È Morto il Senatur
È morto Umberto Bossi e con lui un pezzo di Italia e di tutti noi, amici e avversari, alleati e detrattori.
Leader carismatico e innovativo dai primissimi anni 90 seppe interpretare con forza e convinzione, a volte persino con durezza le istanze di un nord Italia vivo e vitale, iniettando nello stantio dibattito politico di fine Prima Repubblica temi innovativi e dirompenti
Fondatore della Lega Nord, ha traghettato il partito da un Movimento quasi settario fino al Governo della Nazione, diventando un protagonista assoluto della politica italiana per almeno vent’anni. Ministro e figura di riferimento fondamentale nei Governi Berlusconi ha catalizzato l’attenzione su temi forse divisivi ma essenziali per la Nazione.
Dalla secessione (poi divenuto devolution e federalismo) alla lotta serrata contro l’immigrazione clandestina, dalla riforma fiscale a un più vasto sistema di innovazioni istituzionali, Umberto Bossi ha perseguito con coerenza il proprio progetto politico, fino al 2004 quando un ictus lo mise fuori gioco dalla politica che conta
Tuttavia ha sempre seguito la propria creatura la Lega Nord “di lotta e di governo”, creatura che ha sempre amato anche quando si è marcata una certa distanza tra creatore e creatura .
Per chi era ragazzino ai tempi della fondazione della Lega, Umberto Bossi ha accompagnato nel bene o nel male la formazione politica di ciascuno.
Si poteva condividere o meno le sue battaglie, ma non si può negare l’impatto sulla politica italiana del Senatur
Dal primo governo Berlusconi che fece cadere dopo poco meno di due anni dall’insediamento alle successive alleanze con il centrodestra, al pacifismo forte durante la guerra in Kosovo, alla devolution i temi di Bossi e della Lega erano certamente innovativi e hanno costretto tutte forze politiche a fare i conti con i relativi contenuti.
Oggi molto di quello che Bossi sperava ha visto la luce, molto altro no, ma i temi da lui portati sono ancora al centro dell’agenda politica
Insomma, Bossi è stato un politico che ha saputo guardare oltre il presente coltivando un sogno e non limitandosi a governare l’esistente.
Per questo è un personaggio che ha segnato la storia d’Italia e ne è stato uno dei protagonisti principali (nella Seconda Repubblica).
Anche dopo che la sua creatura è divenuta Lega Salvini Premier e ha cambiato molto del proprio DNA ideologico iniziale ne è rimasto sempre padre nobile e figura quasi mitica per l’elettorato leghista che ha lasciato in eredità una classe di amministratori competenti, fortemente radicati sul territorio (prevalentemente del Nord), seri e in gamba
Oggi che a 84 anni se ne è andato, non possiamo non esserne rattristati e prendere atto che si è chiusa una Stagione – la prima del riformismo di centrodestra – che va coltivata ancora oggi e portata a compimento.
Questa la sfida per chi, in questi tempi, di quella stagione è erede naturale ed è una sfida che va vinta per consegnare alle future generazioni un’Italia migliore.
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