuele Filiberto contro Zalone: quando il nipote del re non regge la battuta. .
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Emanuele Filiberto contro Zalone: quando il nipote del re non regge la battuta. .

Checco Zalone, per gli 80 anni della Repubblica, ha detto una cosa semplice: “Per me la Repubblica è libertà, e quando si è liberi ci si sente re.” Una battuta.

Leggera, simpatica, costruita sul doppio senso. Il tipo di frase che si applaude e si dimentica nel giro di cinque minuti.
Emanuele Filiberto di Savoia no. Lui ci ha scritto sopra un tema

Il messaggio pubblicato su Facebook — con tanto di bandierine tricolori e chiusura con tanta stima e tanto affetto — è un piccolo monumento all’occasione sprecata. Il principe ci tiene a precisare che lo Statuto Albertino del 1848 fu la prima costituzione democratica della penisola, che sotto la monarchia gli italiani votavano e avevano diritti, che confondere monarchia e fascismo è un errore storico imperdonabile. Tutto vero, peraltro — o quasi. Ma detto a Checco Zalone, comico pugliese che stava facendo gli auguri alla Repubblica, suona come replicare a una canzonetta con una prolusione universitaria.

Il problema non è la tesi. È il contesto.
Emanuele Filiberto è il nipote di Vittorio Emanuele III, il re che firmò le leggi razziali del 1938, che consegnò l’Italia al fascismo e poi, l’8 settembre 1943, scappò da Roma lasciando l’esercito allo sbando

La famiglia Savoia fu esiliata proprio perché — giustamente — il referendum del 1946 stabilì che quel capitolo era chiuso. Non per ignoranza storica. Per scelta consapevole degli italiani.
Che il discendente di quella dinastia venga a correggere un comico sulla libertà è, oggettivamente, una scena comica migliore di qualsiasi battuta di Zalone.

C’è poi un dettaglio che vale la pena notare: Emanuele Filiberto dice di essere “un grande fan” di Zalone, di averne seguito tutta la carriera con piacere. E proprio per questo — scrive — si aspettava di più. È la struttura retorica classica del rimprovero paternalistico: prima ti lusingo, poi ti deluego. Applicata da un principe a un comico per una battuta sulle feste della Repubblica.
Ottanta anni fa gli italiani scelsero.

La battuta di Zalone non era un’analisi storiografica — era un brindisi. Emanuele Filiberto avrebbe fatto meglio a riderci su, se davvero stima tanto quell’uomo

Invece ha scelto di ricordarci che esiste, e che ha ancora qualcosa da dire.
Peccato che nessuno glielo avesse chiesto.

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Tags: Checco ZaloneDEMOCRAZIAEMANUELE FILIBERTOFASCISMOIN EVIDENZA
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