DE LUCA, L’UNICO A SINISTRA CHE DICE QUELLO CHE PENSA. NE SERVIREBBERO MOLTI ALTRI COME LUI
C’è un paradosso, nel campo largo del centrosinistra italiano, che salta agli occhi ogni volta che si affronta il tema della sicurezza: mentre gran parte dei suoi esponenti si perde in distinguo, cautele, “silenzi teatrali” e ambiguità calcolate, Vincenzo De Luca continua imperterrito a dire le cose come stanno.
E lo fa senza il timore reverenziale che paralizza i suoi colleghi di partito davanti a ogni fatto di cronaca che tocchi il tema dell’ordine pubblico.
Prendiamo il caso Fakir, diventato in questi giorni terreno di scontro ideologico più che di analisi dei fatti
Mentre da sinistra si è subito gridato alla protezione mancata di un uomo nelle mani dello Stato, De Luca ha scelto un punto di vista che a Firenze, come altrove, dovrebbe essere ovvio ma che raramente si sente pronunciare da chi siede nei suoi stessi banchi: quello dell’agente sulla strada, chiamato a decidere in una frazione di secondo se ha davanti un tossicodipendente, un armato o semplicemente un uomo in escandescenze.
Un punto di vista che non assolve nessuno a priori, perché lo stesso De Luca rimanda giustamente il giudizio sull’eccesso di forza alla magistratura e all’autopsia, ma che rifiuta la scorciatoia retorica di trattare l’intervento di polizia come un’operazione ordinaria da gestire con salottiera serenità
È lo stesso approccio di buon senso che De Luca applica al tema, ben più ampio, della sicurezza urbana. Racconta un episodio di scippo e arresto lampo seguito da rilascio e nuovo reato nel giro di poche ore, e lo usa non per fare propaganda ma per mettere il dito su una piaga reale: la sensazione di solitudine che accomuna cittadini e forze dell’ordine, entrambi lasciati soli da un sistema che non riesce a dare conseguenze concrete a chi delinque.
Propone poi una misura precisa e verificabile, gli arresti domiciliari dopo la seconda violazione del Daspo, non uno slogan vago da campagna elettorale ma un’idea che si può votare, respingere o migliorare, cosa che raramente si vede da chi preferisce restare nel campo sicuro delle buone intenzioni
Quello che colpisce, in fondo, non è tanto il merito delle singole proposte, su cui si può naturalmente discutere e anche dissentire, quanto il metodo. De Luca parte dalla condizione concreta del cittadino normale e del poliziotto in strada, non dai princìpi astratti da salotto televisivo.
Chiede unità sulle cose fondamentali, la tutela delle forze dell’ordine, il riconoscimento che la sicurezza è un’urgenza reale, e lascia poi aperto il confronto sulle misure
È un impianto di ragionamento che dovrebbe essere patrimonio comune, non l’eccezione di un solo leader.
Il problema, appunto, è che resta un’eccezione.
Nel centrosinistra italiano di oggi, tra chi minimizza ogni episodio di violenza urbana e chi si rifugia nel afasia più prudente in attesa che passi la buriana mediatica, la voce di De Luca suona quasi fuori posto.
Ed è un peccato, perché di De Luca, cioè di politici disposti a dire ciò che pensano anche quando cozza con la vulgata prevalente del proprio campo, ne servirebbero molti di più.
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