Dalla famiglia spezzata al cambio di sesso a 13 anni: perché la giustizia va’ riformata
La riforma della giustizia proposta dal governo Meloni è indispensabile, non un’opzione o un esercizio intellettuale, ma una necessità politica e istituzionale urgente.
L’Italia non può più tollerare una magistratura che in troppe circostanze agisce come se fosse un potere autonomo e ideologico, distante dai principi di uguaglianza, responsabilità e rispetto della Costituzione
Una magistratura che, con il pretesto dell’autonomia, prende decisioni che appaiono lontane dal buon senso e dalla legge, alimentando sfiducia e divisione sociale profonda.La riforma che sta per essere sottoposta ai cittadini — in particolare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri — è un pilastro fondamentale per restituire equilibrio e chiarezza a un sistema che ha mostrato crepe preoccupanti.
Oggi, infatti, giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa carriera: questo significa che chi inizia come magistrato può passare dall’accusa al giudizio e viceversa, creando potenziali conflitti, confusione di ruoli e la percezione — spesso legittima — che le sentenze non siano sempre neutrali, ma influenzate da orientamenti culturali o ideologici piuttosto che da leggi chiare e condivise
Emblematiche sono le decisioni sui minori: bambini non restituiti alle famiglie d’origine per lunghi periodi senza motivazioni comprensibili, come nel caso della famiglia del Bosco, mentre in altri tribunali si autorizzano scelte irreversibili su ragazzi giovanissimi, come il consenso dato a un tredicenne per il cambio di sesso legale. Due estremi che convivono nello stesso sistema giudiziario e che pongono una domanda inquietante: dov’è il criterio comune?
Dov’è il limite posto dalla legge e dalla Costituzione?
È evidente che decisioni giudiziarie, prese senza una guida legislativa chiara e spesso interpretate come espressione di una visione ideologica, finiscono per aggiungere caos dove servirebbe certezza del diritto. Non è solo questione di essere d’accordo o meno con una singola sentenza: è la somma di provvedimenti che sembrano sfidare valutazioni logiche e giuridiche condivise — e che alla fine producono un effetto devastante sulla percezione pubblica della giustizia.
Un sistema che non è più percepito come giusto, equo e coerente con la Costituzione non può rimanere immobile
È pericoloso per la tenuta democratica del Paese. In un Paese serio, la giustizia non deve essere una macchina autonoma senza freni: deve essere uno strumento di tutela reale dei diritti di tutti. Separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri significa ristabilire ruoli distinti, rafforzare la terzietà del giudice e riportare equilibrio in un sistema che oggi appare autoreferenziale è indispensabile.

