Anche il “David” di Andrea del Verrocchio, uno dei più grandi capolavori esposti alla mostra “Verrocchio, il maestro di Leonardo”, in programma dal 9 marzo al 14 luglio a Palazzo Strozzi, è tornato a nuova vita grazie ai laser di El.En. La società fiorentina, leader mondiale nella produzione di laser per il settore medicale, industriale e del restauro, è stata infatti protagonista, nel 2002, di un importante intervento di restauro, che ha permesso di riportare all’originario splendore una delle opere simbolo dell’artista fiorentino.

“Grazie ad uno speciale laser Nd:YAG, con durata dell’impulso ottimizzata per la pulitura di beni culturali, è stato possibile riportare alla luce la sottile foglia d’oro che Andrea del Verrocchio aveva applicato sui calzari, sulle guarnizioni della veste, sulla capigliatura e perfino sulle pupille del David – afferma Paolo SalvadeoDirettore Generale di El.En. SpA. – Per noi è stato un grande onore essere stati selezionati per la fornitura di questa sofisticata tecnologia. El.En. non è nuova a tali interventi e lo dimostrano i numerosi restauri di siti Unesco e monumenti di tutto il mondo, oltre che di capolavori architettonici fiorentini come il Battistero, la Basilica di Santa Maria Novella, la statua del Nettuno, o Ponte Vecchio”.

 

 

Il restauro sull’opera del Verrocchio è stato diretto da Beatrice Paolozzi Strozzi e da Maria Grazia Vaccari, e venne effettuato dalla restauratrice Maria Ludovica Nicolai. Nel corso del tempo l’opera aveva subìto una serie di trattamenti superficiali che avevano alterato il suo aspetto originario.

In particolare era stato applicato uno strato patinante, poi rinnovato a più riprese, al di sopra delle dorature volute dal maestro.

Questi interventi avevano conferito all’opera una tonalità scura pressoché uniforme, forse per adeguarla al gusto del tempo.

La superficie dell’opera presentava una serie di stesure con tonalità fra il marrone ed il nero, insieme ad accumuli terrosi nelle profondità del modellato che attenuavano fortemente i rilievi, fino a coprire quasi interamente alcuni dettagli. A ciò si aggiungeva la quasi totale copertura delle dorature originariamente presenti, al punto da non esser nemmeno menzionate nelle descrizioni ottocentesche.

Da accurate indagini diagnostiche, effettuate in collaborazione con il CNR di Firenze, venne dimostrata la presenza di estese dorature a foglia d’oro applicata “a missione” e completamente ricoperte da stesure spesse.

La fragilità della doratura rischiava di pregiudicare l’esito del restauro, perché l’asportazione della patina nera formatasi sulla superficie del bronzo avrebbe con grande probabilità eliminato anche la rimanente doratura, compromettendo ulteriormente l’aspetto originale della statua.

Un qualunque solvente per componenti organiche avrebbe infatti aggredito la stessa missione della foglia d’oro e in ogni caso, anche assumendo un’azione chimica blanda, la finitura manuale di superfici con tracce di foglia d’oro nelle condizioni sopra descritte appariva impossibile.

Occorreva un metodo appropriato che consentisse al tempo stesso una rimozione graduale della stratificazione ed il rispetto della foglia d’oro senza alterare il suo stato di adesione già molto precario. 

La soluzione venne individuata nella pulitura laser, in particolare nell’utilizzo di un laser con durata dell’impulso ottimizzata in modo che si mantenesse basso il gradiente di pressione e temperatura trasferito alla doratura.

L’alta riflettività della foglia d’oro alla lunghezza d’onda utilizzata, contribuì molto alla selettività del processo. La superficie venne bagnata durante l’irraggiamento per mantenere basso il picco termico.

Malgrado le dorature originarie siano in gran parte andate perdute a causa dell’azione meccanica di puliture del passato, l’effetto complessivo ricavato rende bene l’idea dell’impatto scenico originario.

L’effetto finale è quello di un giovane “David” biondo, con occhi brillanti, che indossa una corazza impreziosita da bordi dorati, vittorioso sul nemico: immagine diversa da quella del “David” muscoloso, concentrato e serio, che Michelangelo realizzò qualche anno più tardi.

Giovanna M. Carli, storica dell’arte, critica e giornalista pubblicista, è nata a Pisa, dove si è laureata cum laude in Lettere moderne con indirizzo storico-artistico. Vive sulle colline di Firenze, città in cui ha conseguito la specializzazione in Storia dell’arte col massimo dei voti e dove si è diplomata in archivistica, paleografia e diplomatica all’Archivio di Stato. Si è formata con Antonio Paolucci, Dora Liscia Bemporad, Mina Gregori, Antonio Pinelli  e ha collaborato e collabora con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e col Consiglio regionale della Toscana per progetti artistico-culturali nonché con Enti pubblici e Fondazioni sia in Italia che all'estero. Ha curato la trilogia di volumi Opere donate al Consiglio regionale della Toscana, e numerose mostre tra cui ricordiamo La camicia dei Mille: opere d’arte per Garibaldi nel bicentenario della nascita / The Red Shirt of the Mille: Works of Art for Garibaldi on the Bicentenary of his Birth, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana. Ha all’attivo numerosi saggi e monografie d’arte ed oltre cento mostre. Ha poi contribuito a fondare la prestigiosa pinacoteca del Palazzo Pegaso, a Firenze. Ha collaborato con vari artisti, tra cui ricordiamo Igor Mitoraj, Giuliano Vangi, Antonio Possenti, Nano Campeggi, Jean-Michel Folon in mostre e progetti culturali di respiro internazionale.