Dove è finito il genio fiorentino?

Dove è finito il genio
fiorentino?

di Nilufar Amir Djafari Rezaieh (negoziante di via degli Artisti)

Il genio fiorentino è scomparso? Una città che non ascolta chi la tiene viva
Firenze è stata la culla del Rinascimento, della lungimiranza, dell’ingegno e della capacità di governare guardando al
futuro. Una città costruita da uomini che sapevano ascoltare, progettare e creare ricchezza.

Oggi, invece, viene
spontaneo chiedersi: dov’è finito il genio fiorentino?

Amministrare una città non dovrebbe significare limitarsi a firmare ordinanze o organizzare cantieri. Significa
conoscere il territorio, confrontarsi con chi ci vive e con chi, ogni mattina, alza una serranda contribuendo all’economia
cittadina. Fare politica non può diventare un semplice impiego. È un servizio che richiede esperienza, cultura,
competenza e, soprattutto, empatia.

La vicenda della chiusura di via degli Artisti racconta esattamente il contrario

Nessuno mette in discussione la necessità dei lavori pubblici. Quello che contestiamo è il metodo. Una strada viene chiusa senza alcun confronto preventivo con chi ne subirà le conseguenze economiche.

Noi commercianti lo abbiamo
scoperto pochi giorni prima semplicemente leggendo La Nazione. È questo il rispetto che un’amministrazione deve ai propri cittadini?

È questo il modo di dialogare con chi paga le tasse e investe ogni giorno nel proprio quartiere?

Abbiamo proposto soluzioni concrete, alternative praticabili e idee per limitare i disagi. Nessuno ci ha ascoltati. Peggio
ancora, dopo nove giorni una semplice email inviata all’assessore Giorgio era ancora senza risposta. Abbiamo dovuto
telefonare per ottenere un riscontro. Se perfino rispondere a un cittadino diventa un problema, allora il problema è
molto più grande di una strada chiusa.

Abbiamo visto attenzione verso i commercianti di via Pacinotti. Bene. Ma perché quelli di via degli Artisti meritano
meno considerazione?

Esistono commercianti di serie A e commercianti di serie B.

Quando arriveranno le bollette di Alia, le imposte comunali e regionali o l’ennesima multa, come dovremo
comportarci?

Possiamo rispondere che il Comune ci ha impedito di lavorare? Naturalmente no. Lo

Stato pretende puntualità nei pagamenti, ma quando è il cittadino a chiedere ascolto, il silenzio sembra diventare la regola.

In questa vicenda colpisce anche l’assenza delle associazioni di categoria

Da loro ci saremmo aspettati una
presenza concreta, una presa di posizione, un sostegno. Invece tutto tace.

È più semplice partecipare a una
trasmissione radiofonica, rilasciare un comunicato stampa o discutere di commercio dagli uffici climatizzati che
affiancare chi ogni giorno affronta il rischio d’impresa. Negli ultimi anni si parla continuamente di incentivi, bonus
e sostegni economici.

Ma la migliore politica economica non è distribuire contributi: è mettere imprese e
commercianti nelle condizioni di produrre reddito, creare occupazione e generare ricchezza per l’intera città

Chi apre un negozio non chiede assistenza, chiede rispetto.

Si parla molto dei disagi dei pendolari, ed è giusto. Ma prima di essere pendolari si è lavoratori. Senza un lavoro non si acquista un biglietto del treno, non si pagano le tasse e non si contribuisce ai servizi pubblici.

Se le esigenze del cittadino sia diventato un elemento secondario, quando invece dovrebbe essere il punto di partenza di ogni scelta amministrativa.

Firenze non può vivere soltanto di cartoline, turismo e grandi eventi.

Vive grazie ai suoi negozi, ai suoi artigiani, ai suoi imprenditori, alle persone che lavorano ormai è una città non per i fiorentini ma per i turisti “poveri” che non
accrescono l’economia della città ma fa aumentare i worker poor che dormono nei garage a causa di lavori sottopagati ormai la città sta morendo, l’amministrazione dovrebbe comprendere che perde tutta Firenze

Dopo le elezioni amministrative del 2024 avevo espresso alcune perplessità. Oggi, alla luce di quanto accaduto,
quelle preoccupazioni si sono rafforzate.

Forse il vero problema non è la chiusura di una strada. Il vero problema è
una politica che sembra aver smesso di ascoltare. Una città come Firenze non può permettersi di perdere il rapporto con chi ogni giorno la rende viva: commercianti, artigiani, professionisti, residenti.

Sono loro il tessuto economico e sociale che tiene accese le luci delle nostre strade

Il genio fiorentino non è scomparso.

Esiste ancora nelle persone che ogni mattina aprono un negozio, investono,
lavorano e credono nel proprio quartiere.

Quello che sembra essersi smarrito è la capacità delle istituzioni di valorizzare questo patrimonio, di coinvolgerlo e di considerarlo una risorsa invece che un ostacolo

Governare significa decidere, certo. Ma significa anche ascoltare, spiegare, condividere e assumersi la
responsabilità delle proprie scelte.

Firenze è diventata grande perché ha saputo unire visione e dialogo. Se
perdiamo questo spirito, rischiamo di perdere molto più di una strada: rischiamo di perdere l’identità stessa della nostra città.

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