CPR, ipocrisia e paura: la Toscana tra slogan della sinistra di Giani e Schlein e la realtà
C’è un problema serio nel dibattito sui Centri di Permanenza per il Rimpatrio in Toscana.
Si parla spesso di tutto tranne che della realtà.
Eugenio Giani ha scelto la via della retorica massimalista. Parole come “lager”, “buchi neri”, “fabbriche di disperazione” — un lessico da manifesto d’aula, non da governatore di regione. Equiparare strutture amministrative — contestabili, migliorabili, ma previste dalla legge — ai campi di sterminio nazisti è una forzatura che dovrebbe far arrossire chiunque abbia un minimo di senso storico. Non è critica, è propaganda. E la propaganda, si sa, non governa
Il punto debole del messaggio di Giani è esattamente questo, cioè non entra nel merito di nulla. Non propone alternative, non affronta il nodo centrale non riesce a dare risposte concrete come su cosa fare con chi è irregolare e non può restare sul territorio?
Dice “no” ai cpr, sanno solo opporsi a chi propone idee. Opporsi aprioristicamente è sempre stato più facile che governare.
Ma quando il “no” viene da chi ha responsabilità istituzionali, smette di essere posizione e diventa omissione come nel caso del passante accoltellato ( pare ) senza apparente motivo da un marocchino ventu enne senza fissa dimira ieri l’altroa Firenzein via Caccini e di episodi cone questi la cronaca fiorentina ormai è talmentesatura da sembrareun bollettino di guerra quasi quotidiano.
Non è chiaro pero se Giani non vuole i CPR in Toscana o se semplicemente è contrario al concetto stesso dei cpr che peraltro fu introdotto nel lontano 1998 quando al governo non c’era il cdx
La stessa logica si ritrova, specularmente, in una parte del centrodestra locale. Se Forza Italia ha raccolto consensi in quella zona nelle ultime tornate elettorali, la sua opposizione al CPR puzza più di gestione del bacino elettorale che di coerenza programmatica. Si cavalca il malcontento del territorio, si dimentica la linea nazionale, si dimentica che la necessità dello strumento è difficilmente contestabile senza proporre qualcosa in sua sostituzione. Opportunismo bipartisan: una specialità toscana.
La linea della sinistra regionale — da Giani a Sara Funaro, con il conforto ideologico di Elly Schlein — è ormai prevedibile fino alla noia: trasformare ogni questione di sicurezza e gestione dell’immigrazione in una battaglia identitaria, evitando con cura certosina di confrontarsi con le conseguenze concrete delle proprie posizioni
Le conseguenze, però, non spariscono perché le si ignora. Si accumulano. E si presentano in modo meno astratto di quanto i convegni sulla solidarietà lascino immaginare.
Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: si grida al “lager” per strutture che, con tutti i loro limiti, dovrebbero servire a far funzionare lo Stato di diritto — l’identificazione, il rimpatrio, la distinzione tra chi ha titolo a restare e chi non ce l’ha.
E intanto si evita di vedere cosa accade fuori da quei cancelli che tanto inorridiscono: quartieri dove i residenti modificano abitudini e percorsi, episodi di cronaca che alimentano un’insicurezza diffusa, una fiducia nelle istituzioni che si erode silenziosamente ogni volta che la politica preferisce lo slogan alla risposta
La domanda che nessuno vuole fare è semplice, brutalmente semplice: qual è l’alternativa? Non quella retorica — “un’immigrazione regolare e dignitosa”, benissimo, tutti d’accordo — ma quella concreta, operativa, immediata.
Cosa si fa, adesso, con chi è irregolare, non rimpatriabile nell’immediato, e non può essere semplicemente lasciato in libertà senza alcun controllo? Il silenzio su questo punto è la risposta più onesta che la sinistra toscana riesca a dare.
Senza un equilibrio reale tra accoglienza e legalità non esiste né integrazione autentica né sicurezza
E a pagare il conto di questa conveniente vaghezza sono sempre gli stessi: i cittadini comuni, quelli che non frequentano i dibattiti e non rilasciano comunicati stampa.
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