DOVE VANNO I SOCIAL MEDIA E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN ITALIA
Di George G. Lombardi
L’annuncio a sorpresa della partnership sull’intelligenza artificiale tra Apple e Google, avvenuto lunedì, ha scosso l’intero settore tecnologico (e ha spinto la capitalizzazione di mercato di Google oltre i 4 trilioni di dollari). L’accordo tra i due colossi per integrare la tecnologia Gemini di Google nel software mobile di Apple – inclusa una versione rinnovata dell’assistente Siri – ha implicazioni profonde nella corsa per dominare l’IA e definire la piattaforma della prossima generazione di informatica.
Io non credo che Apple abbia scelto Gemini perché sia tecnicamente superiore agli altri
La ragione, per me, è un’altra: Apple non permette a nessuno di addestrare modelli sui dati dei suoi utenti. Con Google, che resta confinato nel suo cloud senza toccare l’ecosistema Apple, Cupertino si sente più tranquilla sulla privacy e sulla protezione della proprietà intellettuale. OpenAI e Anthropic, in questo momento, non offrono le stesse garanzie. E Grok di Elon Musk, per quanto mi piaccia, è ancora un passo indietro nella corsa principale.
Per Google è un colpo grosso: entra in 1,5 miliardi di iPhone. Potrà prendere una fetta dei ricavi generati da Siri (marketing, acquisti, servizi) e, chissà, un giorno vedremo l’app Gemini preinstallata di fabbrica
Quello che mi preoccupa, però, è Apple stessa. Il fatto che debba continuare a appoggiarsi a partner esterni – prima OpenAI, ora Google – per avere un’IA competitiva mi sembra un campanello d’allarme. L’azienda che ha inventato l’integrazione verticale perfetta sta faticando a costruire un suo Large Language Model all’altezza.
Passo ora ai social media, che mi stanno appassionando sempre di più
Io li vivo tutti i giorni, soprattutto Facebook, e vedo un cambiamento profondo. I contenuti mi sembrano più equilibrati, le fake news vengono individuate e limitate più velocemente, il dibattito – pur restando polarizzato – è arricchito da voci autentiche. Non penso sia merito della politica o di qualche pressione esterna.
Penso sia l’intelligenza artificiale: i nuovi algoritmi di verifica automatica rendono molto più difficile diffondere disinformazione di massa come accadeva fino a pochi anni fa
Paradossalmente, oggi sono le televisioni tradizionali – certi conduttori, certi editori – a provare ancora a orientare l’opinione pubblica. Ma il mondo è cambiato. Esistono migliaia di fonti indipendenti verificabili, e persino in Paesi autoritari come l’Iran è sempre più complicato mettere il bavaglio all’informazione. In Europa e nel Regno Unito, dove la censura era più soft ma comunque esisteva, quel controllo sta crollando a vista d’occhio.
Le reti decentralizzate e l’IA hanno reso quasi impossibile manipolare l’informazione su scala globale
Con grande interesse sto seguendo anche quello che succede dentro Meta. Mark Zuckerberg ha appena nominato Dina Powell McCormick – che conosco dai tempi dell’amministrazione Trump – presidente globale dell’azienda.
Zuckerberg ha detto chiaramente che lei si occuperà soprattutto di collaborazioni con governi e istituzioni per sviluppare, finanziare e implementare l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali di Meta
Per me questa mossa è un segnale forte: i social media non saranno più solo piattaforme di comunicazione o intrattenimento. Diventeranno pezzi fondamentali di geopolitica, tecnologia e potere. Chi controllerà l’IA che distribuisce l’informazione deciderà quanto l’ecosistema digitale globale sarà davvero equilibrato – o sbilanciato.
E io, da osservatore e utente quotidiano, continuerò a guardare, usare e raccontare questa evoluzione. Perché alla fine il futuro dei social e dell’IA non è solo “là fuori”: lo viviamo tutti i giorni, nei nostri telefoni, nei nostri feed, nelle nostre conversazioni.

