Draghi come Monti. La riforma del Catasto

La revisione delle rendite porterà un aumento fino al 100% delle imposte sulla casa

Monti

Se ne parla da tanto, troppo tempo, dall’epoca di Monti. Dieci anni fa il ‘Professore‘ mise le mani nelle tasche degli Italiani con la scusa dello Spread, usato per fare cadere Berlusconi.

Fu IMU, che sostituiva l’ICI, su prima e seconde case, con un rincaro sino al 60%.

Ora Super Mario non c’è fortunatamente più, ma il suo omonimo Draghi rischia di ascoltarne i consigli ferali.

Si rischia lo stesso con Draghi

La riforma del catasto aleggia come un fantasma sulla delega fiscale che il governo sembra intenzionato a richiedere al Parlamento.

Argomento spinoso, quello sollevato. E soprattutto motivo di tensione nella maggioranza. Da una parte Lega, FdI e Forza Italia puntano i contro ogni variazione catastale.

Dall’altra il Partito democratico (in silenzio) e Leu (a viso aperto), secondo cui la riforma è ormai “ineludibile”.

Lo scontro si gioca tutto su due posizioni contrarie ed opposte: una lite tra chi ritiene che l’operazione si trasformerà in una stangata fiscale e chi invece ricorda che l’aggiornamento è fermo al 1989, con “case nel centro di Roma” con valore inferiore a nuovi appartamenti in lontana periferia.

L’aggiornamento delle rendite catastali, la sostituzione dei vani catastali in favore dei metri quadrati o la semplificazione delle categorie, serviranno a ridurre l’evasione? No, ovviamente.

L’adeguamento delle rendite catastali avrà effetti su una lunga lista di imposte.

Chiariamo.

Oggi si moltiplica le rendite attuali per coefficiente che variano tra prima e seconda casa. Sul prodotto così ottenuto, si calcolano le imposte.

Non solo l’IMU, ma le imposte di registro e ipocatastali che paghiamo quando acquistiamo un immobile o lo ereditiamo.

Anche la stessa imposta di successione si calcola così.

Se i coefficienti verranno mantenuti come gli attuali, e di ridurli non ne parla ovviamente nessuno, sarà un bagno di sangue.

L’obiettivo della mini riforma ideata da Draghi è quella di avvicinare il valore “reale” commerciale di un immobile a quello segnato al catasto.

Aumentando la rendita catastale incrementerebbero in automatico l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale e l’imposta di successione.

Più ovviamente l’Imu sulla seconda casa e dell’ISEE.

Senza contare che vi sono immobili la cui rendita è sì non reale, ma per eccesso. A quelli verrà ridotta?

In più rivedere le rendite di 74,3 milioni di immobili, di cui 64,5 milioni producono rendite catastali, pare un’impresa titanica.

Alla fine tutto si tradurrà in un semplice aumento dei coefficienti, con buona pace del valore reale di mercato.

Draghi pare stia pensando ad una “invarianza” di gettito totale, il che significherebbe una diversa redistribuzione del carico delle tasse, ma in pochi credono sia realmente  possibile.

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