Donald Trump nuovamente in prima pagina con qualcosa che strizza l’occhio al suo elettorato evangelico.
Ha infatti partecipato all’iniziativa “America Reads the Bible”, un evento pubblico pensato per promuovere la lettura della Bibbia come momento di riflessione collettiva e identità culturale negli Stati Uniti
Durante l’intervento, trasmesso in diretta, Trump ha letto alcuni dei passi più noti delle Scritture, tra cui il Salmo 23 (“Il Signore è il mio pastore…”) e un brano del Vangelo secondo Giovanni (“La luce splende nelle tenebre…”), insistendo su temi di speranza, resilienza e guida morale in un contesto nazionale segnato da divisioni politiche e sociali.
La Lettura è avvenuta nella sala ovale, ormai regolarmente associata a momenti di preghiera con i pastori evangelici che supportano il Presidente da prima della sua elezione
L’evento si inserisce in una lunga tradizione americana in cui la religione occupa uno spazio visibile nella vita pubblica. Presidenti come George Washington, Abraham Lincoln e Ronald Reagan hanno spesso fatto riferimento alla Bibbia nei loro discorsi, utilizzandola come fonte di ispirazione morale e linguaggio condiviso con l’elettorato. Tuttavia, nel caso di Trump, questo legame assume una dimensione più esplicitamente strategica.
Trump si è più volte definito cristiano, con radici nel presbiterianesimo, ma il suo rapporto personale con la fede è stato oggetto di dibattito. Interviste passate hanno mostrato una conoscenza limitata di riferimenti biblici specifici, e lo stesso Trump ha raramente parlato di esperienze religiose personali in termini tradizionali
Nonostante ciò, è riuscito a costruire un solido sostegno tra gli evangelici bianchi, che lo hanno votato in percentuali molto elevate nelle elezioni presidenziali. Questo supporto è legato soprattutto alle sue posizioni politiche, come la nomina di giudici conservatori alla Corte Suprema, l’opposizione all’aborto e la difesa della libertà religiosa.
In questo rapporto ha avuto un ruolo centrale Paula White, televangelista e pastora pentecostale, considerata la sua principale consigliera spirituale
White ha guidato momenti di preghiera pubblici, partecipato a eventi ufficiali e contribuito a rafforzare i legami tra Trump e il mondo evangelico. È anche stata associata alla cosiddetta “teologia della prosperità”, una corrente che collega la fede al successo materiale, molto diffusa in alcune chiese americane.
Proprio questo legame è stato al centro di numerose critiche
Alcuni leader religiosi, sia evangelici sia di altre confessioni cristiane, hanno accusato Trump di utilizzare la religione come strumento politico, parlando di una vera e propria “spettacolarizzazione della fede”. Episodi come la celebre foto davanti a una chiesa con una Bibbia in mano, durante le proteste del 2020, sono stati citati come esempi di uso simbolico e mediatico dei riferimenti religiosi.
Anche Paula White è stata oggetto di forti critiche: teologi e pastori hanno contestato le sue posizioni dottrinali, in particolare la teologia della prosperità, ritenuta da molti incompatibile con il messaggio evangelico tradizionale
Alcuni esponenti cristiani hanno inoltre criticato il suo coinvolgimento diretto nella politica, sostenendo che rischi di confondere fede e potere.
Nel complesso, eventi come “America Reads the Bible” evidenziano il ruolo persistente della religione nella sfera pubblica americana, ma anche le tensioni che emergono quando la fede viene intrecciata con strategie politiche e comunicazione mediatica
Per i sostenitori, si tratta di un richiamo ai valori fondanti della nazione; per i critici, di un uso strumentale del linguaggio religioso in un contesto altamente polarizzato.
Leggi anche:
